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Once Upon a Time – La prima stagione è l’inizio della favola

Once Upon a Time

Nel mondo delle Serie Tv e di coloro che le amano esistono alcune certezze e una di queste, puntuale e indubbiamente vera, è che tra iniziare una Serie Tv nuova o mettersi in pari con quelle arretrare e andare, invece, a rivederne una, il buon vecchio telefilo sceglierà la seconda opzione. E così pure io mi sono ritrovata vittima di questa sorta di maledizione che una volta almeno nella vita colpisce tutti … beh nel mio caso non è neppure la prima volta! Piuttosto quindi che iniziare le tante Serie Tv in programma nella mia lista, consigliate da amici e colleghi, sono di nuovo qui, armata di Netflix, a rivedere le sei stagioni di Once Upon a Time.

E allora mi son detta: “perché non approfittare di questa occasione per parlare a cuore aperto di una Serie Tv che mi ha fatto gioire, piangere, innamorare e disperare?” Magari altri come me potranno ritrovare nelle mie parole le proprie idee e, come spero accada, chi ancora non l’ha vista potrebbe scoprire il desiderio di iniziare Once Upon a Time. Perché, nel bene e nel male, è una Serie Tv davvero magica.

Once Upon a Time

La prima stagione. La prima meravigliosa, fresca, piena di speranze e promesse stagione. L’idea di Edward Kitsis e Adam Horowitz, in un periodo in cui le fiabe stavano andando forte al cinema, era di creare una Serie Tv che abbracciasse tutte le fiabe classiche e non solo, attraverso delle reinterpretazioni a volte ardite ma sempre geniali. Quello che venne fuori fu un piccolo gioiellino, andato in onda nell’autunno 2011 su ABC, in cui i personaggi solo apparentemente sembravano delle piccole caricature dei loro corrispettivi letterari quando in realtà erano dotati di una tridimensionalità che li rendeva reali, vivi e pulsanti tali da suscitare in noi un sentimento forte. E quando lo spettatore riesce a creare un legame con i personaggi, si è già a metà dell’opera.

A cominciare da Emma, da questa donna bella, tosta ma solo in apparenza indistruttibile perché ben presto invece ci rendiamo conto che Emma Swan è una donna priva di affetti, che cerca di scappare da se stessa e dalle proprie paure costruendosi attorno un muro spesso. Quello che in fondo Emma rimane è quello che è sempre stata: un’orfana.

Once Upon a Time

È un sentimento che Emma porterà con sé per tantissimo tempo, anche dopo aver ritrovato la propria famiglia, L’abbandono è la paura più grande di Emma, l’idea di non essere abbastanza, di avere qualcosa di sbagliato tale che, prima o poi, rimarrà di nuovo sola. Quando il piccolo Henry bussa alla sua porta (815 è il numero dell’appartamento, per voi amici di Lost là fuori), dietro il fastidio iniziale in realtà Emma prova per la prima volta, forse da sempre, la sensazione di essere veramente voluta da qualcuno, addirittura dal figlio a cui aveva rinunciato per concedergli un futuro migliore. Eppure quel bambino di undici anni, testardo e impulsivo ma d’altronde con un patrimonio genetico non indifferente, è arrivato fino a Boston per trovarla, perché ha bisogno di lei.

Per questo Emma pur non credendo nella storia del sortilegio rimane a Storybrooke, perché quel vuoto che lei ha sempre sentito come parte di sé è stato scaldato dal sorriso fiducioso di suo figlio.

Il viaggio che Emma compie nella prima stagione è l’inizio di un percorso lunghissimo che si è concluso solo quest’anno e che rappresenta il corrispettivo al femminile di quello compiuto da Jack in Lost (non a caso Horowitz e Kitsis erano produttori esecutivi della Serie Tv).

In questa prima parte del viaggio sono la fede e il coraggio delle proprie azioni, gli elementi importantissimi in Once Upon a Time, come per Emma così per gli altri personaggi: per Graham che sceglie se stesso; per Hopper che sceglie di essere un uomo migliore; per Biancaneve e Charming che si ritroveranno sempre.

Once Upon a Time

Come nelle fiabe più classiche sono i Charmings a rappresentare il Vero Amore, un amore così mistico da riuscire a dare alla luce la Salvatrice, da superare qualsiasi avversità, da rompere qualsiasi maledizione. “I will always find you” è un motto che la coppia si ripete a vicenda con orgoglio e così pure i fan di Once Upon a Time.
Ed Emma è, appunto, il frutto del Vero Amore e come tale può spezzare il Sortilegio attraverso un gesto di fede verso la persona che ama di più: Henry.

Once Upon a Time
Così Once Upon a Time gioca con i nostri sentimenti e abbiamo un’idea più chiara di dove ci porterà questa Serie Tv: verso una valle di lacrime.
L’amore di una madre è un sentimento così grande, così potente da spezzare una maledizione e ancor di più è in grado di fare alleare eroi e villain.

E a proposito di villain è naturale per me adesso parlare dell’altra grande Donna di Once Upon a Time, ovvero Regina Mills aka Regina aka The Evil Queen. Ad inizio stagione la detestiamo, porta infelicità a tutti e sembra non volere bene a Henry, ma in realtà Regina è una persona profondamente ferita dalla vita e da una madre che le ha strappato via l’amore. Regina cerca ostinatamente la felicità nella vendetta perché dare la colpa agli altri è sempre la via più facile, perché è più complicato guardarsi dentro e trovare la forza di andare avanti.

Regina lancia il Sortilegio, anche se per farlo deve sacrificare l’unica persona rimastele accanto, ma non si rende conto che la magia ha davvero sempre un prezzo e che la maledizione non è la soluzione ai suoi problemi. La solitudine che la donna prova non può essere riempita da una città ai suoi ordini o dalle notti focose con Graham, non c’è sentimento né nell’una né nell’altra cosa.

Allora Henry diventa l’unica risposta, l’unica luce in una vita oscura e crudele. Non odiamo più Regina, anzi adesso tifiamo per lei, speriamo in un suo cambiamento, crediamo nella sua redenzione. Con l’episodio “The Stable Boy”, lo stereotipo del cattivo da fiaba viene ribaltato perché in Once Upon a Time cattivi non si nasce, mai.

Once Upon a Time

Eh sì il discorso, anche se un po’ diverso, vale anche per il nostro uomo dietro la tenda rossa, il burattinaio per eccellenza di Once Upon a Time: Rumpelstiltskin.

L’uomo che prima ha abbandonato suo figlio dentro un Portale poi per ritrovarlo ha rovinato la vita praticamente a tutti i personaggi della Enchanted Forest. La coerenza incarnata. Ma il problema è che gli vogliamo bene lo stesso, ora magari c’è qualcuno in fondo che sta urlando “parla per te” ma se ci pensate bene senza Rumple metà del nostro repertorio di parolacce e spergiuri rimarrebbe inutilizzato, non solo ma da quando Rumple è nelle nostre vite la nostra autostima è nettamente aumentata. Perché quello che pensiamo quasi sempre è: “ma io non sarò mai così pezzo di m***a”. Quindi in fondo dovremmo ringraziare Tremotino.

A parte gli scherzi, la figura di Tremotino è a mio parere la più affascinante della prima stagione. Puntata dopo puntata è chiaro che tutti gli eventi sono orchestrati da lui e persino il Sortilegio fa parte di un piano a lungo progettato. Una mente machiavellica e un fascino vecchia scuola, oltre alla recitazione mostruosa, rendono Robert Carlyle il personaggio più carismatico della prima stagione.

Tremotino è un codardo ma è un buono in fondo in fondo perché quello che fa lo fa sempre per amore del figlio Baelfire, è il potere che lo corrompe, come spesso capita, e fa leva proprio su quel suo difetto. Con il potere Rumple pensa di poter ottenere la sua rivalsa su coloro che l’hanno deriso ma la magia ha sempre un prezzo. Il potere diventa per Tremotino una scusa, una sorta di scudo dietro cui nascondersi per non prendersi le proprie responsabilità, un cancro che lo corrode da dentro.

Once Upon a Time

Potrei continuare ancora ma sento già diversi sbadigli quindi vi lascio con questa considerazione finale. La prima stagione di Once Upon a Time è stata un successo. Cavalcava l’onda delle fiabe ( al cinema c’erano le varie Biancaneve e in Tv c’era Grimm), portava in Tv un fantasy fresco e avvincente, le idee dei due showrunner erano accattivanti e soprattutto crearono dei personaggi che rivelavano nuovi lati di se stessi puntata dopo puntata, come un puzzle. Lo spettatore riusciva ad mpatizzarsi con Emma perché era una donna reale, un’eroina, sì, ma un’eroina imperfetta come l’antenata Buffy e i villains erano affascinanti, pericolosi ma anch’essi feriti.

Una prima stagione che ha posto le basi di Once Upon a Time, dalla mitologia alle iconiche frasi, dalle prime ship al giubbotto di pelle rosso. Fu davvero l’inizio della storia.

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Scritto da Serena Faro

Ho attraversato gli oceani del tempo a bordo del TARDIS, ho viaggiato in macchina con Sam e Dean a caccia di mostri, sono arrivata tardi ad un matrimonio a Westeros (meno male) così mi sono diretta a Storybrooke per poi salpare con il capitano Flint. Ho visitato la Londra dei "penny dreadfuls" e la New York dei "mad men". Mi sono ritrovata su un'isola un po' particolare, in attesa di una nuova avventura.

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