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Heartstopper Forever – La Recensione: dall’adolescenza queer all’età adulta con tutta la dolcezza che c’è

Nick e Charlie in Heartstopper Forever

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L’adolescenza: il periodo più bello della nostra vita solo quando la guardiamo da lontano, con gli occhi degli adulti. Mentre ci siamo dentro è il caos, con l’entusiasmo e la paura che si fondono e noi che non sappiamo quale dei due stiamo davvero seguendo. L’adolescenza è complessa, ma per fortuna per gli adolescenti di oggi – e anche delle persone come me, che adolescenti ormai non lo sono più da un pezzo – c’è chi sa raccontarla con dolcezza. Parlo tra gli altri di Alice Oseman, che con i suoi fumetti e con l’omonima serie Heartstopper ci ha portato nell’intricato mondo dell’adolescenza queer con una delicatezza quasi disarmante.

Come in ogni storia che non viene portata inutilmente avanti per le lunghe però, anche questa serie aveva bisogno di un finale. Questo finale è appena arrivato, anche se in modo un po’ diverso dal solito: con un film, Heartstopper Forever. Giunta su Netflix venerdì 17 agosto, con le sue quasi due ore la pellicola conclude il viaggio in cui abbiamo accompagnato Nick e Charlie con le tre stagioni della serie e dà il via alla loro nuova vita, quella nel mondo degli adulti. Non senza problemi, sia chiaro. Ma sempre – in tipico stile Oseman – con la consapevolezza che i problemi sono solo una parte dell’avventura.


Heartstopper Forever: l’adolescenza che giunge al termine

C’è un momento nella vita di ogni giovane in cui tutto cambia. Quel momento è la fine della scuola, il punto di svolta dall’adolescenza all’età adulta. Per parte del gruppo di Heartstopper Forever è giunto quel momento. L’anno raccontato nel film è l’ultimo di liceo per Nick e il penultimo per Charlie, e lo vivono in modi parecchio diversi. Charlie si candida come rappresentante, gli anni di insicurezze e di bullismo vengono canalizzati verso qualcosa di nuovo: sostenere la comunità queer della scuola per fare in modo che le difficoltà vissute da lui non siano condivise da altri.

Credits: Netflix

Per Nick invece è una fase di ansia per ciò che sarà quando lui sarà a Leeds e Charlie invece ancora a casa. E in lui riaffiorano tutte le insicurezze che non sempre riesce ad affrontare, quelle causate da un rapporto ormai rotto con un padre assente e da tutto ciò che deriva da un abbandono: la sensazione di non poter mai sbagliare, di non dover deludere gli altri. La paura di essere lasciati da soli di nuovo.

I problemi vengono affrontati da Charlie e Nick in modo diverso, praticamente opposto. Da una parte c’è Charlie, che vuole sostenere Nick in ogni modo pur avendo paura di ciò che sarà della loro relazione quando non saranno più sempre insieme. Dall’altra c’è Nick – per la prima parte del film vero protagonista – che invece si chiude in se stesso, fa fatica a farsi aiutare. E questa opposizione in termini, si sa, può minacciare le dinamiche di una relazione che ha sempre messo il dialogo al centro del rapporto.


Più che in tutte le stagioni della serie, Heartstopper Forever mette al centro la relazione tra i due protagonisti.

Rispetto alla serie madre, che visto il formato ha dato molta più occasione ai personaggi secondari di sviluppare le proprie dinamiche, nel film le storie di Tao, Elle, Isaac e tutti gli altri risultano più laterali. Ognuno di loro comunque continua a rappresentare una diversa sfaccettatura dell’adolescenza queer, tra la scoperta di sé che continua – Imogen docet -, l’orgoglio di portare avanti chi si è davvero e le difficoltà che si affacciano sul destino di coppie che sanno che di lì a poco tutto cambierà. E che sono anche ben consapevoli, a dispetto della giovane età, di quanto continuare a esserci l’uno per l’altro sia più importante di tutto. La più pura e vera rappresentazione dell’amore.

Una scena del film Heartstopper Forever
Credits: Netflix

Rispetto alla serie però, Heartstopper Forever è anche un film più adulto. La dinamica della commedia adolescenziale è ovviamente quella che traina il racconto, ma quelle che vediamo sono storie più consapevoli e anche più esplicite. Del rapporto tra Nick e Charlie vediamo non solo il lato più tenero, quello che la serie e il film hanno sempre accompagnato con disegni, fuochi d’artificio e piccole indicazioni animate. Ne vediamo anche gli aspetti più profondi, la voglia di intimità, la tenerezza che diventa chimica. Nick e Charlie si amano, si vogliono, si desiderano. E lo fanno in modo ormai adulto, senza paura, solo con la voglia di essere l’uno con l’altro. Perché alla fine questa è l’unica cosa che conta.


A creargli problemi non è la dinamica di coppia in sé, ma tutta l’ansia sociale che c’è attorno.

Alcuni dicono che le coppie nate in adolescenza prima o poi si mollano sempre. Altri si chiedono come si faccia a portare avanti una relazione quando due persone sono parecchio distanti. È giusto che uno dei due si sacrifichi per l’altro? Nessuno – o meglio in pochissimi – pensano invece a vivere il presente e a stare insieme a modo proprio. Con tutto ciò che il termine Insieme comporta, ma anche con la piena facoltà di personalizzarlo, di intenderlo come per ogni coppia è più congeniale. Per fortuna, Tori è tra loro. Di poche parole ma sempre mirate, sta a lei ricordare a Charlie che quello che gli altri pensano sia il giusto modo di stare insieme non è altro che un costrutto che nella pratica vale poco o niente. O per lo meno, così dovrebbe essere.

Credits: Netflix

La verità è che la domanda giusta da porsi per Nick e Charlie non è se la loro storia durerà una volta cominciata l’Università, ma se e cosa loro siano disposti a fare affinché duri. In breve, se vogliono o meno davvero provarci. Crescere insieme, cambiare insieme e vivere un rapporto che fa altrettanto non è una decisione di un giorno: è una scelta quotidiana. Difficile, sfidante, ma anche bellissima, proprio come l’adolescenza. E se essere queer in una fase complessa come quella raccontata da Heartstopper Forever aggiunge un ulteriore grado di complessità a un momento di generale incertezza, l’insegnamento che il film propone è per tutti. Lasciarsi andare, viversi davvero, è l’unica cosa che conta. E quando siamo pronti a farlo, il futuro fa decisamente meno paura.