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Scopri come →Il ritorno di Scary Movie sarebbe dovuto essere uno di quegli eventi capaci di riportare al cinema una generazione intera cresciuta tra parodie scorrette, citazioni dissacranti e gag al limite del buon gusto. E invece, questo sesto capitolo – presentato semplicemente come Scary Movie – si presenta come un’operazione che promette nostalgia ma restituisce smarrimento. Il problema, già evidente nei primi minuti, è tanto semplice quanto spietato: non fa ridere, ma neanche un po’. L’aspettativa era alta, complice anche il ritorno dei fratelli Wayans, storici architetti dei primi capitoli, e la possibilità di aggiornare la parodia a un horror contemporaneo sempre più stratificato, da Scream fino ai nuovi fenomeni del genere. Eppure, il risultato è una commedia che sembra arrivare fuori tempo massimo, come se il linguaggio comico fosse rimasto bloccato a vent’anni fa mentre il pubblico è andato avanti.
La sensazione dominante è quella di un film che tenta disperatamente di replicare una formula, senza però ricordare davvero come funzionasse. Le gag si susseguono senza ritmo, i riferimenti si accumulano senza mordente e la comicità, anziché esplodere nell’assurdo, si spegne in un continuo “già visto”. Anche lo spettatore più indulgente fatica a trovare appigli: non c’è sorpresa, non c’è costruzione e soprattutto non c’è quella leggerezza anarchica che aveva reso iconica la saga. Alla fine della visione resta una domanda sospesa: è cambiato il film o è cambiato il nostro modo di ridere? (Qui puoi rivedere il primo iconico film)
Una commedia che non trova il ritmo

Il primo grande problema di questo ritorno di Scary Movie è la totale assenza di ritmo comico. Una commedia parodica vive di tempi serrati, di escalation improvvise, di pause sapientemente usate per costruire l’assurdo. Qui, invece, tutto sembra dilatato o anticipato, come se le battute arrivassero sempre un secondo troppo presto o troppo tardi. Le gag si accumulano senza una vera progressione e spesso vengono abbandonate subito dopo essere state introdotte, senza un payoff efficace. Il risultato è una sequenza di sketch che non comunicano tra loro, come se appartenessero a film diversi montati insieme per errore. Anche i momenti che sulla carta dovrebbero essere più audaci finiscono per perdersi in una scrittura piatta, incapace di sostenere il loro stesso eccesso. Le battute sono banali, come le offese tra bambini.
E il problema non è soltanto la qualità delle battute, ma la loro ripetizione insistita. Alcuni espedienti vengono riutilizzati più volte fino a perdere completamente qualsiasi effetto sorpresa. Ciò che nei primi capitoli funzionava grazie alla freschezza e alla rottura delle convenzioni oggi appare come un automatismo svuotato di significato. A peggiorare la situazione è la totale assenza di varietà nel registro comico: si passa da gag sessuali a citazioni pop senza alcuna costruzione intermedia, come se il film fosse un collage di idee mai davvero sviluppate. Il risultato è una sensazione costante di stanchezza, che si riflette anche sul pubblico, incapace di lasciarsi trascinare.
La parodia di Scary Movie ha perso il bersaglio

Uno dei problemi più evidenti è la difficoltà del film nel comprendere cosa significhi oggi “fare parodia”. I primi capitoli di Scary Movie funzionavano perché colpivano bersagli chiari, riconoscibili e culturalmente condivisi. Qui, invece, la satira sembra limitarsi a citare, senza mai deformare davvero ciò che mostra. La base narrativa richiama esplicitamente le dinamiche di Scream, ma il film non riesce mai a sovvertirle. Le nuove aggiunte, pensate per aggiornare il linguaggio comico a titoli recenti dell’horror contemporaneo, risultano invece forzate e spesso fuori contesto. L’impressione è che basti nominare qualcosa per considerarlo automaticamente materiale comico.
La parodia, però, funziona solo quando trasforma l’oggetto che prende di mira. Qui manca proprio questo passaggio: non c’è deformazione, non c’è esasperazione intelligente, non c’è costruzione di senso. Il film si limita a indicare il riferimento e aspettarsi una reazione immediata, come se il riconoscimento fosse già di per sé una battuta. Il risultato è una comicità passiva, che non aggredisce e non decostruisce. Anche i tentativi di aggiornamento su titoli recenti dell’horror sembrano inseriti in modo posticcio, più per inseguire l’attualità che per costruire una vera satira. In questo senso, il film non fallisce solo come commedia, ma proprio come parodia. (25 anni di Scary Movie: l’immortalità della demenzialità)
Attori e film di riferimento: tra cameo e citazioni spente

Il cast di questo nuovo capitolo di Scary Movie è costruito interamente sull’effetto nostalgia, con il ritorno del cosiddetto “Core Four”: Marlon Wayans, Shawn Wayans, Anna Faris e Regina Hall. La loro presenza è chiaramente pensata per ricreare l’alchimia dei primi due film, e in alcuni momenti isolati riesce ancora a emergere una certa sintonia comica, soprattutto nei tempi tra la Faris e la Hall. Tuttavia, il materiale a disposizione non li sostiene davvero, costringendoli spesso a sketch slegati più che a scene costruite. Accanto a loro tornano anche volti storici del franchise come Chris Elliott e Cheri Oteri, inseriti come veri e propri richiami ai capitoli originali. Elliott riprende il tipo di presenza grottesca e surreale già vista nei primi film, mentre Oteri riporta in scena la satira del personaggio televisivo à la “Gale Hailstorm”, ma entrambi finiscono schiacciati da apparizioni troppo brevi per avere un reale impatto comico.
Sul fronte dei riferimenti, il film continua a gravitare attorno all’universo di Scream, usato come scheletro narrativo principale attraverso la figura del killer mascherato e le dinamiche del “legacy sequel”. Ma la parodia non si limita a quello: vengono toccati in modo frammentario anche titoli dell’horror recente come Smile, M3GAN, Get Out, The Substance e altri fenomeni del genere, insieme a citazioni pop che spaziano fino a film non horror. Il problema è che queste parodie restano quasi sempre a livello di riconoscimento visivo: il film mostra, accenna, cita, ma raramente trasforma davvero l’oggetto in qualcosa di comico. Il risultato è un accumulo di riferimenti più che una vera scrittura satirica. (5 Serie Tv in stile Scary Movie)
Nostalgia, volgarità e pubblico diviso

Il ritorno di Scary Movie gioca apertamente la carta della nostalgia, ma lo fa in modo ambiguo. Da un lato prova a recuperare l’irriverenza dei primi capitoli, dall’altro si scontra con un pubblico completamente diverso rispetto a vent’anni fa. Il risultato è un ibrido che non soddisfa davvero nessuno. La comicità resta volutamente volgare, esplicita, spesso costruita su provocazioni sessuali e situazioni al limite. Ma ciò che un tempo risultava sorprendente oggi appare ripetitivo, quasi automatico. Non è tanto la volgarità in sé a essere il problema, quanto la sua assenza di variabilità e di contesto.
Il film sembra oscillare continuamente tra il voler accontentare i fan storici e il tentare di parlare a un pubblico nuovo. Questa indecisione si traduce in un tono incoerente, che passa da momenti di fan service evidente a sequenze che cercano di inseguire sensibilità contemporanee senza però integrarle davvero. Anche la struttura stessa appare pensata più per accumulare riferimenti che per costruire una narrazione. Alcuni cameo e apparizioni, pur potenzialmente divertenti, finiscono per sembrare inseriti come interruzioni piuttosto che come parte organica del racconto. In questo equilibrio instabile, la sensazione dominante è quella di un film che guarda continuamente allo specchietto retrovisore, incapace di decidere se appartenere al passato o al presente.
Scary Movie 6 – Un ritorno che lascia poco

Alla fine della visione di Scary Movie resta una sensazione piuttosto netta: l’operazione non riesce a giustificare la propria esistenza. Non perché manchino del tutto momenti potenzialmente riusciti, ma perché questi restano isolati, incapaci di sostenere l’intero impianto. Il film alterna qualche intuizione sporadica a lunghe sequenze in cui la comicità semplicemente non funziona. Anche quando sembra voler alzare il ritmo, finisce per ricadere in soluzioni prevedibili o in sketch troppo diluiti. La struttura narrativa si sfalda progressivamente fino a diventare poco più che un contenitore di battute scollegate. L’idea di aggiornare la parodia ai nuovi codici dell’horror contemporaneo rimane sulla carta, ma non trova mai una vera traduzione cinematografica. E così, quello che dovrebbe essere un ritorno energico si trasforma in un esercizio di nostalgia un po’ stanco, più interessato a ricordare il passato che a reinventarlo.
Il pubblico, inevitabilmente, si divide: chi cerca il ricordo dei primi film può intravedere qualche eco lontana, mentre chi si avvicina senza memoria storica fatica a comprendere il senso dell’operazione. In entrambi i casi, però, la risata resta rara. E forse è proprio questo il dato più significativo: in un film che dovrebbe vivere di caos, eccesso e ironia, il silenzio della sala finisce per dire molto più delle sue battute.




