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Le 5 sottotrame meglio gestite di Breaking Bad

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Se dovessero chiedermi di riassumere Breaking Bad in poche parole, credo che la prima cosa che direi sarebbe “l’ascesa di Walter White”, ma subito dopo ci ripenserei. Sì, perché è impossibile far entrare in una semplice frase il percorso di una serie televisiva che, nell’arco di cinque stagioni, ci ha coinvolto in una catena di relazioni intricate a cui neanche il più preciso degli schemi riuscirebbe a rendere giustizia.

Questo lungo cammino che vede Heisenberg e Pinkman come principali protagonisti, comprende tappe che, anche se secondarie, ne hanno ampliato i confini. A questo proposito basti pensare alla figura di Saul Goodman, l’avvocato penalista per cui è stato pensato e realizzato lo spin-off Better Call Saul che sta quasi raggiungendo il succeso della serie madre (qui qualche curiosità sulla serie tv).

Quindi partiamo proprio da questo personaggio chiave che ha dato vita una delle sottotrame più affascinanti di Breaking Bad.

1) Saul Goodman, l’uomo a cui è bene rivolgersi

Saul Goodman

Goodman appare per la prima volta nell’episodio Conviene chiamare Saul (seconda stagione di Breaking Bad). Il fatto che venga introdotto con un titolo che lo vede come protagonista ha già un suo perché.

Anche se il rapporto tra White, Pinkman e l’avvocato non parte nel migliore dei modi, presto i tre instaurano un’alleanza proficua e questo proprio grazie all’ingegno e alla furbizia dell’avvocato. Saul Goodman si può considerare un ragno tessitore capace di costruire una fitta rete in cui il chimico e il suo aiutante si muovono, ma dire che si limita a questo sarebbe riduttivo perché Saul li guida . È inoltre colui che risolve i problemi, la figura in giacca e cravatta che dirige tutto da una postazione sicura e questo – in alcuni momenti – ce lo ha fatto percepire proprio come un amico, per giunta dotato di un’ironia intrinseca che lo rende un’isola a se rispetto a tutto il resto. Risulta chiaro il motivo che ha spinto il regista a creare uno show che lo veda come protagonista assoluto, in cui possiamo conoscere veramente l’uomo che si cela dietro il personaggio che mette in scena.

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