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A distanza di anni non ho ancora superato la cancellazione di Finding Carter

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La cancellazione di una serie tv non è mai gradita da chi ne è appassionato o da chi ne continua a seguire le vicende, anche con distaccato interesse. Nell’ormai lontano 2014 su MTV andava in onda la prima stagione di Finding Carter riscuotendo nelle sue dodici puntate feedback generalmente positivi sia a livello di audience che di critica. A fronte proprio del buon riscontro iniziale, lo show statunitense venne rinnovato per un’ulteriore stagione da altrettanti dodici episodi trasmessi a partire dal 31 marzo 2015. Di lì a poco, lo stesso anno venne annunciata l’estensione della seconda stagione con altri dodici segmenti il cui rilascio sul palinsesto era previsto dallo stesso ottobre. Il rapido ritmo con cui lo show era realizzato, mandato in onda e riconfermato (un po’ come accade in senso positivo per la serie CW Riverdale) faceva ben sperare sul percorso futuro di Finding Carter. Ciò nonostante, a un mese dalla trasmissione del finale del secondo capitolo (nel dicembre 2015), MTV dichiarò a inizio 2016 la cancellazione del titolo a causa di un drastico calo di ascolti.

Pur non essendo mai arrivata in Italia, Finding Carter si colloca in un periodo produttivo ben chiaro per la linea editoriale dell’emittente. Negli anni Dieci, MTV ha offerto diversi teen drama popolari e che hanno in qualche modo influenzato il genere proprio per la audacia del plot e della messa in scena. Si pensi a Diario Di Una Nerd Superstar, a Faking It, a Teen Wolf…; nel nostro paese il broadcaster era anche impegnato nella messa in onda dell’iconico Skins UK. Questi sono tutti titoli che si collocano in maniera precisa su una scia rivolta a un target preciso, lo stesso a cui si indirizzavano programmi leggeri e intenzionalmente esagerati e disturbanti, come Jersey Shore, 16 and Pregnant e Catfish. Ebbene, per i più nostalgici e per gli adolescenti segnati da un periodo televisivo fatto di giovani avvezzi agli eccessi e ai drammi oscuri, Finding Carter non può di certo mancare. Dopo una prima stagione intrigante e affascinante nel suo essere volutamente controversa, la cancellazione non può che pesare e marchiare un titolo così promettente quanto definito.

Spero di non essere l’unica a ricordare questo show dalla vita breve e a rimpiangerne ancora la sfortunata disfatta, in particolare a fronte di un plot intrigante e cliffhanger finale lasciato in sospeso.

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Il ricordo dolceamaro che l’adolescente ancora in me conserva su Finding Carter è particolarmente connesso alla premessa sulla quale la trama si poggia. Tra dilemmi psicologici e una storia dalla facile immedesimazione, lo show di MTV è un dramma che verte attorno alla figura di Carter Wilson/Stevens (Kat Prescott). La protagonista vive una vita apparentemente perfetta insieme alla madre single Lori Stevens, ma il tranquillo scorrere della sua esistenza viene turbato e bruscamente capovolto da una scioccante rivelazione. A seguito di un’innocente arresto, la polizia verifica l’identità di Carter e giunge a una sconvolgente conclusione: la donna che ha sempre creduto essere sua madre è in realtà la sua rapitrice che l’ha sottratta alla vera famiglia all’età di tre anni.

Affetta da una Sindrome di Stoccolma che la lega ancora a Lori, Carter torna a vivere con la famiglia dopo ben 13 anni.

L’aspra verità è venuta alla luce e Carter non è in grado di assimilare in tempi brevi la miriade di informazioni e avvenimenti che le si riversano addosso. La realtà della giovane adolescente viene sconvolta e questa è separata da colei che l’ha cresciuta. La protagonista è immediatamente estirpata e trapiantata contro la propria volontà in un nuovo ecosistema. Inserita nel contesto familiare che le apparterrebbe di diritto, Carter si trova in un ambiente totalmente diverso da quello a cui è abituata: nonostante sia la sua rapitrice ora in fuga, l’adolescente continua a vedere in Lori la sua reale figura materna per la quale nutre un affetto smisurato. L’ostilità verso la nuova vita la porta al tentativo di ricongiungersi con l’antagonista e a evitare ogni tipo di mediazione con la famiglia biologica con cui si trova a vivere. Carter scopre di non avere soltanto due genitori, Elizabeth e David Wilson (Cynthia Watros e Alexis Denisof), ma anche una sorella gemella, Taylor (Anna Jacoby-Heron), e un fratello minore, Grant.

Carter ha un carattere forte e ben definito che fa attrito con quello dei familiari: in particolare, partendo con la determinata Elizabeth, madre e detective vogliosa di scovare e punire la rapitrice; fino a Taylor, riflessiva, rigida e meno carismatica della sorella. Carter si caratterizza per animo ribelle e testardo, messo progressivamente alla prova dalle numerose bugie che continuano a rivelarsi nel corso delle due stagioni. Cominciando dal suo nome di battesimo, che realmente è Lyndon, cambiato in seguito dalla sequestratrice; e dalla data di nascita: scopre che il suo compleanno non è il 5 maggio come ha sempre pensato, ma è il giorno del suo rapimento che Lori ha scelto di celebrare sostituendolo all’effettivo mese di novembre.

Finding Carter offre una storia ai limiti del reale che permette una forte immedesimazione nel dilemma morale e psicologico della protagonista, cosa farebbe ciascuno al suo posto?

A distanza di anni, convinti ormai che Lyndon fosse morta, i genitori erano in balia di un matrimonio in bilico che cercano piuttosto di salvare col ritrovamento della figlia, nel tentativo di vivere finalmente una vita serena tutti insieme. Tra alti e bassi, festini e amori liceali al fianco dei nuovi amici Ofe, Bird e Gabe e dell’ex-fidanzato Max, Carter si integra a forza nel nuovo contesto e a piccoli passi impara a vivere con la nuova famiglia, nonostante si ancora intimamente legata a Lori e si senta in colpa ogni qual volta ha un momento di connessione coi nuovi/vecchi familiari e non pensa alla rapitrice. Le verità che si manifestano e colleziona nel corso delle puntate e i primi sinceri contatti con i parenti genetici la conducono a un dilemma interiore che la divide tra le due realtà. La protagonista arriva al punto di non essere capace di compiere una decisione e di distinguere il vero dal falso, nel tentativo di godersi anche una vita in qualche modo normale nella sfrenatezza dei suoi sedici anni.

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Finding Carter tra i suoi drammi legali e adolescenziali, e le sue battaglie in nome della verità, veste i panni di una storia sulla fiducia e sulla ricerca d’identità. Carter sente il peso e la necessità di ridefinirsi e inizia progressivamente a mettere in discussione tutto ciò che la sua vita è stata fino a quel momento. Si interroga sul mondo in relazione alla quale si è sempre percepita e determinata. La protagonista cerca di vedere il buono negli altri, ma il continuo dispiegarsi di segreti e bugie mette a rischio la genuina percezione della realtà e l’impetuosa personalità di cui si dota. Carter, Taylor e tutti i loro coetanei si collocano in un mondo di adulti egoisti e meschini, pieni di segreti che nascondono agli altri e a sé stessi, lasciando i giovani vittime di un flusso in cui non sono in grado di orientarsi e da cui vengono mossi passivamente senza possibilità di reagire. Carter non ha più alcuna certezza e si sente in gabbia, costretta a un contesto che non desidera e controllata da forze su cui non ha arbitrio.

La serie riempie la sua trama di una moltitudine di twist e fitte bugie che si manifestano nel corso della narrazione attraverso il rancore e l’apprensione di ciascun personaggio. La verità non è mai pienamente enunciata, ma concessa ai protagonisti e agli spettatori poco a poco, è sempre un po’ celata.
Partendo dalla rivelazione successiva (nella seconda stagione) del fatto che Lori sia stata in realtà la madre surrogata di Carter e Taylor, e dunque ora vogliosa di ricongiungersi con le figlie biologiche, la verità si dispiega nel racconto progressivamente. Ma, a causa della cancellazione, alcune questioni sono rimaste purtroppo irrisolte anche a distanza di anni dal mancato rinnovo annunciato il 29 gennaio 2016. Finding Carter si è sicuramente distinto dai teen drama convenzionali del periodo proponendo una storia ricca di colpi di scena, controversa e non esclusivamente rivolta a un target di giovani adolescenti. Ciò posto, è pur vero che, dopo una buona prima stagione fatta di bilanciamenti e intrighi, la seconda produzione si è un po’ persa per strada con lo scopo di arricchire la trama di crudi risvolti atti a infittirne indagini e intrecci. Caricata di informazioni, dettagli e avvenimenti la serie tv originale MTV risultava disorientata nel tentativo di trovare una propria dimensione che permettesse di procedere con la narrazione, invece che concludere con un racconto semplice ma accattivante. I tanti personaggi introdotti e le dinamiche presentate hanno artefatto una premessa che stava funzionando bene, per poi inesorabilmente condurre a un crollo degli spettatore e a un’inevitabile cancellazione che ha comunque lasciato aperti molti dei drammi ormai avviati.

Non sapremo mai che quali saranno le sorti di Max che, dopo aver tradito sé stesso, scagiona Lori e confessa l’omicidio di Jared. Non sapremo mai le sorti di Ben, il quarto fratello ritrovato, figlio di una sola e unica notte d’amore tra David e Lori e cresciuto da quest’ultima all’insaputa del padre. Non sapremo mai se Carter e la sua vera famiglia troveranno pace, e come si concluderanno le peripezie legali e quotidiane contro l’instabile Lori. Non sapremo mai come la moltitudine di accadimenti al limite del verosimile avrebbe avuto sfocio e termine. Dopo anni questi sono quesiti in sospeso e che sono ancora accuratamente catalogati e conservati nella mia mente di spettatrice all’epoca adolescente e che non tardano a riaffiorare ogni qual volta mi approcci a teen esagerati e fitti di bizzarri misteri, come Riverdale e altri eredi.

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Finding Carter non è comunque priva di difetti ed eccessi.

Parliamoci chiaro: quanto enunciato non è sufficiente per parlare di Finding Carter come di uno show perfetto anzi, questo è ben lontano dall’essere un’opera sublime. È pur sempre un prodotto prettamente teen degli anni Dieci e per questo non esente da momenti di esagerazione, da scene romanzate oltre il limite, e da situazioni cringe che bilanciano le aspre e surreali dinamiche. E’ un prodotto coerente con la linea editoriale della casa che l’ha ospitato, e per questo adatto a ogni età: senza pretese, Finding Carter è adeguato visioni avvincenti ma comunque disimpegnate. Non è eccezionale, eppure si colloca in un flusso produttivo che non ha nulla da invidiare agli altri teen drama che ce l’hanno fatta. I pochi, grandi, nostalgici come me che, nonostante non sia mai sbarcata in Italia, si sono lasciati intrattenere dall’ingarbugliata storia di Carter e della sua frammentata famiglia tuttora, di quando in quando, si interrogheranno sicuramente sul cliffhanger con cui la seconda stagione si chiude. Finding Carter ci ricorda con enfasi e drammatizzazione che l’apparenza inganna e, a distanza di anni, continua a tormentare la mia quiete coi quesiti della sua fitta trama lasciati irrisolti dalla sventurata cancellazione. Ed è per questo che, nonostante tutto, rimpiango ancora il mancato rinnovo di uno show che avrebbe comunque potuto redimersi e intrattenere ancora per un po’.

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