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Wayward Pines 1×08 – Cosa c’è dietro le maschere?

Innanzitutto, Ben è vivo! Se fosse esistito un circolo delle scommesse circa la sua sopravvivenza, credo si sarebbe dato un 100:1 per Il giovane adolescente allupato e schivo ce la fa! Certo, data la piega presa dalla serie di far fuori chi non ti aspetti possa crepare (si veda il caso SceriffoPopeciucciaconialrum episodio 1×03, e Beverlylacompagnadelleavventure già nel secondo episodio) poteva anche essere diversamente, ma in questo caso sarebbe stato troppo telefonato. Quindi, ok. Ben è salvo e quella rompipalle amorevole professoressa Megan Fisher va a trovarlo con lo scopo di riuscire laddove Freud ha toppato: non fidarti di quel farabutto di tuo padre! Pare dirgli ogni volta che apre bocca.

Ad essere proprio sinceri sinceri, con questa puntata, si è avvertito un notevole calo della tensione. Tuttavia, c’è stata una non indifferente svolta narrativa legata alla caratterizzazione dei personaggi (non troppo scandagliati, psicologicamente, finora). Cercherò di spiegarmi. Quello che avviene in questa puntata non è di certo un proseguimento dell’azione, ma è un capovolgimento dei ruoli. O meglio, il primo tentativo di definizione del personaggio che vada oltre la stigmatizzazione in un ruolo. Finalmente, possiamo guardare oltre la maschera!

Ecco cosa c’erano sembrati finora alcuni dei personaggi, e come appaiono ai nostri occhi dopo la visione dell’ottavo episodio (il cui titolo è: The Friendliest Place on EarthIl posto più bello sulla Terra):

David Pilcher: L’attore migliore del cast è indubbiamente Toby Jones. Se ci era stato presentato come un tranquillo (e un po’ inquietante) psichiatra (il dottore Jenkins), ci era già comunque venuto il sospetto si trattasse di qualcuno che svolgesse un ruolo cardine nella trama. Tant’è che si rivela essere veramente il perno di Wayward Pines: lui ne è l’ideatore, il creatore; è il salvatore dell’umanità (in una visione molto più scientista che religiosa, s’intende!). Mosso sempre da un amore per l’Uomo che ha del commovente, costretto a scegliere il minore dei mali da infliggere ai cittadini, quando le forze in causa sono sempre e comunque delle perdite umane, delle morti atroci. Lui che soffre delle sofferenze di ogni cittadino, lui tanto determinato, ma anche compassionevole, buono, dolce, in qualche modo docile. Eppure, in questo episodio, il desiderio/bisogno di mantenere ordine in città, di non vedere naufragare il suo progetto e l’umanità intera con esso, lo porta a essere intransigente e quasi cieco davanti a un uomo della sorveglianza che ha oscurato dei video con il solo intento di lasciare un pizzico d’intimità ai cittadini che si ponevano delle domande (le stesse che ci poniamo noi: perché siamo qui? Esiste un Dio? Cosa c’è al di là del muro?) non certo per tutelare la cellula terroristica. Così lo giustizia, quando la sorella Pam… ne parliamo sotto, di lei. Pilcher sembra diffidare di tutto e di tutti. Cosa ci sta a rappresentare, ora, questo cambiamento? Questo ribaltamento, questo appalesarsi della sua “ottusità”? Indubbiamente, quello che accade quando un’idea, anche buona, anche sacra, anche onorevole, diventa ideologia (e, credetemi, l’ideologia non ha mai nulla di buono, sacro e onorevole!). Perché ogni ideologia reca in sé una mania, un’ossessione, un fanatismo che defraudano l’uomo di una delle sue capacità più importanti: la propria coscienza critica, l’abilità di analizzare le situazioni e saper scindere caso per caso, senza ridursi a una mera applicazione di una legge standard e brutale.

Pam o l’infermiera inquietante: Per contrasto, quella che avremmo potuto definire finora “la sorella cattiva del Professor Pilcher” si rivela in tutta la sua sensibilità, in tutto il suo buon cuore (proprio per questo guadagnerà i Mille punti cuore, di cui parleremo dopo). Infatti, colei che si era dimostrata finora la regina degli intransigenti, mostra di sapere usare non poca coscienza critica, quando, trovandosi di fronte la fragilità di un uomo che si sente in dovere di tutelare l’intimità di altri uomini, quando si trova di fronte la sensibilità di un uomo che non riesce a vedere pericolo (forse incautamente) nell’umanità più umana di altri uomini (perdonate il gioco di parole), decide di non denunciarlo, a costo di passare essa stessa per traditrice. E si commuove, e piange.

Megan Fisher: ‘Sta stronza senza scrupoli cara dolce donnina, senza porsi – apparentemente – problema alcuno cerca di rivoltare, in ogni modo, i giovani contro i loro genitori. L’avevamo già vista insinuare dei dubbi in Ben, e il fatto che lui sia ricoverato in ospedale in fin di vita, non le è da ostacolo per perseverare nel suo progetto A tuo padre non frega niente di te, né di tua madre, a lui interessa solo di Kate. Proprio per questo, sostiene la Fisher, Ethan avrebbe lasciato andare Harold dopo averlo catturato: perché è il marito di Kate. Lei rimane in testa alla classifica del nostro STRONZOMETRO (si veda sotto).

Kate l’ex agente: Se nelle prime puntate era detestabile come solo il cetriolo per taluni e la suocera per talaltri, ecco che finalmente scopriamo cosa Kate fu costretta ad affrontare prima di “accettare” di far parte della ridente cittadella dell’Idaho. Finalmente, i conti tornano e no, Kate proprio non è la stronzetta arrendevole e bandieruola che tutti credevamo, ma una donna con le palle e le idee ben chiare.

Per quanto riguarda questo episodio, la famiglia Burke (Ethan compreso) è relegata a mero sfondo. I suoi componenti servono solo per passare da una parte all’altra della trama, hanno dunque mera funzione di collegamento.

Come sempre, qualcosa ci lascia alquanto perplessi e va a minare la credibilità di una storia che, tutto sommato, non è niente male. Qual è il punto ‘sta volta? IL CAMION! I ribelli hanno creato un casino assurdo per creare bombe e alla fine bastava rubare un camion per distruggere la recinzione? MMMMM… la sospensione della mia incredulità risente un po’ di queste (frequenti) stonature. Peccato.

Mancano solo due puntate, e la storia è ancora densa di eventi.

Riusciranno a districarli tutti in soli due episodi?

Voi, cosa ne pensate?

Un saluto agli amici di Wayward Pines Italia e Serie Tv la nostra droga

Written by Elisa Belotti

Siamo qui per parlare di questo mondo e di mille altri, per ridere, riflettere e immaginare. “Sono un idiota, io sono un pazzo, lo so... ma sono stato una buona lettura, giusto?”, vorrei dirvi che è mia, ma mentirei: è di un tale Hunter S. Thompson. Sperando di poterla dire anche io, un giorno.

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