Dopo la scorsa puntata che avevo definito ‘la peggiore della stagione‘, From fa un balzo in avanti deciso in termini di trama e stavolta c’è parecchio da commentare, parecchio su cui ragionare, parecchio su cui elucubrare (che in serie del genere è quel che ci piace di più). Più si va avanti e più si capisce come una delle critiche più ricorrenti mosse alla serie da parte di chi la segue in maniera distratta o approssimativa, ovvero “Non sanno nemmeno loro dove stanno andando a parare”, non abbia fondamentalmente senso di esistere. From ha attinto da Lost ma non è, letteralmente, una nuova Lost. Come dicevo in questo articolo di qualche tempo fa, From è l’erede di Lost a livello concettuale, ma non strutturale.
Questa serie ha evidentemente un’ambizione molto complessa, ma che se il giochetto dovesse riuscire la isserebbe negli annali della televisione: From non vuole lasciare tutto in uno stato di eterna sospensione, non vuole lasciare troppo spazio a interpretazioni, non vuole lasciare niente di intentato. From vuole evidentemente spiegare tutto, o quasi. Vuole fare, fondamentalmente, ciò che le chiede disperatamente la parte di pubblico a cui di godersi il viaggio interessa fino a un certo punto. Chiaro è però che per una narrazione così intricata, le famose spiegazioni devono necessariamente arrivare un pezzo alla volta, e che non si possano pretendere risoluzioni immediate considerando che manca quasi una stagione e mezzo alla fine. Ma From ha tutta l’intenzione di provarci, seriamente, e più passano le puntate, più uniamo i punti, più riusciamo a capire come tutto sia stato pensato e ragionato per avere un inizio e una fine, e che inizio, svolgimento e fine siano stati pensati sin dalla prima fase di scrittura, con l’obiettivo di costruire un universo narrativo complesso ma affascinantissimo.

E quindi sì, ormai è una certezza: la struttura narrativa di From è stata prestabilita per filo e per segno agli autori sin dall’inizio, ma comunque questo per chi segue From con accuratezza e con l’attenzione che una serie di questo tipo merita non è mai stato in discussione. In questa puntata scopriamo nuovi pezzi della storia, che ci indirizzano verso un finale di stagione che si preannuncia al solito scoppiettante. Stavolta il turbo è partito prima: già nella seconda parte di questa quartultima puntata il ritmo narrativo si è alzato vistosamente, il che lascia presagire che le ultime 3 puntate avranno i giri del motore altissime (l’anno scorso, invece, furono ‘solo’ gli ultimi 2 gli episodi con la massima spinta in quel senso). Il popolo guidato da Boyd ha deciso di passare all’azione e di andare a stanare i mostri in piena notte, quando meno se lo aspettano. Una preparazione che porterà Kenny a uscire per provare a sfidare il male, con Boyd costretto a dirigere le operazioni dall’interno dato che ormai il Parkinson non gli lascia più possibilità di compiere azioni che potrebbero mettere a rischio lui e l’intera comunità.
C’è un punto chiave molto importante in questa puntata, e riguarda Sophia\Uomo in Giallo. Siamo stati abituati a vedere Sophia sempre estremamente sicura di sé, convinta di avere pienamente il gioco in mano, perennemente divertita da come riusciva a manipolare qualsiasi abitante le capitasse sotto tiro (da Sarah al povero Harry). Per la prima volta, qui, abbiamo visto invece Sophia infastidita, a tratti preoccupata mentre Boyd le raccontava il suo piano per l’assalto notturno ai mostri, e anche durante lo svolgimento dell’assalto stesso. Per la prima volta, in questo episodio, è come se Sophia temesse che qualcosa possa sfuggirle di mano. Come se temesse che gli abitanti stiano facendo qualcosa di strano, imprevisto: qualcosa che porterà il consueto ciclo a non compiersi.

Soprattutto quando Boyd dice: “Siamo vicini a capire le cose”, la ragazza dentro il cui involucro si nasconde l’entità (per ora) peggiore e più potente di Fromville sembra avere un sussulto negativo. E in generale tutto quello che fa durante questa puntata sembra più spasmodico, meno in controllo della situazione: quando va a risvegliare Roger ‘bambolizzato’ è frenetica, elettrica, compulsiva. Lo risveglia per usarlo come ariete da sfondamento per entrare nella Colony House e distruggere tutti dall’interno, permettendo anche ai mostri di entrare. E lo fa anche per far capire al gruppo che si può ‘passare dall’altra parte’, un altro elemento che contribuirà a terrorizzare gli abitanti.
Il piano, però, non riesce.
Elgin pugnala col totem il Roger versione bambola assassina, e nonostante il terrore seminato la Colony House riesce a difendersi. Allo stesso tempo, Kenny trafigge il mostro-lattaio che inizialmente sembra accusare il colpo, ma poi si rialza immediatamente e assieme agli altri suoi amici mostri (capitanati da Smiley, col suo consueto sorriso terrificante) mette Kenny alle strette: Kenny prova a scappare verso una delle porte come gli aveva detto Boyd, ma tutte le porte sono presidiate da qualcuno dei mostri. E qui si capisce come il fatto di aver raccontato il piano per filo e per segno con Sophia presente non sia stata un’idea geniale da parte di Boyd (anche se è probabile che in qualche modo ci sarebbe arrivata comunque).
Mentre Kenny sembra ormai spacciato, però, succede qualcosa di incredibile. Qualcosa che potremmo definire un game changer: Fatima sente che Smiley sta per uccidere Kenny e riesce in qualche modo a fermare il suo mostruoso figlio, dimostrando come non solo lui sia in grado di possederla. Anche lei all’occorrenza può fare lo stesso, e questo è un colpo di scena notevole che dovremo capire come verrà utilizzato dai buoni nelle prossime puntate.
Mai come stavolta, dopo quanto successo nell’assurda notte della 4×07 di From, sarà necessario fare una cosa che Boyd e soci non sono abituatissimi a fare: comunicare, parlarsi, usare tutte le informazioni possibili a loro disposizione. Perchè stavolta sembra esserci il margine per un ribaltone clamoroso
Al di là delle scene di maggior tensione, in questo episodio di From ci sono da mettere a referto un altro paio di cose: il sogno\visione di Harry che si risveglia in ospedale con un Victor in abiti civili, che potrebbe portare un Harry sempre più pericolosamente preda di se stesso a pensare che quello che stiano vivendo sia tutto un sogno, con conseguenze potenzialmente letali per lui e non solo; inoltre, la linea Tabitha-Victor-Ethan, che stanno andando sempre più a fondo sulla storia dell’Uomo in Giallo e che nella macchina trovano una bustina piena di denti (sono i denti delle sue vittime? O cos’altro?).
Insomma, una puntata che definire scoppiettante è dire pochissimo. Anche perchè è tornato anche quell’elemento puramente horror che un po’ ci era mancato negli scorsi episodi: personalmente sono un fan del fatto che non si sia deciso di abusare narrativamente della presenza dei mostri notturni, perchè alla lunga avrebbero finito per non fare più nessun effetto proprio come gli zombie di The Walking Dead. Ma centellinarli e farli uscire al momento giusto, come in questo caso, è sempre di grandissimo impatto. Da adesso in poi, comunque, può succedere di tutto, perchè la guerra tra l’Uomo in Giallo e il popolo capitanato da Boyd è appena entrata nel vivo, e potrebbe avere davvero conseguenze gravissime. Con delle ‘divisioni’ all’interno del gruppo che si preannunciano più che mai tragiche.
Vincenzo Galdieri






