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La Casa de Papel 3×08 – Questa non è più una rapina

il professore
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Il caos si intromette sempre nella vita. Berlino lo aveva capito molto prima del Professore. Il caos non è prevedibile, non è arginabile. Si propaga a macchia d’olio su tutto ciò che avevamo pazientemente costruito. E lo devasta. Senza chiedere il permesso e senza darti tempo di riorganizzarti. Butta a terra tutto e basta.
Il caos è entrato ne La Casa de Papel 3×08. Eccome se ci è entrato.

Ha messo a soqquadro la visione lineare e perfettamente razionale del Professore, quella che Berlino aveva cercato di ammorbidire. Non per umiliarlo, non per vincere un braccio di ferro, ma per abituarlo all’idea che le cose, a volte, sfuggono completamente al nostro controllo.


Il caos è, dopotutto, una variabile impazzita.

La Casa de Papel 3x08

Come Tokyo, imprevedibile, approssimativa, impulsiva. Una bomba pronta ad esplodere.
Quella di prendersi una bella sbronza durante la rapina del secolo è senz’altro un’idea geniale. Tokyo è abituata a rovinare le cose. Dopotutto, è stata proprio una sua superficialità a mettere in moto il meccanismo della terza stagione. Si insinua come una scheggia in ogni cosa e lascia un taglio, sempre. Lo aveva già fatto in passato e torna a farlo ancora. Con Rio, ferendo i suoi sentimenti. Con Denver, cercando di minare anche le sue di certezze. Sono patetica, ammette a sé stessa, ed è la prima cosa che viene in mente anche a noi.
Ma Tokyo è fatta così, ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Quando viene ferita, lei attacca.

Chi invece prova a mantenere la calma è il Professore, nonostante la pressione sia ormai arrivata alle stelle.

Dalla cima di un albero, mimetizzato e nascosto tra le foglie, fa quello che raramente gli abbiamo visto fare: una dichiarazione d’amore in cui mette a nudo sé stesso e i suoi sentimenti. Il cinico, disadattato Professore che non sa vivere la vita, diventa in un attimo Sergio, un uomo che si lascia andare all’amore e che prova ad abituarsi all’idea che non si può avere il controllo su tutto, men che meno sui sentimenti.

La Casa de Papel 3x08

Poi dà il via all‘Operazione Alcatraz. Da utilizzare solo invasi di estrema urgenza, il piano serve a distrarre la polizia dal nemico pubblico numero uno. E per un po’, ci riesce anche.
La strabiliante fuga dal Banco di Spagna è improbabile, ma la polizia ci casca perché se quei rapinatori lì facessero cose probabili, “rapinerebbero casse di risparmio“.
Potrebbe essere un omaggio alle fughe di El Chapo Guzmàn dalle carceri messicane, ma è tutta un’enorme montatura.


L’orecchio ascolta ciò che gli facciamo ascoltare, l’occhio vede ciò che gli facciamo vedere. La paranoia fa tutto il resto.

Ma con i piani d’emergenza c’è sempre un problema: una volta che ne hai usato uno, hai le spalle scoperte.
E Sierra è più sveglia dell’ispettore Murillo, e anche più spietata. È un mastino che scava a fondo, finché non sbatte contro una parete attaccabile. Ed è a quel punto che ci si infila dentro e fa saltare gli schemi.

Ne La Casa de Papel 3×08 saltano tutti gli schemi.


Raquel, che appena qualche mese prima dava la caccia ai criminali, si ritrova braccata, accerchiata, messa con le spalle al muro come il peggiore dei delinquenti.
Dentro il Banco di Spagna, Nairobi, la puta ama della banda, viene schiacciata dal peso di tutti i suoi errori passati. Il caos arriva anche per lei e sarà quello a costarle caro, a costarle tutto.

Questa non è più una rapina, riusciamo a capirlo subito.

Perché, in una rapina normale, una madre morirebbe con in braccio il peluche di suo figlio? No, questa non è più una rapina e neanche un attacco al sistema. È la deriva totale, il punto di rottura.
Ed è modellato sull’angoscia, con l’adrenalina che sale e il respiro che si spezza.

Siamo scaraventati su treni che viaggiano su due binari ad alta velocità, consapevoli che presto ci sarà l’impatto. Da un lato c’è il Banco sotto attacco, con Nairobi in una pozza di sangue e i carri blindati alle porte. Dall’altra c’è Raquel, in ginocchio in una baracca, con la pistola puntata alla testa. Questa è La Casa de Papel, una dose concentrata di ansia allo stato puro. L’attesa della deriva definitiva che sembra non arrivare mai.


Ma quando poi arriva, ci lascia senza fiato.

Il Professore è stato colpito dove fa più male e si è arrabbiato. Gli hanno mangiato la regina e lui ha dichiarato guerra all’universo intero. Gli hanno portato via il suo caos e il mondo all’improvviso si è oscurato davanti al suo sguardo. Ha commesso forse il primo grande errore nella sua partita e lo ha commesso per amore.

Questa non è più una rapina, né un attacco allo Stato. Questa è una guerra. Ma, per ora, la prima mossa se l’è aggiudicata il nemico.

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