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Il film su Aegon il Conquistatore è una gran bella idea. A patto che sia l’inizio di una trilogia cinematografica di Game of Thrones

Il leggendario Trono di Spade di Game of Thrones

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Si parlava da tanti anni del progetto, e ora sta diventando realtà: nelle scorse settimane, infatti, Warner Bros. ha ufficializzato lo sviluppo di un film incentrato sulla figura di Aegon il Conquistatore. Sarà il primo progetto cinematografico della saga di Game of Thrones, ed è una gran bella idea: ha tutte le caratteristiche per attrarre un pubblico trasversale, rafforzando le ambizioni di un franchise che può ancora ricoprire una centralità assoluta nell’industria dell’intrattenimento.

Aegon il Conquistatore, d’altronde, è una figura leggendaria della saga, nonché un personaggio chiave che attraversa i secoli con conseguenze vivide anche dopo tantissimo tempo. È lui il capostipite della casa Targaryen ed è, soprattutto, l’uomo che ha unito i Sette Regni (che poi sarebbero nove, ma non entreremo nella questione evocata dal suo discendente omonimo).


Aegon ha plasmato un intero continente con un volto affine a quello da noi conosciuto attraverso la stessa Game of Thrones e i prequel House of the Dragon e A Knight of the Seven Kingdoms.

La sua è una figura molto evocativa che segna ancora le teorie più disparate. E presenta una storia ideale per essere valorizzata al cinema: una saga epicheggiante, umana ma allo stesso tempo trascendentale, fantasy ma con forti tinte di realismo per le logiche del potere esplorate da Martin nelle sue opere. Una saga fatta di immagini iconiche che possono resistere a lungo nell’immaginario comune, come i tre draghi che oscurano il cielo.

Aggiungiamo inoltre che la Conquista di Aegon sia, in sostanza, un mito fondativo. È il racconto che spiega perché Westeros sia diventata la Westeros che conosciamo. Per questo motivo assomiglia molto di più a una saga cinematografica che a uno spin-off tradizionale.

Aegon, infine, è l’uomo che il Trono di Spade l’ha letteralmente creato: come non aspettarsi grandi cose da una storia del genere?

Sì, ma ci sono delle condizioni da rispettare. Sono pochi i dubbi sull’autore incaricato: si parla di quel Beau Willimon che ha scritto la storia del piccolo schermo con House of Cards. Sul resto, però, c’è un nodo fondamentale da affrontare: sarà davvero un singolo film? Oppure è l’avvio di un progetto più esteso che potrebbe portare, nella migliore delle ipotesi, a una trilogia?

Al di là dell’entusiasmo con cui stiamo accogliendo questo progetto, perfetto per portare Game of Thrones in una nuova dimensione, la risposta a questa domanda segnerà fortemente il suo destino.

Perché sì, ne siamo convinti: una trilogia sarebbe perfetta per assecondare questo racconto. Uno solo, invece, rischierebbe seriamente di essere insoddisfacente.

Jon Snow nell'ultima immagine della serie tv Game of Thrones,
Credits: HBO

Basta dare uno sguardo superficiale alla cronologia della Conquista per rendersene conto. Quando si parla di Aegon il Conquistatore si tende a immaginare un unico grande evento, ma la realtà è molto diversa. La sua storia comprende la caduta di Harrenhal, il Campo di Fuoco, la sottomissione di sei regni diversi, la nascita di Approdo del Re, la creazione del Trono di Spade, il consolidamento politico del nuovo dominio e, infine, il lunghissimo e travagliato confronto con Dorne. Non si tratta soltanto di eventi spettacolari. Ognuno di essi modifica gli equilibri politici del continente, ridefinisce il ruolo delle grandi casate e contribuisce a costruire la Westeros che conosciamo attraverso Game of Thrones.

Ognuno di questi eventi potrebbe sostenere da solo una parte consistente di un film.

Metterli tutti insieme significherebbe inevitabilmente sacrificare qualcosa: i personaggi, il contesto politico o il peso delle conseguenze.

Il problema, quindi, è uno in particolare: non vorremmo che il film su Aegon cadesse nelle stesse trappole che avevano rovinato il finale di Game of Thrones, da noi analizzate ampiamente negli anni. Trappole in questo caso ancora più accentuate, visto che il cinema necessita di per sé di una maggiore capacità di sintesi e di compattezza rispetto al linguaggio televisivo. Temiamo, in sostanza, che un singolo film dovrebbe raccontare una storia molto estesa, sfaccettata e complessa in un tempo limitato. Troppo limitato. Riducendosi quindi a un racconto più essenziale e incentrato su azione, effetti speciali e battaglie dal forte impatto visivo.

Pur non volendo essere disfattisti, c’è poi un altro rischio da non sottovalutare. Parlare della Conquista come della storia di un singolo uomo significa limitare due delle figure più importanti dell’intera vicenda: Visenya e Rhaenys. Le due sorelle-mogli non rappresentano semplici comprimarie, ma pilastri fondamentali della costruzione del nuovo regno. Ridurre la loro presenza per ragioni di minutaggio significherebbe impoverire una delle dinamiche più affascinanti dell’intera epopea Targaryen.

Ciò comporterebbe uno svilimento dell’anima narrativa dello stesso Martin, uno che ha sempre avuto bisogno di spazio e tempo per tracciare il suo mosaico. Uno che ha sempre perseguito la complessità, il dettaglio. La forza dei personaggi al di là dell’oggettiva spettacolarità delle trame.

Uno che, in poche parole, ha trovato nelle quattro stagioni iniziali di Game of Thrones un perfetto adattamento del suo spirito autoriale, mentre assistette a una sua pallida riproduzione nelle ultime due.

Poi sì, è chiaro: affidarsi a uno come Willimon implica anche il fatto che potrebbe scrivere con eccezionali capacità di sintesi senza sacrificare per questo l’anima del franchise. Potrebbe rendere giustizia alla saga di Aegon con sorprendenti doti d’equilibrismo, ovviamente. Non possiamo escluderlo, certo: è però sufficiente conoscere sommariamente la storia a cui si sta approcciando per rendersi conto del fatto che il formato cinematografico avrebbe tutto per trasformarsi in un ostacolo insormontabile.

No, dai: non vogliamo credere nell’idea che si stia affacciando all’orizzonte un singolo film, bensì tre.

alicent Hightower in una scena di house of the dragon
Credits: HBO

La struttura, tra l’altro, è già restituita armonicamente dalle chiavi del racconto. Un primo film potrebbe raccontare la Conquista vera e propria, culminando con il Campo di Fuoco. Un secondo potrebbe concentrarsi sulla costruzione del nuovo regno e sulla nascita del Trono di Spade come simbolo politico. Un terzo, infine, potrebbe chiudere la saga con la resistenza di Dorne e le conseguenze più amare dell’impresa di Aegon.

Game of Thrones, in fondo, nasce e prospera in televisione attraverso le logiche di un’eccezionale e imprevedibile storia politica, corale e dilatata. Coi grandi personaggi che hanno modo di svilupparsi sullo schermo nel tempo, senza frenesia. Relegare le grandi immagini, le battaglie campali e le suggestioni dei draghi a elementi attrattivi secondari, se raffrontati alla forza con cui la saga ha ben espresso le sue priorità.

Un po’ come ha fatto anche House of the Dragon nelle sue prime due stagioni, al di là delle opinioni controverse a riguardo sul presunto immobilismo mostrato in varie puntate. Vorremmo vedere quindi un’opera che non scommetta sull’immediatezza, bensì sul rispetto di un franchise dal fandom ancora corposo: Game of Thrones è stata schiacciata negli anni da responsabilità assolte in un modo inadeguato, ma qui c’è tutto il margine per ritrovare l’approccio dei giorni migliori.

Stiamo chiedendo troppo? Al momento è difficile comprenderlo. Ma vale quanto abbiamo sostenuto con questo articolo: serve spazio per spingersi oltre le trappole.

Serve una trilogia, come nella miglior tradizione cinematografica per opere di questo tipo.

Proviamo a essere fiduciosi: se il progetto dovesse funzionare, Warner si ritroverebbe tra le mani qualcosa che il franchise non ha mai avuto. Ovvero: una vera saga cinematografica. Non uno spin-off televisivo, non una serie derivata, ma un evento da grande schermo capace di vivere di luce propria. È anche per questo che l’idea di fermarsi a un solo film sembra limitante: le potenzialità industriali e narrative dell’operazione appaiono molto più ampie, seppure differenti rispetto alla storia del franchise.

Il pubblico di riferimento della sala cinematografica non può sovrapporsi alla platea televisiva. Ed è altrettanto chiaro che lo spettatore medio, oggi, sia più distratto e allergico allo slow burn. Se si dovesse elaborare un sondaggio a riguardo, è molto probabile che chiederebbe al film su Aegon di garantire spettacolo e intrattenimento senza perdersi oltremisura in tutto il resto.

Sono esigenze più che legittime, comprensibili e in parte persino condivisibili. Willimon, di conseguenza, avrà il difficile compito di elaborare una buona sintesi e accontentare sia chi è legato alle logiche di Martin che a un prodotto capace di diventare, nel tempo, mainstream e popolare. Creare una base di partenza, senza avere fretta di avere al punto d’arrivo come tanti altri hanno fatto negli anni in situazioni affini.

Riuscireste mai a immaginare cosa sarebbe venuto fuori se la saga de Il Signore degli Anelli fosse stata sintetizzata in un solo film? Un disastro, con ogni probabilità.

Ecco, appunto.

Antonio Casu