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Yellowstone è sempre una delle migliori serie in circolazione: la Recensione della quarta stagione

Attenzione, la recensione contiene spoiler sulla quarta stagione di Yellowstone

Yellowstone, il drammone in salsa ranch ambientato in Montana, è arrivato alla fine della sua quarta stagione e, per l’ennesima volta, Taylor Sheridan è stato capace di tenere incollati allo schermo gli spettatori fino all’ultimo minuto.

La terza stagione aveva avuto un ritmo piuttosto blando, con un John Dutton neo pensionato che decide di fare il nonno quasi a tempo pieno e i suoi figli che sembravano aver trovato un certo equilibrio. Come era prevedibile, la calma al ranch non poteva durare e infatti la stagione si chiude con un susseguirsi serratissimo di colpi di scena che fanno cadere la mascella agli spettatori, mentre assistono ai drammatici e violenti attacchi che la famiglia Dutton riceve su ogni fronte. La quarta stagione riparte esattamente da quel punto e inizia un nuovo racconto mostrandoci come gli abitanti dello Yellowstone rialzino la testa per l’ennesima volta.

La quarta stagione segue il leitmotiv che ha caratterizzato anche le precedenti: fermare quel tipo di progresso volto esclusivamente al consumismo, che causerebbe la deturpazione non solo di un paesaggio, ma anche di una cultura e una tradizione centenaria. John Dutton ha strenuamente lottato con tutti i mezzi in suo possesso, leciti e non, per chiudere fuori dalla porta questa inquinante modernità, ma ad ogni stagione ci rendiamo conto che la battaglia si fa sempre più ardua. Tuttavia è forse proprio nella quarta che ci appare davvero chiaro perché John si stia sforzando tanto: non è solo per il potere o il denaro, ma anche, sopratutto, per la famiglia.

Yellowstone

In questo Yellowstone si dimostra straordinariamente moderna, facendoci vedere che la famiglia e i valori che girano intorno ad essa, sono cambiati e ben lontani da quelli tradizionali. C’è la famiglia di Kayce, che con l’attacco subisce un colpo durissimo e Monica chiede di allontanarsi dal ranch per tornare alla riserva, dove il sistema di valori e tradizioni è, ai suoi occhi, più sano per la formazione di Tate. A questo punto la storia di Kayce, cowboy ed ex marine, si fonderà con quella dei nativi, lasciandoci intendere, proprio sulle battute finali, che le cose non si risolveranno solo perché si sono fisicamente allontanati dalla storica dimora dei Dutton. C’è la famiglia di Beth, non più costituita solo da lei e Rip, ma anche dall’orfano Carter. Mettiamola così: Beth non ha mai reso la vita facile a nessuno e in questa stagione non si è di certo ammorbidita, va però ammesso che il personaggio interpretato da Kelly Reilly è in assoluto il più riuscito dell’intera serie. Ci sono i mandriani, che forse non rispecchieranno il più classico dei concetti di famiglia, ma per la prima volta ci vengono rivelate le dinamiche che si creano all’interno della baracca, dove i cowboys mostreranno una vita fatta di lavoro duro e legami forti basati sul rispetto e la fiducia reciproca, ma, proprio come nelle migliori famiglie, anche di scontri e screzi (da risolvere alla maniera del Far West ovviamente). Fa eccezione la storyline di Jimmy, che costituisce un buon pretesto per vedere cosa significa essere un cowboy anche al di fuori dei confini del Montana. C’è infine la famiglia di Jamie, che si è arricchita di un padre ritrovato, una moglie con un figlio piccolo e finalmente una casa e un terreno di proprietà, ma è ancora ben lontana da una qualsiasi forma di serenità e armonia.

Un po’ come fosse una vecchia quercia, il tronco che tiene saldamente uniti alle radici tutti questi rami è ovviamente il capostipite dei Dutton. John dovrà accettare l’allontanamento di Kayce, dovrà mediare le dinamiche fra i mandriani, dovrà gestire l’impulsività di Beth e dovrà elaborare gli attriti con Jamie. É un compito gravoso, ma costituisce il senso della sua vita. E se la difesa della terra è un affare di famiglia, si scoprirà che ancora di più lo è il famoso attentato con il quale si è conclusa la stagione precedente.

La forza delle saghe familiari è quella di permetterci di sbirciare fra le tende delle case degli altri, mentre il mondo fuori continua a cambiare ed evolversi. La quarta stagione di Yellowstone è a tutti gli effetti un racconto familiare sospeso fra modernità e tradizione, che per la prima volta ci mostra anche qualche riferimento ad un passato che probabilmente costituirà lo spin-off della serie, perché c’è ancora tanto, tantissimo che si può raccontare del mondo dei Dutton.

Questa quarta stagione non delude, anzi porta avanti una storia sempre più avvincente, con personaggi a cui, ormai, ci siamo affezionati. Parallelamente allo sviluppo della storia, Yellowstone ha anche il merito di mostrarci un sistema di valori e tradizioni lontani da noi, ma che non possono non affascinarci, siano essi i saldi principi dei cowboys o la saggezza antica dei nativi. Ci lascia sorpresi di fronte a come tradizioni e modernità possano convivere, senza però illuderci che tutto questo non abbia un prezzo. Sullo sfondo abbiamo delle splendide cartoline del Montana (e perché no anche del Texas) che fanno venir voglia di un biglietto di sola andata per il Selvaggio West. Ok ammettiamolo, qualche volta abbiamo avuto l’impressione che Sheridan quasi si vantasse delle sue abilità a cavallo e forse in alcune scene ha un filino esagerato con canzoni folk e mandrie in movimento, ma se negli Stati Uniti l’ultimo episodio è stato visto da più di nove milioni di persone, battendo praticamente ogni record per una tv via cavo, a noi, abitanti del vecchio continente, toccherà alzare le mani e ammettere che forse è meglio far parlare lui.

Yellowstone

È proprio il caso di dirlo: Yellowstone ci ha preso al lazo, riuscendo a coinvolgere anche chi non ha mai trovato interessanti le storie di indiani e cowboy. Sarà quel misto di storia e modernità, sarà che le dinamiche fra i personaggi sono drammatiche, ma anche divertenti al punto giusto, sarà quel giusto bilanciamento fra azione e sentimentalismo. Sta di fatto che ancora una volta la ricetta è talmente vincente che saremmo disposti anche a farci rovinare ogni cena da Beth, pur di essere parte di quel mondo.

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