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Essere Dexter o non essere Dexter?

La storia non è delle più originali, nel senso che in data 1°ottobre 2006 – data di messa in onda dell’episodio pilota – nessuno tra gli spettatori sembra aver spalancato la bocca. Ma, d’altro canto, nessuno si è annoiato, quindi 1-0, palla al centro.

La serie televisiva di cui mi accingo a parlarvi si può paragonare a una scatola di bon bon stracolma di caramelle accattivanti. Avete la scatola tra le mani, dico, e l’aprite per afferrare un cioccolatino e addolcirvi la bocca. Quindi cambia tutto, qualcosa va storto, succede l’inaspettato: le caramelle non sono ciò che pensate, non hanno quel sapore che vi aspettavate, sono troppo amare.

Ecco, Dexter è esattamente così: una serie televisiva all’apparenza lineare, ma che nel lungo periodo si dimostra maestra del plot twist.

TRAMA PRINCIPALE – La trama di Dexter – serie televisiva terminata nel 2013 e tratta, solo per la prima stagione, dal libro La mano sinistra di Dio di Jeff Lindsay – è la seguente: all’età di tre anni il piccolo Dexter, rimasto orfano, viene adottato dal sergente Harry Morgan, membro del corpo poliziesco di Miami. L’uomo si accorge immediatamente che Dexter possiede delle inclinazioni particolari che vertono sulla violenza e, temendo che sotto le spoglie del suo figlioccio possa nascondersi un potenziale mostro che la società possa spingere sulla forca, ha l’idea di indirizzare gli impulsi del ragazzino nei confronti di pedofili, stupratori, assassini e, in generale, verso persone rivoltanti e immorali. Una volta cresciuto, su consiglio del suo patrigno, Dexter entra nella polizia insieme a Debra, sua sorellastra, e inizia a lavorare come tecnico forense. Così facendo riesce, nella maggior parte dei casi, a mettersi al riparo da eventuali sospetti e a condurre un’esistenza normale. L’intera serie si può definire una interessantissima e realistica rappresentazione della personalità combattuta di un sociopatico dotato di lati del carattere che appaiono poliedrici.

Dexter, pur essendo un violento, non è assolutamente il classico folle che di solito si riscontra in quasi tutte le metropoli statunitensi. Il nostro protagonista appare agli altri come una persona essenzialmente normale, tanto che riesce a stringere rapporti di amicizia con alcuni amici e colleghi e a mostrarsi perfettamente a suo agio nelle varie dinamiche sociali.

Questo atteggiamento però è possibile solo quando Dexter riesce a lasciarsi alle spalle il suo dark side, che puntualmente riemerge e riecheggia nelle occasioni che contano, quando c’è da punire e uccidere uno dei rifiuti che la civiltà umana ha dispensato nel mondo.

IL SUCCESSO – L’incredibile popolarità ottenuta dal serial ha consacrato Dexter come una delle serie televisive più viste e recensite di sempre, immettendo in automatico l’esperto ematologo della polizia di Miami in un ristrettissimo circolo di personaggi televisivi apostrofati dai più come memorabili. Ciò che stupisce della caratterizzazione del protagonista è l’incredibile atteggiamento di Dexter nei confronti della morte, che sembra non temere e addirittura, in alcune circostanze, sfidare a viso aperto. Sono inoltre chiarissime e stupefacenti le sue visioni spirituali: «Non ho mai riflettuto sul concetto d’inferno, ma se l’inferno esiste, bè io ci sono dentro».

Nel momento stesso in cui visioniamo il pilota ci accorgiamo che la serie in questione esula del tutto dal classico concept di crime drama. Per la prima volta una serie ci descrive in maniera macabra e minuziosa le gesta di un serial killer, che di contrasto è anche il protagonista dell’intera storia. Il nostro killer è dunque un antieroe nei confronti del quale lo spettatore non può non provare empatia: pur essendo regolati da un meccanismo sociale incentrato sulla civiltà e sulla disciplina, ognuno di noi si indigna ogni giorno dinanzi alle atrocità che ci vengono raccontate dai telegiornali e, almeno una volta nella vita, tutti noi siamo stati pervasi da pensieri terribili e raccapriccianti che molto spesso coinvolgevano direttamente quella porzione di società fin troppo ampia riconosciuta come feccia.

In un certo senso, quindi, la presenza di un giustiziere assoluto, di un’entità quasi mistica che elargisce un concetto di giustizia diverso da quello convenzionale appare rassicurante, un conforto psicologico inquietante richiamato anche nel manga e anime Death Note.

Jeff Lindsay, autore della saga dedicata a Dexter Morgan, ha scritto otto romanzi sulle gesta del membro del MPD, ma gli sceneggiatori della serie hanno deciso di spezzare la continuity originale e innovare la serie. Questa cosa a molti è piaciuta, mentre a molti altri ha fatto storcere in naso in nome della sacra e non scritta legge del «fatelo come è scritto». 

L’altra contestazione dei fan ha riguardato l’intera produzione dell’ottava stagione, duramente contestata sia dallo zoccolo duro degli appassionati che dai neofiti capaci di sciropparsi un’intera season in poche ore: troppo lenta e in controtendenza rispetto a quanto visto nei primi sette anni. Veto sul finale, che non spoilero per correttezza: ognuno lo guardi e valuti in base a ciò che sente. Nonostante le polemiche e un arco narrativo principale da molti aspramente criticato, Dexter rimane all’unisono una delle serie tv immortali, un prodotto classico che in fondo proprio classico non è, e una storia che mette in discussione la nostra moralità dal primo all’ultimo episodio, una serie che sa come inquietarci e come enfatizzare il nostro lato oscuro più recondito.

Essere Dexter, o non essere Dexter? La domanda risuona nelle menti di ogni appassionato e non avrà mai, davvero, una risposta precisa.

 

 

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