ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU GAME OF THRONES
Se c’è una cosa che George R.R. Martin e gli showrunner di Game of Thrones ci hanno insegnato sin dalla prima stagione della serie, è che la morte non è un evento facilmente evitabile e tantomeno da addolcire. Semmai il contrario. Si può essere buoni o cattivi, compassionevoli o sadici (sì, Joffrey e Ramsay, stiamo pensando proprio a voi). Si può essere eroi, cavalieri, re o regine ma il risultato non cambia. Nello show di HBO la morte è sempre lì, a ricordarci quanto sia reale e allo stesso tempo crudele passare da uno stato di essere a uno di non essere. Per sempre. Definitivamente. Senza scorciatoie né alternative.
Tuttavia alcuni dei personaggi più onorevoli, innocenti o semplicemente teneri dell’universo di Westeros, hanno avuto una sorte più ingiusta e spietata di altri. In effetti vi basterà leggere il primo nome della lista per provare di nuovo quella sensazione di rabbia mista a disagio e dolore che ci ha colpiti di fronte ai 5 personaggi di Game of Thrones che hanno fatto una finaccia (e non se lo meritavano).
1) Ned Stark

Rivivere tra queste righe l’epilogo di Ned Stark significa ripensare a uno dei nostri più grandi traumi televisivi. Credo che si possa essere d’accordo all’unanimità nel sostenere che il Signore di Grande Inverno sia stato un padre presente, un marito affettuoso e un leader incredibilmente giusto. Ma più di tutto è stato l’incarnazione vivente della lealtà e di cosa significhi agire seguendo un codice d’onore irremovibile. In un mondo utopico Ned sarebbe stato un esempio virtuoso di condotta ma, come ben sappiamo, Game of Thrones è dolorosamente impregnata di realtà e non di idealismo.
L’unico, fatale errore di questo personaggio è stato quello di credere che ad Approdo del Re tutti giocassero secondo le sue stesse regole di onestà e trasparenza. Spinto dal desiderio profondo di proteggere chiunque, tranne sé stesso, Ned si è mosso con un’ingenuità quasi commovente. E la sua morte è indimenticabile. Finire vittima dei complotti di corte e subire una decapitazione pubblica nella prima stagione, su ordine di un re ragazzino come Joffrey, è stato uno shock epocale. Ma la vera ingiustizia sta nel fatto che sia morto davanti agli occhi terrorizzati delle sue figlie, venendo marchiato come un traditore della corona. Quella spada che cala sul suo collo è stata un vero e proprio schiaffo in faccia collettivo a noi spettatori. Ma in quel preciso istante abbiamo capito la dura legge di Westeros, dove la bontà d’animo viene punita e nessuno, nemmeno l’eroe della storia, può considerarsi al sicuro.
2) Robb Stark

Da un trauma all’altro il passo è breve. Si potrebbe dire che il primogenito di Ned Stark abbia ereditato dal padre tutte le caratteristiche migliori, tra le quali lo stesso identico senso dell’onore, mescolato a un carisma travolgente e a una spiccata capacità strategica e militare. Sul campo di battaglia è stato praticamente una leggenda: non ha perso uno scontro, guidando i suoi uomini con il coraggio tipico della dinastia del Nord. Robb è il ragazzo d’oro, vicinissimo alla perfezione, che ha agito al solo scopo di vendicare la morte di Ned e liberare le sue sorelle. Ma poi si è messo di mezzo l’amore, quello autentico e istintivo, che non segue mai le regole del sentimento per opportunismo o per alleanze politiche.
In poche parole, il Re del Nord è stato umano. Si è innamorato della persona giusta in un mondo sbagliato, rompendo una promessa matrimoniale con la casata dei Frey. Una leggerezza che ha pagato a un prezzo indicibile. Le Nozze Rosse sono entrate di diritto nella storia della televisione come il climax assoluto del tradimento. Uno degli episodi più imprevedibili e strazianti delle otto stagioni di Game of Thrones. Vedere Robb morire mentre assiste impotente al massacro di sua moglie incinta e di sua madre Catelyn ci ha tolto le parole e il fiato. La sua fine è stata una carneficina durante un banchetto, in un luogo dove avrebbe dovuto essere protetto dalle leggi dell’ospitalità. Come se non bastasse, il suo corpo è stato poi ridicolizzato e profanato, cucendogli addosso la testa del suo metalupo. Robb meritava di vincere la sua guerra o, quantomeno, di cadere da re con la spada in pugno, invece di essere sgozzato come un agnello sacrificale.






