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Horacio Carrillo, l’estremismo della giustizia

Infame, ma necessaria premessa: codesto insieme di sillabe contiene qualche spoiler, se ne raccomanda la lettura a un pubblico di adulti consenzienti e coscienti di aver appena letto questo mini-foglietto illustrativo d’apertura. Tenere lontano dalla portata degli analfabeti.

Bene e male, giustizia e ingiustizia, legalità e illegalità: principi che fin dalla nostra infanzia abbiamo imparato a conoscere, in un primo momento con i contorni elementari e caratterizzati dei cartoni o delle favole, per poi apprezzarne la complicatezza e le innumerevoli sfaccettature man mano che passavano gli anni.

Il Male possiede una logica? Fino a che punto può spingersi il Bene prima di snaturarsi? E’ assolutamente obbligatorio suddividere il mondo secondo questo binomio di categorie o c’è molto di più in gioco?

Per avere delle risposte serie servirebbe una squadra di intellettuali, ma noi di Hall of Series tentiamo se non altro di sfiorare quest’annosa questione analizzando un personaggio che per molti sarà stato etichettato come “secondario”, ma che in realtà possiede una dignità e uno spessore a dir poco rimarchevoli: Horacio Carrillo, il Colonnello di ferro di “Narcos“.

Carrillo, Murphy e Peña
Carrillo, Murphy e Peña

Maurice Compte, l’attore americano di origine cubana scelto per interpretare Carrillo, è semplicemente perfetto per questa parte: portamento elegante (quasi nobile), sguardo orgoglioso, fisico robusto, lineamenti molto ben delineati che comunicano moltissimo dell’incendiaria personalità che contengono.

Si ma chi è questo Colonnello? Cos’ha di tanto speciale? Carrillo è l’ufficiale colombiano a capo dell’unità preposta alla caccia di Pablo Emilio Escobar Gaviria, narcotrafficante milionario e cancro del Sud America. L’idea di Horacio è molto semplice: prendere quel figlio di puttana a qualsiasi costo, ma senza commettere l’errore di sottovalutarlo. Per farlo è necessario collaborare con lo zio Sam, perciò all’unità vengono affiancati gli agenti Murphy e Peña, inizialmente quasi intimoriti dalla feroce e inesorabile marcia con cui conduce le operazioni, ma che assistendo mano a mano alle varie nefandezze di Escobar finiscono con l’allinearsi al ritmo di Carrillo.

Implacabile come un machete, il colonnello si fa largo nelle ricerche mietendo vittime con la stessa omeopatica dose di pietà con cui il nemico fa fuori i suoi ragazzi, quasi tutti giovanissimi e con la fedina penale immacolata, che però guidati da quel leader così estremo si tramutano in feroci soldati che fanno del successo di questa complessa missione la loro ragione di vita, esattamente al pari di Carrillo. Si perché nonostante la presenza di una famiglia a cui badare e delle inevitabili regole a cui sottostare, Horacio sembra procedere senza curarsi dei rischi e delle conseguenze, forse anche troppo: il primo vero esempio del suo estremismo, che fino ad allora era sembrato “semplice” eroismo, è l‘uccisione senza pietà di Gustavo, il cugino e braccio destro di Escobar. Da lì in poi si apre una faccenda personale tra il cacciatore e la preda, che come potrete facilmente intuire avrà degli sviluppi a dir poco sanguinosi.

Il Colonnello Carrillo in azione
Il Colonnello Carrillo in azione

Come vi accennavamo qualche riga più in su, in un primo momento è facile innamorarsi di quello che inizialmente non può che apparire come un eroe ai nostri occhi: coraggioso, leale, sempre in prima linea anche nelle operazioni più delicate, per dare l’esempio ai suoi uomini e terrorizzare ulteriormente un nemico rimasto tutt’altro che insensibile al mito di questo militare senza macchia e senza paura. Carrillo è oggettivamente un mito, cazzuto e virile, uno di quegli uomini tutti d’un pezzo che tutti noi vorremmo essere/avere.

Poi? Poi arriva l’uccisione di Gustavo, qualche scelta sbagliata, un breve e soffertissimo esilio in Spagna e poi il grande ritorno, che però ci regala un Horacio diverso da come lo conoscevamo, più oscuro, troppo estremo per fare ancora parte dei giusti.

L’esempio emblematico è il raid a Medellìn dove Carrillo prende in ostaggio una serie di ragazzini sospettati (giustamente) di lavorare per Pablo: essi sono in riga davanti al militare, in ginocchio e con le mani dietro la testa, mentre quell’uomo statuario gli passeggia di fronte e Peña osserva la scena da lontano. Piovono domande, subito dopo arrivano le minacce e infine il più sfrontato dei giovani risponde, spavaldo, quasi irridendo il Colonnello e la sua causa/Crociata. La reazione del nostro è pacata, rispettosa, ma non è che una farsa perché in un batter d’occhio estrae una gigantesca pistola e rende più arieggiato il cranio del malcapitato.

Voialtri andate e raccontate in giro che questo è ciò che succede a chi aiuta Escobar! E tu, porta loro questi e digli che è per Pablo“.

Mentre Carrillo porge un proiettile al più piccolo dei ragazzi, Peña osserva inorridito la scena: il Colonnello è andato troppo oltre, ha superato il confine, è uscito dai canoni della giustizia portandola a livelli di estremismo e rendendosi molto più simile al suo nemico di quanto non fosse mai stato.

Pablo Escobar uccide il Colonnello Carrillo
Pablo Escobar uccide il Colonnello Carrillo

Ve lo avevamo anticipato: la faida personale tra Escobar e Carrillo non poteva che sfociare nel sangue, e ovviamente a scorrere è quello di Horacio.

Nel corso di una retata che avrebbe dovuto portare alla cattura del narcotrafficante, gli uomini di Pablo tendono un’imboscata al convoglio del Colonnello, ferendolo quasi mortalmente. Quasi. Di lì a poco arriva il boss in persona, che incalza il militare “restituendogli” il proiettile che gli aveva regalato e vendicando la morte dell’adorato cugino svuotando un intero caricatore sulle spoglie di Carrillo: una scena drammatica, violentissima, intensa come poche altre…ma anche ingiusta? In quell’esatto momento, dopo le reciproche scorrettezze, dopo i tanti colpi sotto la cintura, dopo una lotta furibonda andata in scena in un terreno ben oltre i già citati confini della giustizia e della correttezza, possiamo veramente permetterci di biasimare Escobar? Ognuno, come giusto che sia, esprimerà il proprio giudizio, ma quel che è certo è che con il Colonnello se ne va un personaggio di uno spessore unico, portatore di una riflessione più che mai attuale.

 

Written by Jacopo Bertone

Sono un appassionato di serie tv, studente di psicologia, aspirante telecronista, drogato di sport e giornalista in erba...in poche parole, un nullafacente con un sacco di cose da dire.

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