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Pablo Escobar e Cartello di Cali di Narcos – Crudeltà a confronto

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Da poco più di un mese abbiamo potuto vedere finalmente la terza stagione di Narcos e, oggettivamente, anche in questo caso la produzione Netflix ha sfornato un ottimo prodotto, ricco della suspense a cui eravamo abituati nonostante un netto cambiamento sia dal punto di vista degli interpreti che, in parte, della storia. Le prime due stagioni, come è noto, hanno raccontato la storia (romanzata, ovviamente) dell’impero di Pablo Escobar dal punto di vista dei due agenti della DEA che gli hanno dato la caccia tra gli anni ’80 e ’90; la terza stagione, invece, si è concentrata (dal punto di vista, questa volta, solo di Pena e non più di Murphy) sulla fase finale dell’attività criminale dei Padrini di Cali. Inevitabile, dunque, parlare di come questi due villain nell’essere ugualmente malefici siano profondamente diversi.

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Proviamo a condurre l’analisi su due binari, il cui filo conduttore degli autori Brancato, Bernard e Miro resta quello di non dimenticare l’umanità di questi criminali, i loro sentimenti e conflitti interiori; i binari, a ogni modo, sono rappresentati dalla crudeltà e dalla razionalità. Partiamo dalla prima.

Il Pablo Escobar dipinto in Narcos, non molto distante dalla realtà da questo punto di vista, è a tutti gli effetti un terrorista, oltre che un trafficante di droga. La sua è una vera politica del terrore basata sull’imposizione e sull’espressione “plata o plomo”, vero simbolo del criminale colombiano che gli è servita per essere considerato uno dei più pericolosi signori della droga della storia. Le strategie di Pablo non conoscevano mezzi termini: questo non significa che fosse più crudele di altri Cartelli, ma che la sua influenza e il suo potere gli permettevano di commettere azioni atroci con la possibilità di coprirle o insabbiarle.

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La corruzione insinuata da Pablo ha rappresentato, per il Cartello di Cali, una crepa del sistema colombiano su cui fare breccia, per estenderla a un livello che Escobar non avrebbe mai raggiunto: è impressionante, infatti, quanto nella terza stagione ci venga fatto intuire che i poliziotti, i ministri e in generale i pubblici ufficiali non corrotti si potessero contare sulle dita di una mano. I Fratelli Rodriguez erano infatti riusciti a sottomettere quasi tutti i principali esponenti del potere colombiano, e l’aspetto più pauroso era legato al fatto che fossero considerati gentiluomini d’affari.

Il mascherarsi dietro una parvenza di correttezza e legalità non sfugge però all’intelligence (americana e non), ed è per questo che i due villain a un certo punto si separano nel modus operandi. Infatti, se il principio di mandare messaggi di forza, corrompere e uccidere tutti coloro che sono ritenuti concorrenti o minacce accomuna Pablo, i fratelli Rodriguez, Pacho e Chepe, ciò che fortemente distingue il primo dagli altri quattro è l’importanza attribuita alla razionalità.

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In questo senso, Pablo Escobar di Narcos è un criminale vecchio stampo (se esiste una definizione tale); infatti, l’idea della collaborazione con le autorità non è un’opzione sul tavolo, e anzi se non con la violenza, avrebbe voluto impossessarsi della Colombia con il potere: non dimentichiamo il suo sogno di diventare Presidente, nonchè il breve periodo passato nella Camera. Quindi Pablo prefigurava sempre una situazione in cui lui e solo lui fosse il potere, senza riconoscerlo a nessun’altro. Irrazionale dunque, cosa che lo ha portato sostanzialmente alla rovina, con la famosa fuga sui tetti conclusa con la sua morte, da vero criminale fuggitivo.

Totalmente diversa è l’impostazione del Cartello di Cali, e in particolare di Gilberto Rodriguez (almeno nella serie): dopo un lungo periodo di attività criminale, capendo che i loro traffici illegali avrebbero avuto vita breve nel giro di pochi mesi, Gilberto ritiene che sia un buon compromesso consegnarsi alle autorità per poter avere un trattamento di favore e soprattutto non perdere i privilegi economici che un arresto invece avrebbe comportato. Ovviamente, come abbiamo visto, non è andata secondo i suoi piani, ma la protezione che i quattro padrini di Cali hanno avuto è il frutto della grande rete di corruzione che hanno costruito negli anni.

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Crudeltà e razionalità rappresentano un binomio di contraddizione che Narcos non ha paura di mostrare, perchè è proprio attraverso esso che riesce a dipingere dei criminali umani e non dei mostri, elemento indispensabile per creare la giusta empatia e il necessario distacco per apprezzare un’opera tratta da tristi ma quanto mai reali storie vere.

Leggi anche: Narcos – La terza stagione è una prova di forza impressionante

Written by Alessandro Fazio

"Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa, quindi devi stare bene attento a quello in cui vuoi diventare bravo" (True Detective). Seguire le passioni è la linfa vitale della mia esistenza.

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