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After all, tomorrow is another day

Un motto che un po’ tutte le sitcom nel corso dei loro anni hanno portato avanti.
Eppure quando pensiamo a questa frase, in positivo e in negativo, Community riesce a rappresentarla al meglio. D’altronde, da una sitcom che parla di un disfunzionale gruppo di studio cosa potevamo aspettarci?

Community ci viene presentata come il classico pezzo di vita dei nostri protagonisti. Ogni giorno al proprio tavolo, ogni giorno nel proprio posto, ogni giorno con un nuovo argomento.

L’idea alla base di ricominciare ogni puntata come fosse un giorno diverso, aveva dato alla serie una spinta a risolvere le situazioni interne senza perdere tempo.

Già dal pilot i primi dissapori tra i personaggi vengono risolti in breve tempo e le puntate sembrano andare verso una direzione autoconclusiva.

E, tra parentesi, ve lo ricordate quando Pierce era il vecchio saggio che dava lezioni di vita nei primissimi episodi?

Community

Community vuole raccontarci di personaggi fuori tempo massimo, di persone che non hanno ottenuto quello che speravano nel mondo e si ritrovano qui quasi per mancanza di alternative.
Tutto ciò in cui trovano gioia e supporto è quel gruppo di studio, e provano a tenerlo in piedi nonostante tutto.

Ne hanno passate tante, chi più chi meno, ma l’idea del “tomorrow is another day” li accomuna: accomuna la loro voglia di migliorare, di trovare uno scopo, di finire gli studi al Greendale, di dare una svolta alla loro vita.

Episodi autoconclusivi che raccontano poco a poco tutto quello con cui devono convivere: paure, ansie, problemi, difetti.
E, come durante il loro programma di studi, si concentrano tutti su uno specifico argomento per risolvere la situazione insieme.

Non è una novità che tra il loro percorso scolastico e le loro vite ci sia un parallelismo che li porta ad aiutarsi di giorno in giorno per risolvere la complicata matassa che ognuno ha ingarbugliato per anni.

L’idea di base della serie fu geniale perché provava a dare una motivazione al classico modus operandi degli episodi autoconclusivi delle sitcom, ma non si fermarono a quello.

Ed è proprio per questo che alcune delle puntate che più ricordiamo della serie, sono quasi tutte esterne a questo schema. Come i vari episodi divisi in due, l’addio di Pierce a fine seconda stagione, il gran plot twist alla fine della terza.

Community nel corso degli anni iniziò a darsi un senso di continuità, facendo capire che domani è un altro giorno, ma non tutto può essere risolto in ventiquattr’ore.

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Se avessero continuato per questa strada, forse oggi parleremmo di un prodotto diverso, ma non è così.

A inizio articolo abbiamo detto come Community rappresenti al meglio quel motto sia in positivo che in negativo. E le ultime tre stagioni sono esempi di quest’ultimo.

After all, tomorrow is another day

È l’unica spiegazione logica che ci viene da pensare quando i personaggi pian piano iniziano a snaturarsi. L’idea di base si ribalta, e il motto passa da un “Risolviamo tutto oggi, così domani è un nuovo giorno” a un “Alla fine domani è un nuovo giorno, ci penseremo allora“.

L’idea di Community inizia a perdersi, e ne abbiamo già parlato più volte ma a questa vi si aggiunge un intento di procrastinare ogni soluzione al problema.

Non era più un gruppo unito che puntava ad aiutarsi e migliorarsi giorno dopo giorno, tra addii, cambi di cast, personaggi decisamente meno carismatici, e uno snaturamento di quelli presenti.
Il grande punto di forza della serie divenne l’ancora che le impedì di andare avanti.

È un discorso che è stato fatto in varie occasioni, ma non si può dimenticarlo: la spirale negativa di Community è qualcosa che continueremo a non accettare. Perché più se ne parla, più ci accorgiamo di quale perla fosse questo prodotto.

Oggi osserviamo Community come le due interpretazioni di quella frase, forse per darle un senso di continuità e sentirci più vicini a essa. Forse solo per cercare qualcosa di poetico in quella matassa ancora più ingarbugliata che è la serie nelle ultime stagioni.

Ma possiamo fare ben poco se non ricordarci i bei tempi degli inizi e tutto quello che ci hanno fatto provare i personaggi.
E poi ci dormiremo su, anche se non saremo in grado di risolvere la situazione. Nel bene o nel male: after all, tomorrow is another day.

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Scritto da Luca Siracusa

20 anni anagrafici, 80 percepiti. Sguardo critico ai tecnicismi e cuore di pietra; se qualcosa ha fatto piangere me, farà sicuramente crollare voi! Il membro del cast più anziano è quasi sicuramente il mio preferito, se interpreta un ruolo politicamente scorretto ancora di più.
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