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Manifest 3: la Recensione della terza (e per ora ultima) stagione

Attenzione: questo articolo conterrà spoiler di Manifest 3.

Premessa: in questa recensione cercheremo di limitare al minimo i termini “scialuppa” e “angelo custode”. No, non siete i soli che ormai da mesi sentono queste parole caratteristiche nella propria testa più o meno con la stessa frequenza delle missioni per i passeggeri dell’828. Purtroppo a differenza di Ben, Michaela e Cal Stone noi non abbiamo un’idea ben precisa di come fermare questa ondata di ripetizioni a raffica, ma possiamo supporre che col finale della terza stagione di Manifest si attenueranno.

A parte le battute, ironiche fino a un certo punto, tra Giugno e Luglio è andato in onda il finale di Manifest 3 sia negli USA che qui in Italia e di cose da dire ne abbiamo tante (e per quanto in molti continuino a disprezzarla solo perché vedono il tentativo di una nuova Lost, vi diciamo che potrebbe andare molto peggio). Cercheremo di non soffermarci sulla recentissima cancellazione del prodotto da parte di NBC che ha scelto di concludere la serie a metà delle sei stagioni previste. Siamo nella speranza che le vicende dei passeggeri del volo 828 vengano riprese in mano magari proprio da Netflix visto che negli Stati Uniti la serie sta andando molto bene sulla piattaforma di streaming, ma a oggi sono mere supposizioni.

Quel che ci importa è cosa questa terza stagione ha aggiunto alla misteriosa vicenda circondata da nuvole nere. La risposta è tanto, ma veramente tanto. Le prime due stagioni erano completamente incentrate sul nucleo familiare degli Stone. Per quanto in ogni episodio si provasse a introdurre la storyline di un determinato passeggero risolta poi nello stesso, le vicende principali erano circoscritte a Michaela, Ben, Cal e talvolta Saanvi ma si fermavano lì.

Manifest 3 ci ricorda che la vita non è così facile.

Non bastano le buone intenzioni per salvare tutti i passeggeri della tua scialuppa. Permetteteci il termine, è l’unca volta che lo useremo. Abbiamo infatti l’apparizione di questo nuovo passeggero: Eagan, il cui scopo è ovviamente di guidare i sopravvissuti del volo verso un futuro più libero, ma le cui intenzioni e modi di fare sono ben diversi da quelli di Ben (ma ve lo ricordate come principe azzurro?).

Eagan e il nostro protagonista portano avanti per tutta la stagione una partita a scacchi metaforica. Dal loro punto di vista è per decidere chi guiderà meglio i passeggeri nel futuro, ma in realtà è una gara a chi fa meno errori stupidi.
Questa non vuole essere una critica, anzi. Ben ed Eagan sono due persone geniali e lo dimostrano a più riprese, ma la loro ossessione per aiutare il prossimo e dimostrare all’altro che il proprio modo di agire è quello più consono alla vicenda li lacera.

Le situazioni illegali nei quali i due finiranno in modo alternato sono molteplici e in questa stagione il braccio violento della legge lascia poco scampo agli errori. Tra il commissariato con un Jared sempre più frustrato per la sua impossibilità di stare con Michaela e l’NSA che cerca di nascondere l’intero aeroplano, un pezzo dell’arca di Noé e dei sopravvissuti in un Hangar di nome Eureka, diciamo che i modi usati dalle forze dell’ordine di ogni livello sono diventati ben più severi.

Essere un passeggero è ormai un crimine.

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Per quanto questo non sia ufficialmente comprovato, i piani alti dei militari iniziano a insospettirsi sin da quanto Ben e Vance ritrovano la coda dell’828. Piani alti che effettivamente non ci vengono mai mostrati se non per pochi attimi, ma sono abbastanza convincenti da riportare Vance in servizio.

Tra le aggiunte al cast abbiamo il punto più interessante di questo Manifest 3: oltre al sopracitato Eagan, i due volti principali sono quelli di Aria Gupta e Angelina Meyer. Due volti che difficilmente dimenticheremo in quanto a sensazioni che ci han fatto provare. Per tredici lunghi episodi entrambe queste due aggiunte sono rimaste in bilico alternando momenti fuori di testa ad aiuti fondamentali per portare avanti la vicenda. Una costante ondulazione tra bene e male che sembra legare questi due personaggi più di quanto la serie ci mostri.

Una stagione divisa a metà sia come trama che come ideologie e narrazione. La prima parte narra del concetto di redenzione per Kory, Pete e Jace, il trio di spacciatori che lo scorso anno aveva rapito Cal e quasi fatto morire Zeke. Una prima metà con grandi aspettative e una conclusione amara per i personaggi che pian piano avevano iniziato un percorso verso il lato buono: non si può scappare al proprio destino, se affonda uno lo fanno tutti.

Questa idea porterà i sopravvissuti a impazzire nella seconda metà, soprattutto Saanvi che si sente in colpa per aver ucciso il Maggiore e minato la stabilità di tutti. Per lei il percorso di redenzione è stato ben più complicato e pieno del suo stesso sangue ma siamo grati di aver visto tornare quella dottoressa Bahl della prima stagione. Personaggio stoico e sicuro di sé che ben poco aveva a che fare con la macchietta mostrata lo scorso anno.

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Non è tutto Zaffiro quel che luccica.

Con questa rielaborazione del detto vi diciamo che la stagione non è assolutamente priva di difetti. Il nuovo ruolo di Zeke come sensitivo-empativo verso gli altri era iniziato molto bene ma ha portato a un Deus Ex Machina usato a volte e dimenticato in altre circostanze. Non sarebbe neanche così negativo se il tutto non fosse stato pensato per creare questo alone di amore mai sbocciato tra Michaela e il suo ex Jared. Una storia che non abbiamo per niente apprezzato, dai toni piuttosto negativi e con il detective che continua a essere uno dei personaggi più blandi dell’intero prodotto. Un personaggio che altera sfoghi insensati a momenti in cui rinsavisce senza una precisa spiegazione.

Comprendiamo che non deve essere stato facile vivere la sua situazione: aveva acconsentito al matrimonio tra Michaela e Zeke perché sicuro che questo sarebbe passato a miglior vita e lui sarebbe potuto tornare con la ragazza. Ecco, mettendola sotto questi termini la nostra comprensione vacilla se non addirittura sparisce in quanto i comportamenti dell’uomo sono pessimi. Quel che fa e dice Jared è senza senso e ingiustificabile. Potremmo aggiungere anche un po’ inquietante ma per lo meno siamo soddisfatti che la nostra Stone lo abbia rifiutato una volta per tutte.

Manifest 3: e quindi il finale?

Manifest 3

Il finale è decisamente interessante. La missione finale di Cal lo porta prima all’Eureka per mostrare le conseguenze a tutti per poi toccare la coda e sparire nel nulla pur di dimostrare le sue parole. Nel frattempo tutti cercano di darsi da fare per far tornare il ragazzo da qualsiasi posto sia finito. Questo fino a che le due oscillazioni di Angelina e la Gupta si fermano e decidono come agire.

La severa e incredula dottoressa inizia ad avere sempre più fede nella famiglia Stone, aiutandoli a riportare la coda nell’Oceano per liberarsene e poter adempiere al bene che vuole realmente portare nel mondo. Angelina, ormai parte della setta anti-Ben, decide di tornare a casa dei nostri protagonisti per rapire il suo angelo custode Eden e uccidere Grace.

Le ultime scene ci mostrano due ritorni decisamente inaspettati. Da una parte un Cal adolescente riappare in casa in tempo per abbracciare il corpo esanime della madre, mentre all’Hangar Eureka il pilota Bill Daly ricompare dopo molti episodi sul suo posto in aereo per poi scomparire di nuovo insieme all’intero velivolo. Con la differenza che questa volta rischiamo che insieme a lui spariscano anche le nostre speranze per un finale di serie.

Tra religioni, arca di Noè, simbolismi satanici, una guerra di posizionamento e ormai una vera e propria caccia ai passeggeri, questa terza stagione di Manifest è soddisfacente. Abbiamo ottenuto effettivamente poche risposte alle domande che ci eravamo posti ma nel corso degli episodi si è delineata una strada che fornisce nuove regole con le quali giocare. A questo punto non ci resta che pregare chiunque vogliate: che qualcuno faccia riapparire la quarta, quinta e sesta stagione che qua abbiamo più domande e meno risposte di Lost. Non fate scherzi.

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Scritto da Luca Siracusa

20 anni anagrafici, 80 percepiti. Sguardo critico ai tecnicismi e cuore di pietra; se qualcosa ha fatto piangere me, farà sicuramente crollare voi! Il membro del cast più anziano è quasi sicuramente il mio preferito, se interpreta un ruolo politicamente scorretto ancora di più.
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