ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Spider-Man: Brand New Day e sui precedenti film sul supereroe Marvel
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Questo luglio è sicuramente destinato a rimanere un mese fondamentale per l’annata cinematografica in corso. A pochi giorni di distanza dall’uscita in sala di The Odyssey di Cristopher Nolan, fa il suo ritorno nelle sale anche Spider-Man, giunto ormai al suo quarto capitolo nell’MCU. Un film attesissimo, che segue l’emozionante e confuso No Way Home di quattro anni fa, riportando Peter Parker a una dimensione più intima e personale. Al termine del precedente film, infatti, tutto il mondo si era scordato dell’esistenza del giovane, rimasto quindi completamente solo e dedito ormai solo alla sua vita da supereroe.
Da queste premesse prende vita un film dal tono molto più maturo rispetto ai precedenti. Un racconto che inoltre ci riconduce a una dimensione molto più classica per l’epica del personaggio. Una sorta di ritorno alle origini, perché finalmente vediamo un Peter in difficoltà, a stretto contatto con la sua New York e dilaniato tra la sua vita personale e quella da supereroe. Una dimensione praticamente mai vista negli Spider-Man precedenti, dove la mitica del personaggio è stata sacrificata sull’altare della continuity dell’MCU.
In tempi di crisi dell’universo condiviso finalmente Spidey finisce al centro di un film più autonomo. E ne esce fuori il racconto più profondo e coerente sull’uomo ragno dai tempi della trilogia di Sam Raimi. Non mancano alcune criticità – come la mancanza di un grande villain – ma Spider-Man: Brand New Day è un film con una sua anima ben definita. Un ottimo lavoro, che conduce nel migliore dei modi possibili all’imminente Avengers: Doomsday.

Spider-Man: Brand New Day tra un Peter più maturo e uno Spider-Man più vicino alle sue origini
L’aspetto più interessante di Spider-Man: Brand New Day è proprio il suo tono più maturo. Le catastrofiche conseguenze di No Way Home hanno creato un contesto complicatissimo per Peter. Senza più una famiglia e degli amici, il ragazzo si getta a capofitto nella sua attività da vigilante. Ne esce fuori una spersonalizzazione che progressivamente annulla Peter Parker, lasciando solo la maschera come identità dominante. Quella di Peter è però anche una scelta consapevole. I traumi vissuti – specialmente la morte di sua zia May – lo hanno convinto a sobbarcarsi in solitaria nella crociata che ha scelto di combattere. Per la prima volta nel suo percorso nell’MCU, Peter realizza davvero le grandi responsabilità che derivano dai grandi poteri che ha ottenuto. E le abbraccia, non senza sofferenza.
A questo tono più maturo si accompagna quindi una sorta di ritorno alle origini per Spider-Man. Peter crea un rapporto simbiotico con New York, diventandone l’eroe simbolo. La comunità cittadina diventa il motore delle azioni dell’uomo ragno. Svuotando completamente la propria vita personale, Peter si dedica al collettivo, diventando l’eroe di cui la città aveva tremendamente bisogno. A pagarne le spese però è lo stesso Peter. Tutto Spider-Man: Brand New Day è un lungo percorso di elaborazione del trauma per il suo protagonista. Progressivamente – soprattutto con l’incontro con MJ e Ned – Peter capisce che non può andare avanti da solo. Che quelle enormi responsabilità sono più leggere se condivise. E soprattutto che – pur escludendo tutti – il ragazzo non è mai rimasto veramente solo.
Accanto a lui c’è sempre stata la città di New York, eternamente riconoscente al proprio eroe. In lui resta il ricordo di Zia May, che lo accompagnerà per sempre. E rimane vivo anche il bagliore del legame cancellato con Ned, che nel finale riconosce incredibilmente il suo vecchio amico. Peter riesce a elaborare tutto questo e finalmente può lasciarsi indietro il trauma vissuto. Quello che vediamo nel finale di Spider-Man: Brand New Day è un uomo adulto, consapevole delle proprie responsabilità. Non più un ragazzo circondati da mentori e da gadget. E questa crescita è il tema centrale del film, esplicitato da una magnifica metafora relativa ai suoi poteri.
La mutazione come metafora del cambiamento di Peter
Uno degli elementi di maggiore interesse attorno a Spider-Man: Brand New Day era la mutazione – introdotta nel trailer – che porta Peter ad accentuare gli ormoni aracnidi presenti nel suo dna. Ciò si traduce nella produzione di ragnatele organiche e nello sviluppo di sensi iper-acuti, che mandano in tilt la percezione di Peter. Questa mutazione in realtà inficia solo parzialmente sull’operato di Spidey e viene domata – in maniera relativamente semplice – dal ragazzo col suo inibitore. Ma se a livello narrativo impatta abbastanza poco, la mutazione assume un valore fondamentale sotto il profilo concettuale in Spider-Man: Brand New Day.
Questa si fa infatti metafora del più ampio cambiamento che vive Peter nel film. Della transizione verso l’età adulta. Verso quella maturità che detta il tono dell’intero racconto. La mutazione racchiude tutti i prodromi di ciò che vive il protagonista del film Marvel. Della nuova identità che abbraccerà. Peter deve infatti riabituarsi ai suoi poteri. È in questo senso che Spider-Man: Brand New Day propone una sorta di ritorno alle origini, in realtà inedito perché nell’MCU non abbiamo mai visto una origin story di Spider-Man.
Questa chiaramente non è una vera e propria origin story, ma le si avvicina molto. E infatti ricorrono finalmente tutti gli elementi classici della formazione di Spider-Man: New York, il lutto, il peso della responsabilità, la riscoperta dei legami, l’identità segreta. Verso il finale naturalmente Peter smette di lottare contro questa mutazione, ma l’accoglie, così come abbraccia l’età adulta e la nuova maturità che comporta. Più che Spider-Man, a mutare al termine di Spider-Man: Brand New Day è proprio Peter Parker, giunto ormai a un punto pressoché d’arrivo del suo percorso.

Le ottime prove dei protagonisti di Spider-Man: Brand New Day
Assieme a Peter Parker e Spider-Man, è maturato molto anche Tom Holland, al suo massimo nei panni dell’uomo ragno. L’attore regala una prova solidissima, che regge l’assetto più maturo dell’intero film. Accanto a lui ci sono tutta una serie di performance davvero di valore, che rappresentano la vera colonna portate del film. John Bernthal nei panni di The Punisher, la Liza Colon-Zayas di The Bear che pur con un ruolo marginale ci dà ulteriore prova del suo enorme valore. E ovviamente Sadie Sink.
Lei era il vero mistero di questo film e come molti avevano correttamente immaginato la star di Stringer Things interpreta nell’MCU Jean Grey. Un personaggio cruciale, presentato però in una declinazione particolarissima in Spider-Man: Brand New Day. La gestione del personaggio è in realtà uno dei grandi punti interrogativi di questo film, ma ogni giudizio va lasciato a sviluppi futuri. Per ora ci limitiamo a elogiare l’ottimo lavoro di Sadie Sink, una stella sempre più brillante del panorama cinematografico odierno.
Per il resto vorremmo sottolineare lo straordinario comparto tecnico del film, che strizza prepotentemente l’occhio ai favolosi videogiochi della Insonnia Games sul supereroe. La debolezza principale del racconto è invece – come dicevamo – l’assenza di un villain centrale, ma il percorso di crescita di Peter ovvia a questo problema, assieme alla convincente presenza di tutti i personaggi comprimari, da The Punisher a MJ fino alla stessa Jean Grey.
Nel complesso Spider-Man: Brand New Day è davvero un ottimo film. Un lavoro che mostra – una volta ancora – che quando i film riescono a slacciarsi dalle stringenti maglie dell’universo condiviso della Marvel acquistano una nitidezza molto più limpida. Finalmente abbiamo visto al cinema il Peter Parker che desideravamo da anni, ora non ci resta che riabbracciarlo in Doomsday, in attesa poi di capire quale sarà il suo destino.




