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Il mondo ha ancora bisogno di Will & Grace?

Will & Grace

Era il 2006, undici anni fa, quando andava in onda il doppio finale di Will & Grace. Io nel 2006 avevo – coincidenza – undici anni e guardavo Will & Grace il sabato mattina su Italia 1. Credo che molti della mia generazione abbiano il mio stesso ricordo; credo anche che chiunque ami questa serie TV lo faccia per motivi simili tra loro, primo tra tutti la totale sconclusionatezza dei suoi protagonisti.
Will, Grace, Jack e Karen sono tutti personaggi a loro modo disfunzionali, comici nel loro essere pieni di difetti (e ricordarselo costantemente a vicenda) e nell’affrontare le sfide della vita quotidiana, sia quella amorosa che lavorativa, tranne Karen, Karen non ha mai avuto problemi di questo tipo.

Will & Grace


Nel pieno dell’adolescenza io e il mio migliore amico sognavamo di vivere insieme come Will e Grace da grandi, in fondo tutto quadrava: lui gay come Will, io una “frociarola” con una vita sentimentale ridicola e poche tette come Grace.

Come si può intuire ho sempre adorato questa serie, e se da piccola mi divertivano le dinamiche rappresentate, le battute, i personaggi, la teatralità di Jack, col tempo ho compreso il valore che Will & Grace ha aggiunto alla televisione. Negli Stati Uniti, e di conseguenza qui, non esistevano Serie Tv che trattassero in maniera così aperta l’omosessualità. Will & Grace ha rotto per prima questo tabù in modo sapiente: con la leggerezza propria del suo format ha dirottato l’opinione pubblica e plasmato i gusti televisivi degli americani rendendo finalmente normale vedere sullo schermo dei personaggi omosessuali il cui arco narrativo non si riduce al drammatico percorso di scoperta e accettazione della propria sessualità.

L’ex vicepresidente degli USA Joe Biden nel 2012, in un’intervista per The Washington Times, ha affermato che Will & Grace ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a istruire e sensibilizzare il pubblico sull’omosessualità e i diritti civili.
Il merito va senza dubbio riconosciuto. Questa sitcom ha sdoganato l’omosessualità nella televisione americana e ne ha dato una rappresentazione comica, iperbolica e stereotipata coerentemente col suo genere, ma al tempo stesso ha spianato la strada per rappresentazioni più profonde e impegnate.

Questo suo carattere è rimasto immutato anche nel revival (qui tutte le indiscrezioni raccolte), e alla luce di ciò viene spontaneo domandarsi come dei personaggi nati con lo scopo di svezzare il pubblico all’omosessualità tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000 possano trovare il loro posto nel 2017, dopo undici anni di rappresentazioni sempre più complesse, senza sembrare delle macchiette.

La stessa nascita del revival è stata piuttosto casuale. Nel settembre del 2016 il cast si è riunito per girare un mini-episodio in occasione delle elezioni presidenziali. Data la risposta oltremodo entusiasta del pubblico, la NBC ha deciso di produrre una nuova stagione di nove episodi, diventati poi 16, e lo scorso agosto è stata commissionata una decima stagione di 13 episodi.

La notizia del revival, devo ammetterlo, ha destato in me delle perplessità: come già accennato mi sono domandata se Will & Grace potesse trovare il suo posto nel 2017, ma soprattutto come sarebbe stato possibile riprendere la trama considerato il finale della serie.
Già, il finale. Qualche anno dopo la sua fine ho deciso di recuperare la serie nella sua interezza e il finale mi ha colpito come un treno in faccia: Will e Grace, i quali hanno dei figli rispettivamente da Vince e Leo, si perdono di vista per vent’anni per ritrovarsi casualmente quando i loro figli si innamorano al college.

Credo che ben pochi abbiano accettato l’esistenza di questo finale, la fine della speciale amicizia tra Will e Grace, il loro allontanamento causato dalla realizzazione di aver perso la complicità e la compatibilità. La magia dello show è stata spezzata negli ultimi due episodi, e sebbene per dieci anni abbiamo potuto ignorarlo, abbiamo dovuto confrontarci col finale alla notizia del revival.

Will & Grace

Proprio perché la conclusione era incompatibile con l’idea di riprendere le fila della storia, i creatori Max Mutchnick e David Kohan hanno giocato la carta della telenovela e hanno annunciato che il revival non avrebbe preso in considerazione la fine dell’ottava stagione.
Così il primo episodio della nona stagione risolve il misfatto: Jack sveglia Karen dalla sua trance e quest’ultima asserisce di aver sognato che sia Will che Grace avevano dei figli con i rispettivi mariti.

Karen: “Nel sogno Will viveva con un tipo bruno in divisa e Grace era sposata con un dottore ebreo.”
Will: “Sì, era così. Ma ora siamo single.”
Karen: “Ora tutto torna. Cosa è successo ai vostri figli, che sono cresciuti e si sono sposati tra loro?”
Will: “Questo non è mai successo.”
Karen: “Oh, che sollievo! Nessuno vuole vedervi crescere dei figli.”

Spariti i figli e il terribile finale, Jack continua il suo “viaggio interiore” mentre vive ancora nell’appartamento di fronte a quello di Will. Karen è ancora sposata con Stanley e soprattutto ricca, Will e Grace vivono ancora insieme, finalmente senza illudersi che si tratti di una sistemazione temporanea.

Il primo episodio riprende il tema politico dello speciale, l’unico argomento con cui per ora Will & Grace si è riproposta, cavalcando la (quantomeno legittima) onda anti-trumpista. L’attenzione per l’attualità in chiave satirica non è una novità ma una riconferma, e questo in parte risponde al timore che Will & Grace possa aver perso la sua attualità e sembrare l’imitazione di se stessa. Quindi, se nel 2000 il fulcro di un episodio poteva essere il primo bacio gay in una sitcom (Acting Out: episodio 14 della seconda stagione), oggi le lotte per i diritti civili sono lontane dall’essersi esaurite e starà a questo revival dimostrare di non aver perso la sua verve.

Se le tematiche si evolvono, il primo episodio, proprio per l’espediente che ha negato il finale, ci fa ritrovare i quattro protagonisti immutati nel tempo. Se questo è coerente con la natura di Jack e Karen in quanto personaggi caricaturali, nel caso di Will e Grace, motore dello show, viene percepita come una forte stonatura.
Starà alla nona stagione dimostrarci quale scelta è stata fatta: riproporre la stessa sitcom di undici anni fa e rassicurare il nostro animo nostalgico, o mostrarci Will e Grace con i loro soliti difetti, la loro tipica comicità, ma evoluti, maturi e al passo con un mondo che, di passi, come noi, in undici anni ne ha fatti molti.

Grace: “Siamo solo come siamo sempre stati.”
Jack: “Una triste donna di mezza età… e Grace.”

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Written by Veronica De Simone

Studentessa universitaria in perenne attesa di una nuova stagione di Sherlock e con una sindrome da stress post-Breaking Bad.
La mia aspirazione per il futuro è lavorare nella pubblicità (con una sigaretta ed un bicchiere di Whisky à la Don Draper). Per gli amici sono quella che ama i Pink Floyd e la pizza.

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