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7 cose che ho odiato di Lost

Lost

Lost è una delle Serie Tv più discusse di sempre. Non potrebbe essere altrimenti visto il successo planetario che l’ha contraddistinta. Si tratta, inoltre, di un prodotto che per natura o si ama o si odia. Logico che, in un contesto del genere, Lost possa annoverare pregi e difetti e, tra i due poli, migliaia di sfumature la cui riuscita è esclusivo appannaggio dello spettatore.

Chi vi scrive, ad esempio, ha amato diversi aspetti della Serie. La morte di Charlie, con quel commovente NOT PENNYS BOAT che disintegra l’anima, è in assoluto la mia scena preferita; a seguire un episodio come La Costante, il quale ben esplicita l’essenza della Serie, incluso il suo potenziale, non sempre sfruttato a dovere. E qui ci avviciniamo al focus dell’articolo.

Lost è controversa perchè non sempre è riuscita a seguire un percorso coerente. Spesso, forse troppo, ha deviato su sottotrame utili soltanto ad allungare il brodo. Questo lato, evidente in maniera preponderante nelle ultime stagioni, ha ridimensionato quanto di buono mostrato nelle stagioni d’esordio e, più in generale, la qualità complessiva del prodotto.

A parer mio, ecco 7 cose che proprio non sono riuscito a sopportare:

1. EXPOSÈ

Lost

Partiamo da un episodio, quello che mette d’accordo la totalità degli spettatori: la – purtroppo – famosa puntata incentrata su Nikki e Paulo. I due personaggi, introdotti poche puntate prima come naufraghi dell’Oceanic, avevano cominciato a invischiarsi nelle storie dei protagonisti. Così, di punto in bianco. Il picco viene raggiunto nella 3×14, appunto intitolata Exposè, nella quale veniamo a conoscenza della loro storia.

Tutto è sbagliato in questa scelta narrativa. La collocazione dell’episodio, seguito de L’Uomo di Tallahassee, conclusosi con un cliffhanger clamoroso (il padre di Locke è sull’isola ed è prigioniero di Ben); il dedicare così ampio minutaggio a due figure per nulla interessanti; il farli morire entrambi al termine dell’episodio, accrescendo il bisogno di riavere indietro 40 minuti della nostra vita.

Written by Vincenzo Di Somma

Il mio primo incontro con le serie TV avviene in tenera età quando scopro X-Files. Da lì nascono le mie tre domande esistenziali: siamo soli nell'universo? Diventerò mai figo come Duchovny? Smetterò di avere paura della sigla? Oggi come allora le risposte sono no, no e no.

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