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#VenerdìVintage – 10 cose che Boris ci ha insegnato sulle fiction italiane

#3. LA TRADIZIONE NON ESISTE, MA GLI SPETTATORI LA PRETENDONO 

borisLe fiction italiane non sono quasi mai lo specchio del Paese reale: lo sono Gomorra e Romanzo Criminale, lo è in minima parte 1992, lo sarebbe un House of Cards in salsa italiana realizzato con un briciolo d’onestà intellettuale, ma non le altre, esclusi sporadici exploit. Gli italiani vivono in un Paese a pezzi e si affidano agli stereotipi del prete e del carabiniere del paesello. Oppure ad una trama improbabile come quella di Occhi del cuore, capace di sorprendere attraverso espedienti narrativi vecchi di decenni. L’Italia è un’altra cosa, ma chiudere gli occhi è molto più semplice.

Lo sceneggiatore Aprea chiarisce meglio il concetto:

“Renè, la locura. La pazzia, che cazzo Renè, la cerveza, la tradizione, o merda, come la chiami tu, ma con una bella spruzzata di pazzia: il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillette. In una parola: Platinette; perché Platinette, hai capito, ci assolve da tutti i nostri mali, da tutte le nostre malefatte… Sono cattolico, ma sono giovane e vitale perché mi divertono le minchiate del sabato sera. È vero o no? Ci fa sentire la coscienza a posto Platinette, questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette, mentre fuori c’è la morte! È questo che devi fare tu: Occhi del cuore sì, ma con le sue pappardelle, con le sue tirate contro la droga, contro l’aborto ma con una strana, colorata, luccicante frociaggine. Smaliziata e allegra come una cazzo di lambada. È la locura Renè, è la cazzo di locura. Se l’acchiappi hai vinto”.

Written by Antonio Casu

Divulgatore seriale serio, serioso e ironico, ma senza il sex appeal di Alberto Angela.

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