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La Recensione di Fear Street, il primo capitolo della prima trilogia targata Netflix

Fear Street

Fear Street è ufficialmente sbarcato nella piattaforma streaming Netflix e sta già incantando i telespettatori con una storia dal sapore anni 90. La nostalgia probabilmente è uno degli aspetti che più ha agevolato la nuova pellicola grazie al suo chiaro e tangibile riferimento al cult Scream. Questo mito però va sfatato: non è semplice rievocare un gioiello anni 90 come quello di Scream. Non basta il sangue, il travestimento o un killer per ritornare a quel momento ma molto di più. Fear Street decide di dare un tocco paranormale alla sua storia riuscendo ad andare oltre al tentativo di rievocare qualcosa di già visto. Perché sì, la nuova pellicola Netflix ha delle potenzialità che speriamo riusciranno a essere concretizzate con il resto dei film della nuova saga della piattaforma.

Questa, infatti, era solo la prima parte di una saga che prende spunto dai romanzi di R.L Stine. Il primo capitolo è ormai finalmente nostro e getta tutte le basi per lo sviluppo degli altri due, e ve lo diciamo fin da subito: non vogliamo delusioni. Non possono proprio darcele.

Fear Street

Fear Street si apre quasi omaggiando Scream: una ragazza viene uccisa da un killer e questo apre ufficialmente le porte della storia. L’attrice che interpreta la ragazza è Maya Hawke, nulla poco di meno per un inizio che vuole assicurarsi un successo che possa ancorarsi al mondo degli horror. I minuti in cui vediamo l’attrice sono veramente pochi e terminano con la sua uccisione, dopo di lei altri avranno il ruolo da protagonista. I personaggi vengono presentati tutti insieme con le loro titubanze e paure rispetto all’omicidio che è appena avvenuto. La loro compagna è stata uccisa: c’è chi urla alla stregoneria, chi a un serial killer. Le idee, in ogni caso, sono confuse eppure la cosa certa è che come al solito il luogo in cui abitano non è altro che un misto di povertà e pericolo, perennemente pronto a far fuori chiunque percorra la strada sbagliata della città da solo.

Per questo, probabilmente, i personaggi con cui abbiamo a che fare non si staccano mai cercando di far fede al detto “l‘unione fa la forza.” Il focus della pellicola, così, si concentra su un gruppo di amici donando però soprattutto l’attenzione alla protagonista – Deena – e alla sua ex fidanzata di cui è ancora innamorata, Sam. Il contorno della nuova storia horror pone, infatti, l’attenzione su queste due ragazze divise da un ambiente sociale diverso. Sam, infatti, ha abbandonato quella cittadina d’orrore per trasferirsi in un posto che – anche se vicino – è decisamente più sofisticato e tranquillo di Shadysid. L’astio e il rancore delle due dovranno però farsi da parte per dar vita al coraggio che sono costrette a uscire fuori quando il male che alberga la cittadina decide di voler uccidere loro e i loro amici.

La lotta contro il male così inizia ufficialmente confermando che Fear Street è a tutti gli effetti una buona mossa da parte della piattaforma Netflix, ma il difficile è solo iniziato.

Fear Street

Saranno gli anni 90, sarà l’atmosfera, ma Fear Street riesce a presentarsi senza deluderci. Proprio per questo, come annunciavamo, il difficile è appena iniziato. Le aspettative sono state alzate, gli ultimi due capitoli della saga arriveranno tra poco meno di un mese. Tutto dentro la nostra testa sarà fresco ed è qui che gli sceneggiatori dovranno giocarsi il tutto e per tutto. Nonostante l’ambientazione e l’epoca totalmente diversa, Fear Street riesce a ricordare anche Stranger Things. Lo fa in modo molto velato, ma qualsiasi appassionato della serie sarebbe in grado di riconoscere un certo collegamento stilistico tra le due serie tangibile nelle luci, inquadrature, colori e rapporti tra i personaggi. A tal proposito, ricordiamo che i prossimi due capitoli della saga si distaccheranno da quello appena visto in fatto di ambientazione e protagonisti, ed è proprio qui che accendiamo anche una piccola speranza, l’unica cosa che forse non ci ha pienamente convinti del film: la caratterizzazione dei personaggi.

L’impressione è che su questo aspetto ci sia stata la volontà di soffermarsi poco per far spazio ai contorni e all’horror che sceglie di camminare sui binari del soprannaturale e dello splatter. Probabilmente proprio per dar vita a questi due spunti con un focus importante, si sacrifica l’individualità e la costruzione di chi dovrebbe reggere le fila del film. Non basta una storia d’amore per dar vita a dei personaggi, ma molto di più e considerando che non li vedremo mai più questo diventa il primo vero rimpianto della nuova saga Netflix.

Per il resto le lamentele sono già finite. Fear Street funziona e questo grazie ai cliché che ha voluto aggiungere alla sua storia. Certo, detta così non suona come un complimento ma in realtà in questa situazione non è altro che questo. Perché i cliché, se utilizzati bene, ti danno tutto quello che fa parte di un horror consegnandoti una storia che non si risparmia e che, inoltre, ti promette di tornare sullo schermo tra meno di un mese con un nuovo racconto. La scelta di navigare anche sulla base splatter sembra un altro ennesimo tributo, ma stavolta a Venerdì 13. Probabilmente questi ritorni mentali alle pellicole che più hanno caratterizzato il cinema horror negli anni 90 e 2000 sono stati una delle prima basi a cui gli sceneggiatori si sono appoggiati per dar vita a un racconto che sceglie di tornare indietro ma con una nuova freschezza e originalità che – come dicevamo – è scovabile all’interno di Stranger Things. Sia chiaro, non abbiamo di fronte un nuovo capolavoro dell’horror, ma un esperimento ben riuscito che – sul piccolo schermo – riesce a funzionare dandoci una storia che conserva bene lo spirito e il sapore Netflixiano in un’altalena che sorvola sopra il nemico del trash e lo scansa sempre a un centimetro di distanza.

Gli ultimi due capitoli stanno per arrivare. Le basi le abbiamo gettate anche noi, adesso aspettiamo nella speranza di non doverci rimangiare quanto appena detto.

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Scritto da Annalisa Gabriele

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