ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulle prime due puntate della produzione Apple TV Cape Fear
Tra le novità più interessanti offerte da questo inizio di giugno c’è sicuramente Cape Fear. Il titolo non vi suonerà nuovo. Si tratta, infatti, dell’adattamento – realizzato dalla sapiente mano di Apple TV – dell’omonimo film del 1991. Distribuito da noi col sottotitolo Il promontorio della paura. Remake a sua volta di un film del 1962 con Gregory Peck e Robert Mitchum. Adattamento a sua volta ancora – e qui abbiamo finito la catena – del romanzo The Executioners di qualche anno prima scritto da John D. MacDonald.
Insomma, se avete già sentito parlare di Cape Fear è abbastanza normale. Sarebbe insolito il contrario. È soprattutto il thriller del 1991 – con un memorabile Robert De Niro nei panni di Max Cady e Martin Scorsese dietro la camera da presa – ad aver segnato l’immaginario collettivo. Ora con la produzione di Apple TV si aggiunge un altro tassello alla lunga – e piuttosto fortunata – storia di Cape Fear tra carta, grande e piccolo schermo.
Questa nuova versione seriale della storia concepita originariamente da John D. MacDonald affonda le proprie radici nel film del 1991, ma poi comprensibilmente amplia il proprio scenario. Il format seriale d’altronde si presta bene a questo tipo di approccio. Ritroviamo lo stesso di thriller psicologico, con una storia però ovviamente più approfondita e – di conseguenza – nuovi scenari da esplorare.
Il nuovo Cape Fear è anche una storia piuttosto attuale. Come si è visto già in queste prime due puntate c’è stato uno sforzo per traslare il materiale originale all’epoca odierna. Sforzo ripagato, perché il nuovo contesto funziona, senza perdere minimamente l’atmosfera unica che si respira nel film di Scorsese. Le prime due puntate del nuovo Cape Fear ci sono piaciute e – in attesa dei nuovi appuntamenti – questa nuova scommessa di Apple TV ci sembra partita davvero col piede giusto.

Cape Fear amplia la storia già raccontata, mantenendo invariata la tensione psicologica
È impossibile non tenere a mente – almeno in questo approccio preliminare – l’enorme eredità da cui Cape Fear è nata. È – come detto – soprattutto il film del 1991 a fare da riferimento. L’opera di Scorsese aveva infatti rivoluzionato sostanzialmente il materiale originale. Il primo adattamento del 1962 – così come il romanzo stesso – era un thriller molto più un classico. Max Cady veniva scarcerato dopo la sua detenzione e intraprendeva una feroce caccia nei confronti dell’avvocato – Sam Bowden – che ne aveva causato la condanna. Tutto abbastanza lineare.
Il Cape Fear del 1991 invece punta fortissimo sull’elemento psicologico. Introduce un tipo di tensione più sottile, puntando moltissimo sulla performance straordinaria di De Niro, che dà vita a un Max Cady terrificante. La nuova serie di Apple TV riparte proprio da qui. L’elemento psicologico resta centrale e anzi viene ancora più esasperato. Complice anche la possibilità di perpetrare l’angoscia senza dover arrivare velocemente al climax.
La storia di questo nuovo Cape Fear quindi si amplia. Non è più una sfida a due tra Max Cady e Sam Bowden, ma viene anzi messa al centro del racconto la figura di Anna Bowden. La moglie di Sam nei precedenti capitoli era sempre rimasta sullo sfondo – tanto da avere anche nomi diversi nei vari adattamenti. Qui Anna è la vera protagonista. È lei che instaura questo rapporto ambiguo con Max. Un legame che promette di celare moltissimi segreti, capaci di restituire una dinamica in questo sottile confronto psicologico.
Una storia personale e familiare
Da queste prime due puntate sembra che la trama di Cape Fear intenda svilupparsi seguendo una duplica matrice. Quella familiare, visto che è l’intera famiglia Bowden a essere sconquassata dal ritorno in libertà di Max Cady. Ma anche quella personale – di Anna – dal momento che tra lei e il suo ex assistito sembrano esserci molti più segreti di quanto lei stessa voglia ammettere. In queste prime due puntate Max ha insistito molto sul loro legame. Diverse cose sembrano accomunarli – su tutti un passato complesso – ed è evidente che Anna abbia degli scheletri che le fanno temere in maniera ancor più esasperata il ritorno di Max.
D’altronde un segreto di famiglia c’è. “Forse Max sa quello che abbiamo fatto” si confidano Anna e Sam. Ed è evidente che i due avvocati non siano delle mere vittime, ma rivestano un ruolo che renderà ancora più ambiguo questo loro rapporto con Max. Ed è qui che i due piani s’intrecciano. Anna ha una storia personale con Max, ma anche familiare. E a loro volta tutti i Bowden sono – chi più chi meno – tormentati. Quella che si è vista in queste prime due puntate è una famiglia che si regge su un terreno ampiamente scricchiolante. L’impeto di Max sembra destinato a spezzare ogni fragile appiglio.
Tra tutti i Bowden il personaggio più interessante di queste prime due puntate è stato senza dubbio Zach. Ed è tramite la sua figura che la storia di Cape Fear mostra la propria volontà di aggiornarsi.
Approcci online, isolamento giovanile, revenge porn: la serie tv affronta questi argomenti e lo fa soprattutto tramite la figura di Zach. È sicuramente interessante questa volontà di Cape Fear di smarcarsi dal proprio retaggio e costruire una storia che possa perpetrare una paura attuale. Un orrore più vicino allo spettatore di oggi e quindi in grado di colpire con più forza. Il tutto – come ribadito – senza perdere minimamente l’impatto osservato col magnifico film del 1991.

Il grande cast
In conclusione dobbiamo spendere due parole sul cast di Cape Fear. L’annuncio della serie tv aveva incuriosito sicuramente per il suo materiale d’origine, ma anche per l’incredibile cast allestito. Amy Adams e Patrick Wilson vestono i panni dei coniugi Bowden e sono ovviamente due grandi attori che danno spessore e profondità ai loro personaggi. La scena però se la prende tutta Javier Bardem (che ci aveva già impressionato nella seconda stagione di Monsters). Su di lui gravava l’annoso compito di vestire i panni di Max Cady dopo la straordinaria performance di Robert De Niro. L’attore spagnolo finora sta rispondendo in maniera impeccabile.
Il suo Max Cady è stato praticamente perfetto in queste prime due puntate. La performance di Bardem contribuisce a perpetrare quel senso di angoscia che si alimenta di poche cose. Cady non si macchia mai – apertamente – di gesti pericolosi od ostili. La sua però è una minaccia costante. Max fa paura anche quando parla con un microfono davanti a una folla intera. È lui il vero segreto della tensione costruita in maniera egregia da queste prime due puntate di Cape Fear. E la performance di Javier Bardem è fondamentale per restituire un personaggio con un’efficacia del genere.
Buonissimo inizio, quindi, per la Cape Fear di Apple TV. La piattaforma della mela piazza una nuova intrigante scommessa e conferma ancora una volta la sua attitudine a mettere la qualità al primo posto. Non vediamo l’ora – a questo punto – di vedere come continuerà questa storia, così da scrivere un nuovo importante capitolo dell’agghiacciante storia che dalla penna di John D. MacDonald è arrivata sino ai giorni nostri.






