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Yellowstone, quando il western non guarda al passato

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La famiglia Dutton vi dà il benvenuto a Yellowstone e una cosa possiamo assicurarvela: non vi annoierete. Questa immensa e meravigliosa tenuta nel Montana vi farà davvero respirare l’aria del selvaggio West, ma attenzione è un Far West che non è poi così lontano. Taylor Sheridan (lo avete riconosciuto nei panni del poliziotto David Hale nella prima stagione di Sons of Anarchy?), sceneggiatore e produttore di Yellowstone, è già pratico di questo genere che viene chiamato Modern Western. Sue sono le sceneggiature di Soldado, Hell or High water ed I segreti di Wind River, film che descrivono chiaramente come il mondo tradizionale della frontiera americana si sia mescolato con dinamiche più contemporanee, dando origine a questo interessante ibrido di modernità e passato.

Ma torniamo a Yellowstone e al capostipite della famiglia Dutton, John, interpretato dal cowboy per eccellenza Kevin Costner. A 66 anni suonati il buon Kevin mostra ancora un fisico invidiabile e un talento attoriale notevole. In fondo è una parte che sembra essere stata scritta apposta per lui, che sapeva tenere a bada gli indiani già da Balla coi lupi. Suo è l’arduo compito di mantenere intatti i valori tradizionali del mondo dei cowboy. Lotta contro tutti John Dutton, lotta per tenere unita la famiglia, per difendere i suoi terreni, per difendere la sua mandria, per difendere i suoi valori. Lotta contro una modernità di cui ormai fa già parte, ma che vuole piegare e usare come mezzo per mantenere salde le sue radici e quelle di tutta la sua famiglia.

Yellowstone

Sebbene la critica abbia inizialmente giudicato questa serie come troppo melodrammatica per essere presa sul serio, il pubblico l’ha accolta invece con grande entusiasmo. La première della serie ha avuto quasi 3 milioni di spettatori ed è diventata la punta di diamante del canale televisivo Paramount Network che la trasmette negli Stati Uniti. L’ambientazione lascia senza parole, viene solo voglia di correre a perdifiato sui verdi pascoli del Montana respirandone l’aria a pieni polmoni. È davvero uno spettacolo per gli occhi. D’altra parte non va sottovalutato neanche il fatto che i pellerossa, i cowboy, i territori sconfinati, le mandrie, i rodeo e gli stranieri venuti da terre lontane siano la storia e le radici di tutta la nazione. Sono le loro tradizioni e le loro fondamenta, sono la memoria del popolo americano. È grazie al pubblico, più che alla critica che Yellowstone non solo è stata confermata per almeno quattro stagioni, ma ha già in cantiere almeno due spin-off. Non male per essere “solo” un drammone.

Parlavamo però di un Western in versione moderna, si perché se è vero che John Dutton fa di tutto per rimanere fedele a se stesso e ai propri ideali, è altrettanto vero che non si può ignorare come i tempi siano inesorabilmente, irrimediabilmente ( e per certi versi fortunatamente) cambiati.

I cowboys sono ancora gli uomini più uomini, ma anche le donne non scherzano per niente.

La figura femminile in questo mondo spietato ha saputo adattarsi, trasformarsi in un qualcosa di altrettanto forte e coraggioso. Non sono più le povere pastorelle da difendere, le donne di Yellowstone sanno benissimo difendersi da sole. Ne è la prova tangibile Beth Dutton, l’unica femmina fra i figli di John, che è forse la più aggressiva, coraggiosa e, bisogna dirlo, sboccata dei tre. Non ha paura di niente Beth, né di far valere la propria opinione, né di usare qualsiasi mezzo per ottenere ciò che vuole. Ovviamente è umana e in qualche isolata occasione farà vedere anche un altro lato di sé, sopratutto quello più fragile e ferito, quello pieno di un tessuto cicatriziale forse non del tutto guarito, ma che probabilmente non si sanerà mai. “It’s a man’s world” recitava una famosa canzone e Beth ha imparato non solo a viverci, ma anche ad aprirsi una strada, creando una carriera importante e scomoda a molti. Tuttavia non è l’unica donna forte che si avrà il piacere di incontrare. Nella dimora dei mandriani si vedrà un susseguirsi di figure femminili che per un verso o per l’altro sapranno dimostrare di valere decisamente qualcosa. Saranno coraggiose quanto i maschi e in molti casi sapranno cavalcare meglio di loro. Non si lamenteranno se il lavoro sarà duro e saranno in grado di reggere l’alcol tanto quanto gli uomini. Le donne di questa serie ricoprono posizioni importanti, sono determinate e senza scrupoli. È donna la governatrice del Montana, è donna l’avvocato che difende i diritti della comunità indiana.

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Cowboys vs indiani

Già, gli indiani: se si era abituati a pensare a loro come ai “cattivi” per eccellenza (ovviamente solo negli schemi della narrazione western) le cose sono un po’ cambiate. Se una volta erano raccontati attraverso un’infinità di fastidiosi e deleteri stereotipi alla stregua di selvaggi e spaventosi detentori di una cultura dalle abitudini misteriose e talvolta crudeli, adesso è tutto molto diverso. Gli indiani non sono più una minaccia e in Yellowstone la pillola non viene affatto indorata. Viene mostrata in maniera molto esplicita la realtà delle riserve e come la cultura americana abbia fallito nel tentativo di integrazione. Gli indiani sembrano chiusi in dei recinti in cui muoiono miseramente, spesso per il degrado in cui vivono. A loro volta però hanno capito che non è più importante fare lo scalpo per difendere le loro tradizioni, ma che è più furbo difendere gli interessi di un nuovo Dio, il denaro. Sono ancora capaci di sacrificarsi per il bene della loro comunità, ma hanno capito che non troveranno più alcun sostegno interpellando gli antenati, ma piuttosto combattendo ad armi pari con il progresso. Ci saranno ancora degli scontri fra cowboy e indiani, ma avverranno a suon di avvocati e casinò. Ciò che accade nelle riserve è ben chiaro a Kayce, il più giovane fra i fratelli Dutton e reduce di guerra, che una volta tolta la tuta mimetica, come spesso accade, non riesce del tutto ad adeguarsi alla sua nuova vita e non a caso, preferisce chiudersi nella riserva indiana e sposare la bellissima Monica. Senza spoilerare niente, possiamo solo anticipare che Kayce si porta dietro dei traumi di guerra non indifferenti che lo metteranno nei guai più di una volta. Faticherà molto a trovare il proprio posto nel mondo, ma forse ciò che davvero lo aiuterà sarà, a sorpresa, la sua grande famiglia non convenzionale. Una famiglia che rappresenta tutto ciò che Monica giudica sbagliato e ingiusto. Sarà molto difficile far pace con tutto questo, per entrambi.

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I valori della famiglia sono ciò che rende ogni uomo e ogni donna un individuo felice (o forse no?).

Vi sconsigliamo vivamente di sedervi a tavola con i Dutton, perché voleranno i coltelli e non solo metaforicamente. Qualcosa nella storia di questa famiglia è decisamente andato storto e per quanto si sia notevolmente sforzato, il capofamiglia non è stato in grado di mantenere l’armonia nella sua casa. Certo Jamie ci mette del suo. Se abbiamo parlato di machismo parlando di cowboy ecco qui l’eccezione ( e qualche piccolo spoiler su questa storyline). Non è nato su un cavallo Jamie, ma in un tribunale, il suo posto è difendere gli interessi del patrimonio dei Dutton e risolvere ogni possibile questione spinosa. L’idea è appunto che sia lì per risolverle non per crearne, ma Jamie si rivelerà una sorta di figliol prodigo, una storia alla Bruto contro Cesare e tutti gli altri fratelli, di cui ovviamente si pentirà amaramente. Se proprio vogliamo spezzare una lancia in suo favore, possiamo dire che a ben vedere non è stato trattato come gli altri. Fatica molto fin da subito per guadagnarsi un posto nel cuore di suo padre che a onor del vero gli concederà moltissime seconde possibilità, ma si avrà sempre la sensazione che sia una cosa dovuta da parte di John e non veramente sentita o mossa dall’affetto.

Yellowstone è una serie davvero ben fatta. Perdetevi negli immensi spazi del Montana, bevetevi un bicchierino di bourbon, sfidate voi stessi al rodeo, mangiate una bistecca al sangue, salvate il bestiame solo grazie al vostro lazo, ma mi raccomando ricordatevelo, non va mai, mai, mai, per nessun motivo, appoggiato il cappello sul letto.

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Scritto da Valentina Castro

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