4) Hodor

Come scrivere di Hodor senza commuoversi per esso? Come fare quando quello che pensavamo fosse il livello massimo di crudeltà viene superato? Quando l’asticella si alza così tanto da sembrare irreale? Game of Thrones sa essere crudele, crudelissima. Lo abbiamo detto e ripetuto. E nel caso di questo personaggio è più che mai evidente. Per intere stagioni, infatti, abbiamo visto Hodor come il gigante buono. Una presenza rassicurante e silenziosa che si faceva carico, in modo letterale, del futuro di Westeros portando Bran Stark sulle spalle. Lo abbiamo amato per la sua purezza e tenerezza, per quella totale assenza di cattiveria in un mondo popolato da assassini e manipolatori. Poi è arrivata la rivelazione di quel maledetto “Hold the door” (nella versione originale) e tutto è cambiato.
Hodor è morto sacrificandosi, lacerato dagli Estranei per permettere a Bran e Meera di scappare, e già questo basterebbe a spezzare il cuore. Ma la vera, colossale ingiustizia della sua storia risiede nel fatto che la sua intera esistenza è stata un tragico paradosso temporale. Abbiamo scoperto che la sua disabilità mentale non era un tratto innato, ma il risultato di un trauma cerebrale indotto dal Bran del futuro. In pratica, la mente di Hodor è stata devastata da bambino solo per fare in modo che, trent’anni dopo, si trovasse nel posto giusto a bloccare quella porta. Una vita intera svuotata, sacrificata e ridotta a un unico, straziante momento di utilità per qualcun altro.






