5) Missandei

Nata in schiavitù e poi liberata da Daenerys, Missandei è stata la dolcezza e la devozione fatta persona, soprattutto nei confronti della sua regina. Poliglotta, saggia, elegantissima nei modi, la ragazza era finalmente riuscita a trovare un briciolo di meritata felicità e un amore timido e delicato nei confronti di Verme Grigio. In mezzo a reali folli, draghi e cavalieri, lei rappresentava l’ultimo baluardo di innocenza incontaminata. Proprio per questo, la sua morte è stata un errore evitabile, o più semplicemente una sbavatura nella sceneggiatura dell’ultima stagione di Game of Thrones. L’aspetto più discutibile, infatti, è che gli autori l’hanno usata come mero espediente narrativo. Un brutale interruttore per scatenare la follia della Regina dei Draghi.
Missandei viene catturata dalla flotta di Euron Greyjoy, ritrovandosi di nuovo in catene, per poi essere vittima di un’esecuzione a sangue freddo sulle mura di Approdo del Re. Decapitata come Ned Stark sotto gli occhi impotenti del suo compagno e di Daenerys. Quel suo ultimo, disperato e furioso grido, “Dracarys”, racchiudeva tutta la rabbia di un personaggio che avrebbe meritato un destino diverso. Quel momento inoltre ribalta completamente il personaggio. La voce della ragione e della diplomazia diventa un ordine perentorio rivolto a Daenerys. Una sorta di “bruciali tutti e vendicami”. Il suo arco narrativo, anche a quindici anni di distanza, risulta essere profondamente divisivo per il pubblico perché, almeno per una volta, avremmo voluto vedere un personaggio positivo vivere felicemente (e meritatamente) tra le braccia del proprio amato.






