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Élite 5 – La Recensione: tra feste e festini, e la stagione ha finito per svegliarsi tardi

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Dopo una deludente quarta stagione, Élite torna sulla scena con un nuovo capitolo, pronta a ricondurci nelle vite degli studenti di Las Encinas e preparandoci a un nuovo mistero e nuove svolte sentimentali.

Le aspettative intorno alla quinta stagione non erano certamente delle migliori: l’addio di altri due membri del cast principale, avvenuto alla fine del capitolo precedente, unito alla già pesante assenza dei volti più amati e al lento degrado dei dialoghi e delle scelte narrative che avevano caratterizzato la quarta stagione, non hanno contribuito ad aumentare l’hype intorno al nuovo rilascio, creando piuttosto una schiera di fan delusi e poco speranzosi nei confronti del futuro della serie.

Una delusione che i produttori non sembrano riuscire a contrastare a pieno, perchè ancora una volta Élite sembra non riuscire a centrare il punto, rilasciandoci una nuova stagione che pare procedere a fatica, senza mai raggiungere veramente il suo massimo.

Sempre più ripetitiva e ormai molto più simile a una soap opera che a un thriller, la quinta stagione di Élite dimostra ancora una volta che l’era di questa serie spagnola si è ormai conclusa da tempo, in un modo che ormai pare sempre più difficile da recuperare.

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Iniziando la visione della quinta stagione, lo spettatore ha quasi l’impressione di guardare uno show sconosciuto. Il continuo avvicendarsi di volti nuovi, il richiamo a trame e situazioni talmente irrilevanti da essere ormai completamente sparite dalle nostre menti, rendono difficile immergersi a pieno nel ritmo della storia, che già dalle primissime battute parte invece in quarta, riempendo le scene di momenti trash e intrecci sentimentali che sembrano riuscire solo ad aumentare la nostra confusione.

La sensazione che si ha durante i primi tre episodi della stagione è quella di essersi persi qualche pezzo per strada. Nuovi personaggi compaiono in scena quasi dal nulla, senza alcun approfondimento, senza alcuna presentazione, quasi a volerci far credere di essere sempre stati lì. Tutti sembrano conoscerli, tutti sanno chi sono, mentre noi spettatori ci ritroviamo a cercare nei meandri della nostra mente qualche ricordo che ci aiuti a ricollegare i fili di una trama che proprio facciamo fatica a seguire.

Élite non sembra disposta a prendersi il giusto tempo, cerca di stupire mettendo in scena delle puntate dense di eventi, ma dimenticando di fatto di mostrarci una vera e propria trama.

Non solo, infatti, la nuova stagione non ci concede la possibilità di entrare in empatia con i nuovi personaggi prima di buttarli nella mischia e renderli protagonisti di intrecci e vicissitudini sentimentali, ma questa scelta non pare nemmeno essere giustificata da vere esigenze di accelerazione della storia.

Élite, infatti, stenta a partire, e lo dimostra nel suo continuo tentare di tappare i buchi con il racconto di feste senza freno e triangoli amorosi che nulla hanno a che fare con la storia principale e che sembrano non voler parare proprio da nessuna parte.

È solo a più di metà della narrazione che la serie inizia ad abbandonare trash e festini per immergersi nel vivo, iniziando forse con un po’ troppo ritardo a raccontarci la sua storia.

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Lo schema è ancora una volta lo stesso: un delitto misterioso, dei flashforward sporadici che ci riportano a un tragico evento che avverrà di lì a breve, e una serie di intrecci e di problemi che provano a depistarci dalla soluzione finale.

Uno schema ormai trito e ritrito, che pare aver perso tutta la sua capacità di intrigarci e che viene sfruttato ormai in modo sempre più scadente.

Il mistero entra in gioco troppo tardi per riuscire davvero a tenerci sulle spine, si ha a malapena il tempo di sorprendersi che la soluzione appare già lì, proprio sotto il nostro naso. La dinamica, il movente e il colpevole risultano scontati e troppo poco fantasiosi rispetto a quelli che erano stati gli standard della serie, e se le ultime puntate riescono a catturare di nuovo un po’ della nostra attenzione, è solo grazie all’empatia verso i personaggi protagonisti della vicenda principale e non per merito della bravura degli scrittori che hanno ormai totalmente abbandonato la qualità in funzione del trash e dei dialoghi scadenti.

Ma se nella sua seconda parte Élite non riesce a raggiungere l’apice con il mistero che ci presenta, riesce quantomeno a fare un buon lavoro nella presentazione dei nuovi personaggi, i quali finalmente sembrano iniziare ad assumere lo spessore che era mancato nei primi episodi.

È soprattutto nel personaggio di Isadora che Élite 5 dimostra di avere ancora le capacità di poter fare bene, se lo vuole. Il nuovo personaggio, che durante le prime puntate era riuscito solo nell’intento di infastidirci con il suo repentino, mal spiegato e irruente ingresso in scena, acquista man mano che si procede nella narrazione uno spessore sempre maggiore, dimostrando il lato più fragile e più docile della sua anima.

Messa leggermente in disparte la questione del triangolo amoroso tra la donna, il principe Phillipe e Cayetana, e lasciata cadere l’incommentabile e noiosissima parentesi sulla redenzione del principe che aveva aperto la narrazione, Isadora è finalmente pronta a prendersi il suo spazio sulla scena, iniziando a splendere di luce propria e mostrandoci tutto il suo potenziale.

Toccante e profonda la parte di storia che si concentra sulla sua fuga a Ibiza e sul tragico evento che la coinvolge. La meravigliosa interpretazione di Valentina Zenere ci permette di immergerci a pieno nello stato d’animo, nel dolore e nella vergogna di una donna che si ritrova a dover subire le conseguenze di un vile gesto, lasciandoci entrare in connessione con il personaggio e portando la narrazione a un livello superiore.

Interessante e coinvolgente anche la storia che interessa Patrick e la sua nuova fiamma, Iván. L’intreccio amoroso che coinvolge quest’ultimo e Ari, parallelamente a quello che interessa Patrick e il padre di Iván, era forse sembrato un po’ troppo, un’ulteriore complicazione delle relazioni che nulla di nuovo portava alla trama e che riportava a galla dinamiche già viste nella scorsa stagione, come quella che aveva coinvolto la stessa Ari, Samuel e Guzman.

Ma alla fine dei fatti, Élite sembra riuscire a tirare sapientemente le somme della storia dei due personaggi, riprendendo un pizzico di lucidità e riuscendo a ridimensionare lo spazio lasciato all’intreccio, preoccupandosi piuttosto di lasciar emergere una nuova coppia che si candida a diventare la ship migliore di questa stagione.

Anche il finale sembra regalarci qualche piccolo accenno di speranza, rimettendo finalmente in primo piano i vecchi personaggi della serie che fino a quel momento erano sembrati leggermente sottotono.

Dopo aver passato gran parte delle puntate a oscillare tra i tentativi di ricostruire il suo rapporto con Mencia e le avventure dirette a mettere una pietra sopra sul passato, Rebeka ritorna a fare da spalla a Samuel, affiancandolo nel suo tentativo di salvarsi dalla prigione.

Abbastanza scontata, invece, la svolta riguardante la storia di Samu e Benjamín, quella che forse doveva rappresentare la vetta di questa nuova stagione e che invece non sembra riuscire a prenderci a pieno, né tantomeno a sorprenderci, ma pare avere il solo scopo di spianare il terreno all’uscita di scena dell’interprete di Samuel, già vociferata sul web. Il suo destino, in verità, non risulta del tutto chiaro nella conclusione della stagione, ma tutto farebbe pensare che nessun lieto fine sarà riservato al personaggio.

Leggermente più intrigante la parte di storia che si sofferma sul rapporto di Benjamín e i figli, in particolare con Patrick, e che culmina nel crollo totale della sua famiglia.

Menzione d’onore per il personaggio di Cayetana, che nel corso di questa stagione rivela tutta la maturità e lo sviluppo di una figura che era entrata come uno dei protagonisti più odiati della serie e che è invece pian piano riuscita a guadagnarsi un posto nel nostro cuore. La sua crescita è lenta e ben costruita e le scene che la vedono coinvolta si candidano ad essere le migliori dell’intera stagione.

Piccoli progressi, piccolissime note positive di una stagione che solo nei due episodi finali riesce veramente a riprendersi, ponendo le basi per un recupero che, forse, avverrà nella (già annunciata) sesta stagione.

Ma nonostante l’entusiasmo che gli ultimi minuti della 5×08 riescono a lasciarci dentro, nonostante l’empatia che inizia a crescere in noi verso i nuovi personaggi, non possiamo non riconoscere che la quinta stagione di Élite ritorna davvero troppo tardi in careggiata, presentandoci una lista fin troppo lunga di episodi noiosi e inconcludenti, per poi lasciare un tempo risicato alla parte di trama veramente coinvolgente e non concedendoci il giusto tempo per modificare il nostro ormai inevitabile giudizio negativo.

E allora non ci resta che aspettare e sperare che i produttori riescano a non sprecare questi piccoli semi positivi lasciati cadere nel corso della stagione, riprendendo il viaggio di Élite sulla stessa scia di ciò che abbiamo visto nelle ultime, intense puntate, e regalandoci una sesta stagione che torni, finalmente, a potersi definire degna della nostra attenzione.

Élite 5 non è riuscita nell’intento di riconquistare i nostri cuori, ma è certamente stata in grado di riaccendere la nostra speranza per il futuro dello show, e questo, per il momento, è il meglio che potevamo aspettarci.

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