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True Detective 3×07 – Manca ancora un tassello per la verità

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The Final Country, settima e penultima puntata di questa nuova stagione di True Detective, vede ancora una volta l’accoppiata Pizzolatto alla sceneggiatura e Sackheim alla regia, in quello che si pone come l’episodio più esplicativo fino a questo momento. In attesa, chiaramente, che il gran finale della settimana prossima completi il quadro con gli ultimi tasselli mancanti. Un episodio, questo, incredibilmente ricco di quella tensione tipica di questa fantastica serie, alimentata dalle inquietanti risposte che ogni spettatore può iniziare a darsi vedendo lo sviluppo degli eventi.

Come sempre, seguono spoiler per la puntata 3×07 di True Detective.

La puntata inizia con l’introduzione di una nuova fascia temporale, presumibilmente collocabile nei primi anni 2000. Qui un invecchiato Wayne accompagna l’adolescente Rebecca al college, pronta per trasferirsi: ancora non sappiamo perché nel 2015 la figlia non rivolge più la parola al padre. In un episodio caratterizzato da numerosi salti temporali (tra il 1990 e il 2015, con due sole scene appartenenti al 1980, cioè la partenza di Tom Purcell e una conversazione tra Wayne e Amelia), la prima scena nel 1990 è qualcosa che potevamo in parte attenderci. Tom Purcell viene trovato morto, con accanto una lettera che assomiglia a una confessione, in quello che sembra a tutti gli effetti un suicidio.

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Tuttavia, sapendo (almeno noi spettatori) come è finito l’episodio precedente, è evidente che il suicidio è una messa in scena mirata a nascondere un omicidio: il capo della sicurezza degli Hoyt, Harris, ha sicuramente completato l’opera che avevamo intuito nel momento in cui, in Hunters in the Dark, aveva attaccato Tom alle spalle nella stanza rosa. Questo evento, violento, esattamente come nel 1980, porterà di fatto alla conclusione della seconda indagine. Wayne e Roland sentono il peso della responsabilità del presunto suicidio, anche se il primo non sembra molto incline a bersi quella versione. Infatti, studiando alcuni tabulati telefonici, viene a scoprire che Harris James era volato a Los Angeles il giorno prima della morte di Lucy nel 1988.

Comincia, dunque, un’indagine parallela in cui i due detective vogliono far parlare Harris. Qui finalmente scopriamo qual è il segreto che dall’inizio della stagione i due si portano dentro.

Dopo averlo rapito, lo portano nel fienile in cui avevano già, nel 1980, picchiato un molestatore potenzialmente implicato nel caso Purcell. Ci vanno giù pesante, entrambi. Ma Harris non parla. Anzi, lamenta di stare molto male per farsi liberare, ma è uno stratagemma. Riesce a rubare la pistola a Wayne e Roland è dunque costretto a sparare e ucciderlo. Lo seppelliscono nel bosco. Ritornano le parole della visione di Amelia che Wayne ebbe nella terza puntata:

“Sei preoccupato che possano scoprire cosa hai lasciato nel bosco”.

Questo evento tragico, oltre a non aggiungere nulla alle loro conoscenze sulle indagini, rappresenta un punto di svolta tra Wayne e Roland. È facile intuire, infatti, che questo sia l’ultimo momento in cui i due abbiano avuto a che fare l’uno con l’altro. Almeno fino al 2015. Ma a proposito di indagini parallele, in True Detective non sono solo i poliziotti a investigare: c’è anche Amelia.

Turbata dalla comparsa del signore nero con un occhio cieco alla presentazione del suo libro sul caso Purcell, Amelia ritiene che sia il momento di scoprire di più su questo misterioso personaggio. È una di quelle figure che fin dall’inizio ruotano intorno ai due bambini, soprattutto da quando si è scoperto che era il soggetto che aveva acquistato le bambole. A ogni modo, Amelia scopre che l’uomo era stato visto nei pressi del locale in cui lavorava Lucy, la madre dei bambini, intento a parlare con Dan, il cugino di Lucy. È utile, a questo punto, spostarci nel 2015.

Elisa, regista di True Criminals, tira fuori un nome in riferimento a questo individuo nero con un occhio cieco: Watts. Sostiene, inoltre, la teoria dell’insabbiamento. Non è strano che sia nel 1980 che nel 1990 un evento violento poco chiaro (rispettivamente, la sparatoria a casa di Brett e la morte di Tom) abbia portato alla chiusura delle indagini? E ancora: in quello che è un piacevolissimo easter egg della prima stagione, Elisa cita le eroiche imprese di due detective della Louisiana che nel 2012 avevano eliminato un serial killer di bambini, senza però avere la possibilità di estendere le indagini agli altri uomini potenti implicati. Siamo di fronte a un altro caso di pedofilia, nel caso Purcell? Andiamo con ordine.

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L’indagine dei due anziani ex detective si concentra su quella che risulta essere stata una governante degli Hoyt fino al 1985.

Dai suoi racconti, scoprono che il signor Edward Hoyt aveva una figlia, Isabel, che nel 1977 perse in un incidente la figlia piccola e il marito. Questo, ovviamente, incise molto sulla sua sanità mentale, tanto che una sera andò a schiantarsi contro un guardrail, sopravvivendo. Da allora, la donna fu tenuta nella residenza Hoyt e a lei badava un tale signor June, un signore nero con un occhio cieco. La governante testimonia anche la presenza del signor Harris, a partire però dagli ultimi anni del suo impiego, nel 1980. Scavando in documenti datati, West scopre che Harris era di pattuglia nella stradale proprio nella zona in cui avvenne il secondo incidente a Isabel.

Per parlare dell’insabbiamento, invece, bisogna inevitabilmente fare riferimento al finale dell’episodio e soprattutto a una conversazione della quinta puntata di True Detective. In If You Have Ghosts, nel momento in cui i due vecchi amici si ritrovano nella casa di West, Wayne dice al collega che il giorno dopo “quello che avevamo fatto” (che adesso sappiamo essere l’omicidio di Harris), Hoyt andò a parlargli. L’uomo sapeva del loro assassinio, e il detective aveva deciso di non dire niente di questo incontro a West per 25 anni.

Tuttavia, Wayne specifica che non ricorda il contenuto della conversazione con Hoyt. Del resto il capo dell’azienda alimentare era morto ormai da qualche anno. Nel finale di questo episodio di True Detective, vediamo esattamente il momento che precede l’incontro, di cui avremo probabilmente contezza nel season finale, e che si caratterizza per le velate minacce di Hoyt verso Wayne.

A questo proposito, in riferimento al ruolo di June Watts, della figura di Isabel e soprattutto della conversazione tra Wayne e Hoyt, la mia teoria è questa: nell’incontro del 1990, Edward Hoyt ha ricattato Wayne, sapendo dell’omicidio di Harris, costringendolo al silenzio soprattutto facendo leva sul fatto che il detective si sentiva (e si sarebbe sentito ancora più) in colpa nei confronti di West, la cui carriera e vita sarebbe stata rovinata per sempre. Non dimentichiamo, infatti, che Wayne lascia la polizia nel 1990.

Forse, Hoyt gli ha anche spiegato parte della situazione, del perché fosse così interessato a Julie Purcell. Il motivo potrebbe essere tristemente il seguente: il rapimento di Julie (o meglio, il suo acquisto) potrebbe avere come movente l’aiutare la mente ormai impazzita della figlia Isabel, facendole credere che Julie fosse in realtà la sua bambina, invece di farle accettare la realtà della morte nell’incidente. Non è una motivazione pienamente soddisfacente, infatti manca sicuramente qualche tassello per la verità. Il punto, in ogni caso, è che l’uomo nero e la donna bianca visti nei pressi dei parchi per bambini potrebbero essere proprio June e Isabel, visto che sappiamo che l’uomo si prendeva cura della donna e potrebbero aver utilizzato Halloween come viatico per individuare i bambini.

C’è un grosso ma, tuttavia: il fatto che Wayne si sia dimenticato questa conversazione avuta con Hoyt è determinante.

Se Wayne, ad esempio, si fosse dimenticato di aver promesso di lasciar perdere il caso, riprendendo invece a investigare nel 2015 come stiamo vedendo, la sua vita potrebbe essere in pericolo, e la prova sarebbe la presenza di quella macchina ogni notte fuori da casa sua (di cui sono riusciti, lui e West, a prendere la targa)? Inoltre la signora Isabel è ancora viva? Non dovrebbe essere molto anziana. Ma soprattutto, dov’è Julie? Queste sono alcune delle domande per le cui risposte dovremo attendere l’episodio finale.

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L’omaggio alla prima stagione di True Detective

Veniamo, infine, alla terza e ultima questione: il collegamento con la prima stagione. Come accennato, Elisa sembra sostenere che le vicende di pedofilia del caso in Louisiana del 1995-2012 potrebbero essere simili a quelle che circondano il caso Purcell, facendo leva sugli elementi comuni dell’insabbiamento da parte di persone potenti e sulla presenza di elementi simbolici, come le corna di cervo nel primo caso e le bambole nel secondo.

La domanda è, a questo proposito, capire il piano narrativo. È un semplice omaggio alla prima stagione, oppure la storia ci suggerisce che potrebbe essere veramente il filone da seguire? Personalmente, ritengo più probabile la prima opzione: infatti, i casi di insabbiamento a cui fa riferimento Elisa vedono implicati i due detective Wayne e Roland in questo caso, cosa che la donna non sa. Tra l’altro, come spiegato sopra, ritengo che la questione sia molto più personale e patologicamente sentimentale. Ma staremo a vedere.

La terza stagione di True Detective è stata un bel viaggio. Ora manca solo l’ultimo pezzo, il più importante. Now Am Found è il titolo del season finale: speriamo di ritrovarci tutti.

Leggi anche: True Detective – Recensione dei primi due episodi

Written by Alessandro Fazio

"Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa, quindi devi stare bene attento a quello in cui vuoi diventare bravo" (True Detective). Seguire le passioni è la linfa vitale della mia esistenza.

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