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Fleabag: l’uso della quarta parete che ha vinto un Emmy

Fleabag

Ci sono sicuramente molti motivi che rendono Fleabag una delle serie più amate dell’ultimo periodo (alcuni li abbiamo elencati qui): dai temi trattati – che spaziano dall’amore all’elaborazione del lutto – alle capacità attoriali di Phoebe Waller-Bridge e dei suoi colleghi, esperti nel portare alla vita questi personaggi eccentrici e simpatici. Ciò che ha permesso alla serie tv di vincere molteplici Emmy anche nelle categorie più insidiose – tra cui miglior regia e miglior sceneggiatura per una comedy – risiede nelle sue particolarità per quanto riguarda i campi della scrittura e del montaggio: piccoli accorgimenti hanno trasformato tecniche ormai consolidate in caratteristiche originali, fresche e dirette.

Fleabag, in primo luogo, deve molta della propria spontaneità al modo in cui nasce: la serie approdata sugli schermi di Amazon Prime Video, infatti, era in origine uno spettacolo teatrale. Da un esercizio di 10 minuti, Phoebe Waller-Bridge è riuscita a comporre una performance che prevede la presenza della sola attrice sul palco. Il monologo, aiutato da alcuni suoni extradiegetici, racconta la storia della nostra protagonista e il suo interagire con altri personaggi ci viene soltanto raccontato.

Fleabag

Nella serie, invece, l’adattamento ha previsto una vera e propria messa in scena degli avvenimenti prima soltanto narrati: ecco dunque che il mondo di Fleabag si popola di luoghi e di personaggi che, non controllati più dalla protagonista, rappresentano vere persone e non soltanto sagome che servono alla continuazione della storia. Per mantenere però l’essenza dello show teatrale si è deciso di utilizzare una tecnica molto cara alle serie tv dell’ultimo periodo, ovvero la rottura della quarta parete.

Questo metodo di narrazione nasce, effettivamente, dal teatro: in questo mondo, infatti, quando un attore si rivolge direttamente al pubblico “rompe” la parete immaginaria che racchiude lo svolgimento della storia e divide gli spettatori dai personaggi, creando un collegamento e una consapevolezza metanarrativa della finzione della propria storia che con ironia coinvolge ancora di più chi sta guardando. Nella televisione, e in particolare nello stile tipico del mockumentary (ne abbiamo parlato anche qui), questa tecnica viene di solito utilizzata per aumentare la carica comica.

Fleabag, invece, usa la rottura della quarta parete per creare un’intimità fondamentale per la riuscita della storia. Sin da subito il personaggio guarda dritto in camera commentando in tempo reale ciò che accade come fossimo suoi amici. La protagonista è l’unica nella serie ad avere questo tipo di rapporto col pubblico: questa scelta evidenzia non solo la carica metanarrativa della serie, ma ci dice molto del suo carattere. Intelligente, sarcastica al limite del dissacrante, ci indica sin da subito la preferenza che il suo personaggio ha nei confronti del pubblico rispetto a tutte le altre persone presenti nella sua vita. Confidando i suoi pensieri più segreti e le sue opinioni anche sconvolgenti e audaci, Fleabag ci convince di essere suoi intimi amici e si mostra come un bellissimo pavone ai nostri occhi.

fleabag

Il suo modo di parlare risulta completamente “senza filtri”: l’utilizzo di turpiloquio e della seconda persona indicano un’oggettivazione della telecamera, come se stesse parlando con un unico individuo con cui è in confidenza. La rottura della quarta parete viene spesso utilizzata da Fleabag per far ridere e portare un po’ di leggerezza anche nelle scene più intense, strane e scomode. Parlando al pubblico, la protagonista può così riempire silenzi che altrimenti risulterebbero imbarazzanti e distogliere l’attenzione, sdrammatizzando, da momenti troppo seri.

Nelle scene che aprono la seconda stagione, per esempio, possiamo notare come lo humor di Fleabag è in molti casi un meccanismo di difesa: per distogliere l’attenzione su ciò che succede, su silenzi scomodi e su una compagnia poco piacevole, la donna parla con noi, ci e si distrae. L’utilizzo del sarcasmo e dell’ironia, dunque, indica il bisogno di allontanare il proprio dolore e senso di inadeguatezza. Questa tecnica però serve a Fleabag tanto quanto serve alla storia stessa. In un’intervista al giornale The Guardian, la creatrice e attrice della serie Phoebe Waller-Bridge commenta in questo modo:

Fleabag was always performing for the camera to distract both herself and the audience from her misery. (…) Her drive was to entertain you, so she could never allow herself to be a victim for fear of boring you

Fleabag si sta esibendo costantemente per la telecamera per distrarre sia se stessa che il suo pubblico dalla propria miseria. […] Ciò che la fa andare avanti è il bisogno di intrattenere, così non si permette di diventare la vittima di ciò che le succede per paura di annoiare.

Il pubblico diventa dunque l’amico “segreto” di Fleabag, un vero e proprio personaggio nella sua vita. Se questo modo di fare crea in noi intimità e connessione empatica, porta però la protagonista a indossare una maschera per intrattenerci, crea una distanza tra il proprio dolore e ciò che ci è permesso di vedere in lei. La fragilità che risiede in questa scelta viene fuori nel momento in cui il pubblico si rende conto del dolore e dell’instabilità che abita nel suo personaggio. Questa consapevolezza culmina con il finale della prima stagione: nel momento in cui si scopre un segreto che la protagonista non voleva condividere – per paura di essere giudicata o addirittura abbandonata dal suo nuovo “amico” – Fleabag cerca di scappare dal nostro sguardo, smette di parlare con noi e tenta di allontanarsi fisicamente dalla cinepresa.

Hot Priest

La relazione con la rottura della quarta parete cambia, in maniera ancora più innovativa, con l’inizio della seconda stagione e l’arrivo di un nuovo personaggio. Fino a quel momento abbiamo visto Fleabag nei momenti più intimi e personali: durante i propri rapporti sessuali o in bagno, seguiamo e interagiamo con lei. Ciò non vuol dire che la scena si congela mentre il suo personaggio parla alla telecamera, ma anzi le azioni continuano indisturbate, creando un legame strettissimo tra la narrazione diretta, quella indiretta, e il ritmo della serie.

Questo collegamento, che passa completamente inosservato agli occhi di tutti, viene in realtà notato per la prima volta dal personaggio del Prete – rinominato “Hot” Priest dalla community online della serie e interpretato da Andrew Scott – sconvolgendo completamente Fleabag e incuriosendo lo spettatore. Per la prima volta, non è più libera di parlare indisturbata con noi e la sua reazione è di minimizzare e allontanarci dalla storia. Il motivo per cui il suo personaggio riesca a vedere la rottura della quarta parete è ancora motivo di dibattito: per alcuni è la sua capacità di osservare e ascoltare davvero la protagonista, per altri è un rapporto che egli stesso esercita con Dio e che riconosce in Fleabag.

Il tutto culmina nella scena in cui, con un ritmo sempre più incalzante, il prete cerca di capire cosa stia succedendo e diventa il primo personaggio dopo Fleabag a guardare dritto verso la camera nella speranza di “raggiungere” la protagonista. Questa semplice azione sorprende e imbarazza il pubblico: per la prima volta veniamo interrotti nel nostro ruolo voyeuristico di spettatori e ci sentiamo direttamente chiamati in causa.

Questa scena fa scoppiare la bolla in cui Fleabag e lo spettatore vivevano, rendendoci all’improvviso consapevoli di quanto intima e segreta fosse la nostra relazione con la protagonista e portandoci ad accettare che in questo spazio segreto, ora, dovremo ospitare anche un altro personaggio.

Creare un equilibrio tra la capacità di intrattenere il pubblico e il bisogno di distrarsi è l’obiettivo in cui Fleabag eccelle: questa serie tv propone in maniera innovativa la rottura della quarta parete, creando una narrazione estremamente realistica della vita di ognuno di noi. Il suo racconto – che rappresenta il racconto che ogni persona fa della propria vita – la pone nella posizione di essere allo stesso tempo protagonista e creatrice della propria storia.

Questo potere viene rappresentato in tutti i suoi limiti e vantaggi: Fleabag ci permette sì di ridere dei momenti più imbarazzanti, osceni e assurdi della sua vita, ma soprattutto ci aiuta a capire quanto sia difficile essere sinceri con noi stessi nei momenti più dolorosi e intimi. Inoltre, quello che porta a immedesimarci e innamorarci di lei è il non detto, la fragilità e l’imbarazzo che si trovano nel suo io più profondo: dimostrano come la serie colleghi personaggio e spettatore in un rapporto sorprendentemente bilaterale, fatto d’intimità e comprensione.

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Scritto da Emanuela Pileggi

Studio per poter capire i libri che leggo, le serie TV che guardo, il mondo in cui vivo. Seria ad intermittenza, curiosa di natura, sogno un giorno di diventare grande.

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