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Quanto ha ancora da dirci You?

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Quanto è facile imbrogliare la gente, come questi poliziotti. Io sono il bravo ragazzo perbene, perché sospettare di me? (Joe Goldberg, You)

Diciamolo, Penn Badgley è stata una scelta azzeccata. Dopo aver rifiutato il ruolo in un primo momento, poco convinto dal personaggio permeato di una mascolinità tossica legittimata da una narrazione Joe-centrica, l’attore ha deciso di accettare la sfida di You regalandoci la sua migliore interpretazione televisiva dopo il perfetto Lonely Boy di Gossip Girl.

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Anche Joe Goldberg (Badgley) è patologicamente lonely, ma la sua ricerca del rapporto d’amore perfetto va di pari passo con la voglia di nascondere quell’io stalker di cui lo stesso Joe è consapevole, ma che il protagonista di You non vuole reprimere.

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Il plot è semplice nella cronologia degli eventi ma la sottotrama si contorce nella mente di Joe, romanticamente spietata nella voglia di rendere felice Guinevere Beck (Elizabeth Lail), una studentessa di lettere appassionata di scrittura in cui si imbatte nella libreria di New York di cui è commesso e manager. Joe si innamora dal primo momento della ragazza e i due finiscono per stare insieme e rappresentare sullo schermo lo stereotipo di una coppia felice. Ma mentre quella di Joe per Beck è una vera ossessione, la giovane vive la sua relazione con una leggerezza che Joe non può assolutamente consentire, consapevole di sapere meglio di chiunque altro cosa è meglio per la sua Beck. Avviene così che le dinamiche tra i personaggi della serie finiscono per rovinare l’immagine perfetta della relazione predeterminata nella mente parlante di Joe.

Ma questo Joe non può assolutamente permetterlo. Conscio di non poter agire o parlare apertamente con Beck perché “lei non capirebbe”, tesse la sua tela di inganni per avere il controllo silenzioso della ragazza e riportare la relazione sul binario della sua ossessione patologica di rapporto perfetto. Per Beck finirà nel peggiore dei modi ma il finale della prima stagione – che sarebbe quasi ovvio viste le premesse – riesce a sorprendere praticamente tutti. Come è stato possibile? Ecco, questa è stata la vera innovazione di You, che ce l’ha fatta amare e che ci ha incollati allo schermo non come spettatori di un thriller, bensì di una serie romantica, di quelle in cui si fa il tifo perché la coppia viva tutta felice e contenta, the end. E invece no.

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You è un trip nella mente malata di uno stalker senza scrupoli, un calcolatore, un assassino travestito da bravo ragazzo con la sua storia tormentata di violenze subite che dovrebbero rendere meno gravi – o addirittura legittime – quelle che perpetra ai danni delle sue vittime, consapevoli del destino che le attende solo davanti alla violenza che le ucciderà.

Con la morte di Beck e la rocambolesca impunità di Joe, si riparte con una seconda stagione che sembrava promettere un pleonastico bis degli eventi con un’altra sfortunata coprotagonista, Love Quinn (Victoria Pedretti) ma finisce per spiazzare tutti quando scopriremo che la nuova fiamma di Joe è altrettanto folle, e la cosa sorprenderà Joe prima ancora dello spettatore. Love è bella, ricca ed è la proprietaria del negozio di prodotti biologici a Los Angeles dove Will (Joe cambia anche nome) trova lavoro come commesso. La famiglia di Love è proprietaria del negozio e lo ha affidato alla gestione di Love e di suo fratello gemello Forty, al quale Love è molto legata (per Joe/Will assolutamente troppo). La climax cambia del tutto e Joe si trova a doversi difendere in un’insolita gara di ossessività e violenza più o meno esplicita, ma tutto sempre sapientemente condito dal romanticismo di cui sopra. Questa volta finisce “bene” (si fa per dire) e la stagione di You si chiude con un Joe futuro padre di famiglia, la cui mente parlante si compiace del suo nuovo ruolo, del pancione rotondo della sorridente compagna, della sua bella casa con giardino e della conturbante vicina di casa oltre lo steccato…

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Il gioco è fatto, gli scenari sono aperti e ci sono tutte le premesse per poter portare avanti You almeno per un’altra stagione. E infatti Netflix l’ha confermata in uscita per la fine del 2021. Ma cosa possiamo aspettarci?

I dubbi ci sono e sono sacrosanti. La prima stagione è stata ben orchestrata, tanto da farci tifare per un killer, la seconda stagione è parzialmente ripetitiva ma non delude del tutto, riuscendo a spiazzare tutti pur mantenendo lo stile narrativo intatto (i soliloqui di Joe, la legittimazione della follia, l’ossessiva ricerca della perfezione relazionale). Il plot della terza rischia seriamente di diventare stantìo; la nostra idea è che potrebbe riconsegnarci Joe Lonely Boy, ma non prima di averci fatto godere di una sana gelosia sanguinaria di Love. Probabilmente Joe diventerà definitivamente vittima non solo di se stesso, perché anche se è vero che gli sceneggiatori (tra cui figura la stessa Caroline Kepnes, autrice dei due romanzi su cui si basa la serie) hanno saputo trovare una chiave insolita per raccontarci la normalità di un’ossessione, dall’altra non si può davvero pensare di portarla avanti troppo a lungo senza farla finire in un bagno di verità e sangue.

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La triste realtà dei fatti è che You potrebbe solo peggiorare. L’ha già fatto difendendosi con la Love sanguinaria e il conseguente effetto wow per tutti noi. La terza promette male, a meno che non si decida di cambiare totalmente le carte in tavola, rischiando però di snaturarla fino a trasformarla da commedia romantica sui generis a banale thriller psicologico abbandonato dopo il primo episodio.

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Scritto da Graffa

Figlio dei primi anni '80, teledipendente eppure un vero genio. Scrivo da quando avevo 4 anni, ma il corsivo è arrivato solo dopo i 6. Sono pigro, sarà per questo che ho sempre preferito la televisione ai libri, e meno male che sono nato quando c'erano i primi telecomandi, sennò manco quella.
Pregi? Ho amato Dawson's Creek.
Difetti? Pure.

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