ATTENZIONE! L’articolo contiene SPOILERS del film Obsession.
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Trova quella giusta per te →Essere amati. Essere scelti. Sentirsi finalmente visti dalla persona che desideriamo. E non solo quello, perché se non fosse la passione sarebbe comunque un’altra cosa. Desideriamo continuamente qualcosa. Amore, successo, ricchezza, potere, riconoscimento. Passiamo gran parte della nostra esistenza immaginando una versione futura di noi stessi che finalmente possiede ciò che oggi ci manca. Viviamo in questa era del “tutto e subito”, dove per “tutto” non si capisce nemmeno bene che cosa voglia dire. In fin dei conti l’erba del vicino è davvero sempre più verde. E allora qualsiasi traguardo e obiettivo non sarà mai abbastanza, perché mancherà comunque qualcosa che ci impedirà di godere di ciò che abbiamo già.
I desideri allora non fanno altro che susseguirsi e dare voce a quel senso di incompiutezza che difficilmente troverà realizzazione. Soprattutto quando i desideri si fanno sempre più grandi, sempre più al di fuori della nostra portata. Una tensione universale che il cinema horror prende e trasforma in un incubo. Non perché i desideri siano sbagliati, ma perché ci costringe a chiederci una domanda scomoda: cosa accadrebbe se ottenessimo davvero ciò che vogliamo?
È una domanda che attraversa secoli di narrazione e decenni di cinema, trovando nel recente Obsession di Curry Barker una delle sue interpretazioni più attuali e inquietanti.
Decenni prima della nascita del cinema, il folklore aveva già compreso il potenziale oscuro che si nasconde dietro un desiderio esaudito. Le tradizioni popolari di tutto il mondo sono piene di racconti in cui una forza soprannaturale concede agli esseri umani ciò che chiedono, salvo trasformare quel dono in una condanna. Dai geni delle fiabe arabe agli spiriti delle foreste europee, dalle creature del folklore celtico ai demoni delle tradizioni orientali, il messaggio è sorprendentemente coerente. Prendiamo per esempio il Re Mida della mitologia greca. Il suo desiderio sembra perfettamente razionale: trasformare in oro tutto ciò che tocca. Così facendo, però, Mida si autoinfligge una pena terrificante, vincolato dalle clausole scritte in piccolo del suo stesso desiderio.
Lo stesso schema ritorna nelle fiabe europee. In molte versioni popolari dei racconti dei fratelli Grimm o nelle leggende tramandate oralmente, chi cerca scorciatoie verso la felicità finisce per pagare un prezzo sproporzionato. Un esempio emblematico è Il pescatore e sua moglie. Dopo aver liberato un pesce magico, un pescatore ottiene la possibilità di esprimere dei desideri. Inizialmente la moglie chiede una casa più bella. Poi vuole diventare nobile, regina, imperatrice e infine addirittura dominare il sole e la luna. Ogni desiderio esaudito genera immediatamente un nuovo desiderio. La soddisfazione dura pochi istanti prima di trasformarsi in insoddisfazione. Alla fine la coppia perde tutto e ritorna alla propria misera capanna.
Il desiderio rappresenta spesso una forma di hybris, una sfida all’ordine naturale delle cose. Il sovrannaturale invita dunque alla prudenza. Ricorda che ogni scelta comporta conseguenze e che tentare di piegare la realtà al nostro volere è un’illusione.
Nella maggior parte dei racconti horror costruiti attorno a questo tema esiste una struttura ricorrente. Qualcuno desidera qualcosa. Un oggetto magico, una forza soprannaturale, un demone o un’entità concede quel desiderio. Il problema è che il desiderio viene esaudito prendendolo alla lettera e l’orrore nasce proprio da questo scarto.

Nel mondo contemporaneo, siamo quasi tutti figli di una cultura che promette continuamente la soddisfazione immediata dei desideri. Algoritmi, piattaforme digitali e social network sono costruiti per ridurre l’attrito tra ciò che vogliamo e ciò che otteniamo. Desideriamo attenzione. La riceviamo. Desideriamo approvazione. La otteniamo. Desideriamo visibilità. La prendiamo. Ma il cinema horror contemporaneo sembra sempre più interessato a mostrare il lato oscuro di questa logica.
Più diventiamo capaci di ottenere ciò che vogliamo, più emerge una domanda inquietante: e se il problema non fosse mai stato l’assenza del desiderio, ma il desiderio stesso?
Per Arthur Schopenhauer, gran parte della sofferenza umana deriva dalla volontà incessante di desiderare. Quando non otteniamo ciò che vogliamo soffriamo. Quando lo otteniamo scopriamo che non basta e iniziamo immediatamente a desiderare altro. In sostanza il desiderio non produce pace, ma altro desiderio. Jacques Lacan scriveva che il desiderio umano non riguarda realmente gli oggetti che inseguiamo. Riguarda una mancanza fondamentale che nessun oggetto può colmare. Se questa interpretazione è corretta, allora molti film horror, come Obsession appunto, raccontano il momento in cui una persona scopre che ciò che cercava non era mai la soluzione. L’oggetto desiderato diventa così uno specchio. E ciò che riflette non è la felicità, ma il vuoto.
La premessa del film di Curry Barker è quasi disarmante nella sua semplicità. Bear è un ragazzo timido, impacciato e solitario che lavora in un negozio di musica ed è segretamente innamorato della sua migliore amica Nikki. Il film si apre sul suo maldestro tentativo di elaborare la dichiarazione d’amore più sdolcinata di tutti tempi. Ed è evidente che la cosa non solo non funzioni affatto, ma che inneschi nella testa di molti spettatori sensazioni di sconforto e cringe. Perché, probabilmente, crea un riconoscimento in quello stesso desiderio di essere ricambiato che ti porta a fare cose stupide. Come entrare in possesso di un misterioso oggetto capace di esaudire un desiderio ed esprimere una richiesta piccina piccò.
È il genere di fantasia romantica che il cinema ha raccontato per decenni. Curry Barker prende quella fantasia e la trasforma in un incubo macabro, perché l’amore è diventato il nuovo territorio dell’orrore.
In fondo, Bear è solo una persona comune che compie una scelta egoista. Il problema è tutto ciò che accade dopo quella scelta e l’ostinazione a giustificarla, anche quando le conseguenze diventano impossibili da ignorare.
Obsession lavora continuamente su questa ambiguità. Barker ci costringe a seguire il suo protagonista mentre prende decisioni sempre peggiori, osservando quanto lontano sia disposto ad arrivare pur di non rinunciare a ciò che desidera. Il risultato è un’esperienza spesso sgradevole nel senso migliore del termine. Uno di quei film che non cercano di compiacere lo spettatore, ma di metterlo profondamente a disagio. Bear è un uomo fragile e incapace di riconoscere il proprio egoismo, specchio della masnada di uomini che vivono all’interno delle proprie fantasie e incapaci di accettare che il sogno della pixie dream girl è, di fatto, solo un sogno effimero. Agli occhi di Bear, Nikki è la ragazza perfetta. Eppure non sa davvero nulla di lei e non si sforza nemmeno di conoscerla. Piuttosto che provare e accettare un eventuale rifiuto, il cattivo di questa storia sceglie la strada facile privando la ragazza del libero arbitrio.
L’horror degli ultimi anni punta il dito proprio contro gli incel come Bear. Obsession è un altro titolo, alla pari di Don’t Worry Darling e Companion (con protagonista Jack Quaid), che prende il tema del bravo ragazzo e lo trasforma nell’incubo della Gen Z. Il ragazzo della porta accanto si dimostra il peggiore dei malesseri ed è la ragazza indipendente di turno a pagarne le conseguenze. L’ossessione non è quella di Nikki, ma quella di Bear che riversa sulla ragazza la sua inettitudine annientandola.

La riflessione di Obsession è profondamente contemporanea, in un’epoca in cui il dibattito sul consenso, sull’autonomia individuale e sui rapporti di potere è diventato centrale.
L’horror rende, ancora una volta, visibili i lati più oscuri delle fantasie umane. Bear ha ottenuto ciò che voleva e nonostante si renda conto che è tutto sbagliato, non fa mai marcia indietro. Nemmeno nel finale. Muore da vigliacco, incapace di assumersi le proprie responsabilità e spezzare il desiderio che tiene prigioniera Nikki all’interno del suo stesso corpo. Obsession è un horror sovrannaturale che parla di abusi e violenza, non dimentichiamolo. E quando Bear ha modo di parlare con la vera Nikki che lo prega di ucciderla, lui la ignora e si volta dall’altro lato.
La vera arma segreta dell’opera è però Inde Navarrette. L’attrice costruisce uno dei personaggi horror più memorabili degli ultimi anni proprio perché evita qualsiasi caricatura. Sarebbe stato facile cadere nel cliché della possessione o della “fidanzata pazza”. Invece il film lascia costantemente emergere il dolore della persona intrappolata dietro quell’apparenza, rendendo ogni scena ancora più tragica. La sua è una performance estremamente fisica che raggiunge picchi di terrore persino in una sala gremita di pubblico.
Il film gioca tanto con lo spettatore, alternando momenti di umorismo nero a esplosioni improvvise di violenza grafica. Alcune sequenze arrivano quasi senza preavviso e colpiscono proprio perché spezzano il tono apparentemente quotidiano della narrazione. Barker dimostra una notevole capacità nel manipolare il ritmo, passando dalla commedia romantica al body horror e alla tragedia psicologica senza che il passaggio risulti artificiale. Obsession parla di possesso mascherato da amore, di desideri che diventano prigioni e di quanto possa essere sottile il confine tra affetto e controllo. Lo fa attraverso il linguaggio dell’horror, ma il bersaglio è profondamente umano.





