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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Il 2026 è stato senza dubbio l’anno dei grandi ritorni che hanno fatto emozionare i Millenials. Qualche mese fa ci siamo tutti precipitati al cinema per vedere il sequel de Il Diavolo veste Prada (che abbiamo recensito per voi). Inoltre c’è stato anche il ritorno della star della nostra infanzia, Hannah Montana. Per celebrare i 20 anni dalla prima messa in onda è andato in onda uno speciale con Miley Cyrus. Hanno seguito la stessa scia anche altri due grandi franchise di Disney Channel come I Maghi di Waverly (che è tornato con uno spin-off conclusosi proprio in queste settimane) e Camp Rock. La cosa non avrebbe potuto rendermi più felice, dal momento che sono cresciuta a pane e Disney Channel. Ma questo sequel ha davvero rispettato le aspettative?
Camp Rock 3, cavalcando la nostalgia e presentando al contempo una nuova generazione di star, ci ha fatto tornare ragazzi. Ma sarà stato abbastanza?

La strada che ha seguito è stata la stessa battuta da High School Musical, che ha introdotto nella sua serie tv revival un nuovo gruppo di talenti (ecco le nostre impressioni sulla prima stagione di High School Musical: The Musical: The Series). I protagonisti sono, infatti, degli adolescenti arrivati a Camp Rock decisi a realizzare il loro sogno e a trascorrere l’estate più bella della loro vita. Prima di tutto abbiamo i due fratelli Sage e Desi, che hanno ambizioni diverse ma la medesima passione. Rosie suona il violoncello ma segretamente vorrebbe ribellarsi alle aspettative della sua famiglia e diventare una popstar. Cliff è un ragazzo con una fissa per la batteria, che è ritenuto da tutti un po’ strano. Fletch è un talentuoso cantautore dal passato oscuro.
Questa è la nuova generazione che mette piede nel campo estivo che ora è gestito dalla mamma di Mitchie (contenta tesoro che non ti fa più vergognare facendo la cuoca?). Per loro arriva a sorpresa l’opportunità della vita, quando i Connect 3 si presentano e annunciano che sceglieranno uno di loro per aprire il loro tour. I ragazzi dovranno sfidarsi in una serie di prove per dimostrare di avere il talento e il carisma necessari per splendere sul palco e reggere i ritmi di un tour. Tra una challenge e l’altra questo gruppo di ragazzi fa amicizia e sviluppa un legame per la vita. Rosie decide di superare le sue paure e mettere da parte il suo violoncello per esibirsi sul palco. Sage inoltre riesce a riallacciare il rapporto con suo fratello e capisce che deve mitigare la sua ambizione e legarsi di più agli altri.

Bisogna ammettere che uno dei punti di forza di questo film è stato proprio il gruppo dei nuovi protagonisti.
Ciascuno di essi ha una storia interessante e insieme mostrano un’ottima chimica, formando un gruppo eterogeneo. Nei primi due capitoli di Camp Rock la storia si reggeva quasi esclusivamente sulle spalle di Mitchie e Shane, mentre gli altri ragazzi del campo estivo facevano solo da contorno. Qui invece gli sceneggiatori ci hanno regalato una pluralità di storie che si intrecciano bene insieme. La scelta di presentare una nuova generazione di talenti è stata vincente, perché permette al pubblico di rivivere le emozioni di Camp Rock attraverso nuovi occhi. Mi ha ricordato un altro Disney Channel Original Movie della nostra giovinezza, Lemonade Mouth, dove cinque ragazzi fondano una band.

Proprio per questo motivo ho trovato il colpo di scena finale estremamente telefonato e prevedibile. Fin da quando sull’autobus i protagonisti hanno iniziato a condividere con gli altri le motivazioni, per cui tenevano a partecipare al tour dei Connect 3, ho capito che sarebbero stati presi tutti.
Il più grande difetto di Camp Rock 3 è stata, infatti, proprio l’assenza di drama: tutto si risolve subito e senza alcuna conseguenza. La villain del film, Madison, è una bambina dispettosa che non riesce a mettere mai davvero i bastoni tra le ruote ai protagonisti. Prima si limita a mettere dei glitter sui loro oggetti preferiti e poi posta un video sui social nel tentativo di far ricadere la colpa su di loro e farli squalificare. Peccato che, avendo usato il suo account social, viene subito beccata e Fletch viene riammesso. Il paragone con Tess, l’antagonista dei primi film, risulta quindi piuttosto impietoso. Inoltre non conosciamo la storia di Madison, né le reali motivazioni delle sue azioni. Avrei preferito un maggiore approfondimento su di lei.
Anche la storia d’amore tra Sage e Fletch è stata affrontata in maniera troppo frettolosa e per questo non è riuscita a trasmettere alcuna reale emozione.
I due si sono piaciuti dal primo momento e nessuna nuvola ha minacciato il loro legame. Anche quando la ragazza ha anteposto l’ambizione alla sua storia con Fletch, è stata perdonata immediatamente dal ragazzo che non si è infuriato neanche per un secondo. Avrei rallentato un po’ la loro riconciliazione per aumentare l’angst e il dramma: avrebbe dato sicuramente uno spessore maggiore a questa coppia. Ho trovato più interessante il rapporto conflittuale di Sage con il fratello: è stato interessante vederli confrontarsi sulle loro diverse visioni della musica e della vita.

Un plauso va fatto alla colonna sonora, che è stato l’aspetto che più ho apprezzato nel film. Coloro che hanno curato la soundtrack hanno fatto un’ottima scelta, combinando canzoni create appositamente per il nuovo film e vecchie hit che hanno fatto la storia di Camp Rock. Riascoltare Brand New Day, It’s On, We Rock o Play My Music ha senza dubbio fatto emozionare tutti noi Millenials. Ma bisogna ammettere che anche le nuove canzoni avevano un buon potenziale ed erano molto orecchiabili. Probabilmente manca una super hit come This is Me, capace di trainare il film, ma alla fine sia gli interpreti che le canzoni sono coinvolgenti.
Ora veniamo alla parte migliore del film: il ritorno di Demi Lovato e dei Jonas Brothers. Perché alla fine bellina la nuova generazione, carucce le canzoni, ma quello che ci interessava davvero era rivedere insieme questo quartetto.
Il cameo dei Jonas Brothers è stato davvero perfetto: i tre hanno portato sullo schermo una parodia di loro stessi, scherzando con il pubblico su quello che gli è accaduto realmente in questi anni. Abbiamo visto quindi Kevin alle prese con la sua vita da papà, Nick con la sua carriera da solista e Joe con il suo ego gigantesco. Giurerei che i battibecchi che abbiamo visto sullo schermo siano avvenuti davvero, quando si sono riuniti i Jonas Brothers lo scorso anno. Inoltre ci hanno regalato il personaggio più esilarante del film: Lark, la regina del sarcasmo.

Sono rimasta molto delusa invece dalla brevissima apparizione di Demi Lovato. Non solo non si è esibita, ma non ha rivelato nulla di quanto è accaduto al personaggio di Mitchie da quando l’abbiamo lasciata. Possiamo immaginare che sia diventata una famosa popstar, dal momento che dice di essere in tour, ma non sappiamo altro. Non viene rivelato nemmeno se è ancora legata sentimentalmente a Shane oppure no e la sua presenza in Camp Rock 3 è davvero irrilevante. Sarebbe stato bello inoltre rivedere altri personaggi dei primi film: avremmo potuto vederli cresciuti, mentre lavoravano al camp come professori. L’abbraccio tra Demi Lovato e Joe Jonas è stato un bel momento per i fan di vecchia data, ma si sarebbe potuto fare molto di più.
E infatti il grande problema di Camp Rock 3 è proprio l’assenza di un preciso target di riferimento.

Non sa saziare la nostalgia dei millenials e non sa accendere l’interesse della gen Z. Quando arrivano i titoli di coda, si ha l’impressione di aver guardato un film di quelli che passano la domenica pomeriggio. Camp Rock 3 è un confort movie, che fa passare un’ora e mezza di spensieratezza, ma che sarà presto dimenticato. Ormai è tramontata l’era d’oro dei Disney Channel Original Movie capaci di diventare dei fenomeni globali. E questo film ne è sfortunatamente l’ennesima prova. A me è venuta voglia di rivedere (per l’ennesima volta) il primo Camp Rock e a voi?







