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Zendaya è diventata inevitabile. E c’è chi inizia a chiedersi se non sia troppo

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Ogni generazione ha le sue icone. Negli anni Novanta c’era Jennifer Aniston, la fidanzata d’America. Poi ci sono state Angelina Jolie, Cameron Diaz, Scarlett Johansson e potrei ancora continuare. Tutti volti femminili – certo, ce ne sono anche di maschili, ma non è di questo che parleremo oggi – che per periodi più o meno lunghi sono stati protagonisti del cinema e/o della serialità. Erano ovunque: sui nostri schermi, negli spot televisivi, sui cartelloni pubblicitari. Insomma, non se ne scappava. Volti che ancora oggi sono iconici, riconoscibili. Ancora perfetti ma con una centralità diversa. Hanno lasciato spazio a nuove icone che oggi, nell’epoca social, sono sugli schermi e praticamente ovunque anche nei nostri feed. E per quanto i volti iconici siano parecchi, non c’è dubbio sul fatto che oggi a dominare la scena ce ne sia uno che sbaraglia tutta la concorrenza: quello di Zendaya.

Credits: HBO

La carriera di Zendaya ha avuto inizio in un passato che ormai sembra una vita fa.

Baby modella e ballerina, Zendaya raggiunge la fama nel 2009 come Rocky Blue nello show di Disney Channel Shake It Up. Aveva 13 anni. E se la matematica non è un’opinione questo significa che ha passato ormai più della metà della sua vita sotto i riflettori, cosa che la fa rientrare in quello che mi piace chiamare l’effetto Rihanna. In cosa consiste? Identifica quelle celebrità scoperte molto presto, con una lunga carriera di successo all’attivo a dispetto della giovane età. Una cosa che dà la percezione che lei sia sempre stata lì, famosa dalla prima volta in cui abbiamo acceso la radio o messo in play un cd. Così come la mia mente millennial non ricorda il mondo della musica senza Rihanna, non riesce a concepire il cinema e la serialità senza Zendaya.

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A differenza di molti colleghi della gang di Disney Channel, la cui vita personale è sempre stata al centro di numerose chiacchiere – e che hanno palesato non pochi problemi derivati dalla difficoltà di avere a che fare con la celebrità così presto – della vita privata Zendaya si è sempre saputo poco. Il giusto, mi viene da dire. Nessun dramma, nessun trauma, nessuno scandalo. Si è presa il suo tempo per capire cosa volesse fare davvero (come dimenticare Ripley, il suo esperimento musicale) e, una volta scoperto, ha cominciato a farlo con serietà e dedizione. Cosa, questa, che nel tempo ha contribuito a darle quell’immagine di brava ragazza, semplice e al contempo quasi perfetta, che oggi, con una carriera più matura, continua ad accompagnarla.

La sua carriera scorre tranquilla tra un progetto e l’altro fino al 2017, l’anno della svolta.

L’anno in cui Zendaya smette di essere una baby star Disney e comincia a essere percepita come la giovane attrice promettente che si è rivelata. Spider-Man Homecoming dà il via al suo percorso decennale nel Marvel Cinematic Universe nei panni di MJ, a fianco a colui che è diventato anche il suo compagno di vita. L’interpretazione di Zendaya e Tom Holland non dà solo nuova linfa vitale alla saga dell’Uomo Ragno – mettendo le basi per una storia amata dal pubblico ben più di quella del suo predecessore – ma anche alle carriere dei due attori, all’epoca promettenti e interessanti ma ancora non le incredibili star internazionali che sono oggi. Poi, nel 2019, un’altra pietra miliare: a MJ si affianca Rue Bennet, protagonista di Euphoria. Un personaggio complicato, intenso, difficile e reso perfettamente.

Zendaya e Tom Holland in uno dei film di Spiderman
Credits: Marvel Studios

Il talento è ormai dimostrato: da lì in poi è tutto in discesa. Spider-Man ed Euphoria continuano, con i loro tempi e le loro produzioni a volte infinite. E intanto, tanti altri titoli cominciano ad aggiungersi alla lista. Malcolm & Marie, la saga di Dune di Denis Villeneuve, Challengers di Luca Guadagnino: Zendaya comincia a dare prova di sé a prescindere dal genere, in produzioni sempre più importanti e sempre più pubblicizzate. Il suo volto comincia a spuntare ovunque, il suo bellissimo sorriso imperfetto ce la fa amare sempre di più non solo per la sua bravura, ma anche per la naturalezza e la semplicità che dimostra in un mondo sempre più omologato.

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Ed è così, tra ruoli impeccabili e un’umanità sempre più forte, che si arriva ad oggi, al 2026: l’annus mirabilis di Zendaya Coleman.

Lo sappiamo tutti: ormai l’attrice sembra irrinunciabile. E onestamente mi sono chiesta da quante ore siano composte le sue giornate, da quante giornate siano composte le sue settimane e così via, perché se io mi sento perennemente impegnata davvero non capisco come lei abbia retto gli ultimi 48 mesi tra produzioni e promozioni. Per non parlare, ovviamente, di un matrimonio.

Il 2026 è il suo anno. Dopo un 2025 di set in set, da gennaio l’abbiamo vista nell’ultima stagione di Euphoria; al cinema nel dramma romantico The Drama, in The Odyssey di Christopher Nolan (qui la nostra recensione) e in Spider-Man: Brand New Day. Chiunque sia andato al cinema a luglio per l’uno o per l’altro colossal si è ritrovato davanti il volto di Zendaya. E dulcis in fundo, come se una delle serie e due dei film più attesi dell’anno non bastassero, a dicembre la vedremo anche in Dune: Parte Tre.

Quest’anno abbiamo visto Zendaya dare il suo addio a Rue. Abbiamo visto i suoi film, commentato i suoi red carpet promozionali, analizzato ogni singola intervista in cerca di un’informazione ancora sconosciuta sul suo matrimonio con Tom Holland. Abbiamo sognato – forse un po’ troppo, direi – quando ha pronunciato il nome di una gelateria romana con il suo accento americano, dopo essere stata chiamata da suo marito con il secondo nome Maree. Qualsiasi cosa tocchi sembra diventare oro. Siamo arrivati al punto in cui non si capisce più dove finisca lei e dove inizi il successo delle produzioni a cui prende parte. Film e serie hanno successo perché c’è Zendaya o riescono ad avere Zendaya proprio perché hanno le potenzialità (e il budget) per avere successo?

Bella domanda.

Zendaya in Euphoria
Credits: HBO

La verità però è che non so neanche se chiederselo abbia davvero senso.

Zendaya è diventata il centro di un vero e proprio circolo virtuoso. Se i più grandi registi, creatori e produttori oggi la scelgono, è perché sanno che Zendaya è una garanzia. Se è una garanzia, è perché è riuscita a dimostrare un talento non da poco, facendosi maga della versatilità tanto di generi televisivi quanto di arti dello spettacolo. E, non da meno, perché è riuscita a stimolare una certa simpatia nel pubblico che dei suoi successi è il primo fautore. Chiedersi quale sia ad oggi il nesso causa/effetto è un po’ come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Quel che è certo è che nel 2017 la Marvel le ha dato fiducia, e lei ha dimostrato negli anni di essersela meritata tutta.

È vero, così come per qualsiasi altra cosa al mondo, c’è chi la ama e chi la critica. C’è chi ne loda le capacità recitative e chi invece la ritiene monoespressiva. Ma per quanto i gusti siano fatti per essere vari e rimanere tali, la profondità con cui ha costruito Rue Bennet è innegabile. Così come lo è la difficoltà di dare vita a un personaggio nato per scombussolare e contemporaneamente far empatizzare come è Emma in The Drama. E ancora, è innegabile anche che il successo del Peter Parker di questo universo sia dovuto anche alla sua MJ. Potrei continuare. Il fatto è che, piaccia o meno, Zendaya è credibile in quello che fa.

Zendaya-mania: sì o no?

Lo avrete capito: a me Zendaya piace. Eppure credo che la Zendaya-mania che continua a imperversare in questo 2026 pieno di successi per l’attrice sia un po’ esagerata. Come fan dei suoi lavori amiamo l’attrice che è; come fan di lei come persona amiamo la donna che crediamo lei sia. L’abbiamo dipinta, una sorta di opera d’arte nata nell’immaginario collettivo, e non siamo disposti a metterla in dubbio. Ma considerando la facilità con cui oggi tutto diventa una mania – anche cose e persone che onestamente non meriterebbero la benché minima attenzione – ben venga Zendaya e ben venga la capacità di apprezzare ancora una persona perché ci sembra reale e non perché appaia assolutamente perfetta. Ben venga un volto ancora in grado di comunicare qualcosa. Ben venga il talento di chi continua a regalarci interpretazioni che continueremo a ricordare.