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In mezzo al caos di True Blood Eric e Pam restano l’unica certezza

Pam ed Eric in True Blood

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ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU TRUE BLOOD

Sono passati più di dieci anni dal finale di True Blood ma tra la costellazione di ricordi che questa serie tv ci ha lasciato, uno domina su tutti gli altri. Un punto fermo illuminato dalle luci al neon di un club di provincia della Louisiana, gestito dalla coppia più riuscita dello show: Eric Northman e Pam Swynford de Beaufort. In un universo narrativo caotico governato da vampiri, licantropi, streghe, fate, menadi e mutaforma, la dinamica tra il millenario vichingo e la sua progenie è stata la vera costante morale (o piacevolmente immorale) della serie. Eric e Pam hanno attraversato sette stagioni tenendo in piedi un rapporto costruito su di una fedeltà e lealtà incondizionate. Per questo motivo ripercorrere la loro storia significa riportare alla luce alcune delle scene più memorabili e toccanti dell’intera opera.

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Facciamo quindi un salto indietro nel tempo, all’incirca ai primi del ‘900. Pam è la proprietaria di una casa di tolleranza londinese e una sera, nell’atmosfera calda e languida del bordello, fa il suo ingresso un vampiro attraente e dai modi decisi: Eric. Tutto inizia esattamente qui. Tramite un flashback indimenticabile, True Blood ci mostra il loro primo incontro e la trasformazione in vampiro voluta disperatamente dalla donna. Per Pam infatti abbandonare la propria vita mortale fatta di pericoli e sofferenza, è il manifesto per eccellenza dell’emancipazione. Della rottura di un’esistenza infelice e solitaria.

Da questo momento in avanti Pam diventa il personaggio che dice ad alta voce ciò che lo spettatore sta pensando. Colei che ci fa sorridere ogni volta che apre bocca a causa della sua spietata misantropia, così come per il suo disgusto verso l’emotività umana. Tuttavia dietro alla maschera di battute affilate quanto i suoi tacchi a spillo, Pam è un vampiro indipendente e profondamente vulnerabile ogni volta che la sicurezza di Eric viene minacciata. Di fatto, ciò che l’ex-umana teme più di ogni altra cosa è un mondo in cui il suo creatore non esiste più. Fatto questo doveroso flashback nel flashback, ripeschiamo dai nostri ricordi l’ex-vichingo dagli occhi azzurri.

Eric e Pam in una scena di True Blood
Credits: HBO Max

Con i suoi mille anni di vita Eric ha visto guerre interminabili, religioni nascere e spegnersi e le persone che amava morire come mosche. Ecco perché il vampiro nonché sceriffo dell’Area 5 è l’incarnazione del potere pragmatico. Cinico, distaccato e dotato di un senso dell’umorismo asciutto, Eric ha compreso perfettamente che l’esistenza è un gioco di forze ed è per questo che non cerca l’approvazione di nessuno. Prende decisioni difficili da solo, senza padrone se non sé stesso e, naturalmente, volendo accanto solo Pam. Quando Eric ama — che si tratti di suo padre, del suo creatore Godric o della sua progenie — lo fa con un trasporto e una dedizione devastanti. Quando odia, al contrario, la ferocia prende il sopravvento, trasformandosi in vendetta sanguinaria e incontrollabile.

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Insieme i gestori del Fangtasia forma un meccanismo perfetto. Dove Eric agisce d’impulso, Pam controbilancia con stabilità e comprensione, mettendolo spesso di fronte alle sue stesse follie. I due vampiri quindi si compensano, si stuzzicano, si insultano con la confidenza di chi sa che niente potrà mai separarli davvero. A differenza del rapporto principalmente pedagogico tra Bill e Jessica, quello tra Eric e Pam è il ritratto di un rispetto reciproco assoluto. Guardarli vuol dire assistere a una lezione magistrale di chimica tra personaggi.

E poi c’è il già accennato Fangtasia. Il club di vampiri più famoso e iconico del piccolo schermo è il monumento definitivo al loro pragmatismo e al loro umorismo nero. L’episodio in cui viene spiegata la genesi del locale notturno è una coccola per tutti i fan di True Blood. Un passaggio tanto divertente quanto atteso perché l’essenza di questo duo è tutta lì. Un trono di pelle, alcune ballerine di lap-dance disinibite, i drappeggi rossi (un chiaro omaggio a Twin Peaks), le luci soffuse, il bancone tirato a lucido e l’ufficio dove spesso Pam gestisce gli affari del suo creatore quando è assente.

Pam ed Eric nel Fangtasia di True Blood
Credits: HBO Max

Le scene che raccontano la nascita del Fangtasia mostrano un retroscena di deliziosa commedia dark. Pam che supervisiona la scelta dei tessuti e dell’illuminazione compiaciuta del proprio gusto. Eric che accetta di indossare il ruolo del “vampiro vichingo minaccioso” come un’attrazione da baraccone per clienti umani in cerca di brividi facili. Hanno preso il feticismo umano per i predatori della notte e l’hanno trasformato in una macchina da soldi, con un’intelligenza e una complicità più uniche che rare.

Il Fangtasia di True Blood però non è solo un semplice night club. È la vera e propria casa di Eric e Pam, il loro covo, il loro palcoscenico. Un luogo dove il lattice e la musica goth diventano lo sfondo perfetto per le loro conversazioni intime, fatte di sguardi d’intesa sopra una folla di umani inconsapevoli. È lì che abbiamo capito che, qualunque cosa succedesse nel resto della Louisiana, tra quelle quattro mura vigevano le regole di Eric e Pam. Ed è sempre lì difatti che avviene un altro dei momenti più commoventi e drammatici della serie creata da Alan Ball.

Balziamo avanti nel tempo e approdiamo nell’esatto istante in cui Eric decide di liberare la sua progenie per proteggerla dalla minaccia dell’Autorità. Pronunciando le parole rituali che recidono il loro vincolo, l’ex-vichingo rivela una dolcezza mai vista prima. Mentre la reazione di Pam — un pianto di lacrime di sangue e la sensazione di essere stata lasciata dall’unica persona che conta — spezza il cuore. Così come la scelta compiuta da Eric di far uccidere una ragazza umana di cui si era invaghito pur di salvare la sua Pam.

Impossibile, infine, non citare la cifra stilistica dei loro momenti quotidiani. Da Pam che indossa la tuta da ginnastica rosa di Hello Kitty per nascondersi dalla luce del sole, a Eric che la guarda con un misto di sdegno e divertito affetto. La moda per Pam rappresenta un’estensione del suo personaggio. E la pazienza di Eric di fronte ai suoi cambi d’abito nei momenti di massima crisi o pericolo è una delle dichiarazioni d’amore platonico più tenere della storia della serialità.

Con il passare delle stagioni, True Blood ha inevitabilmente perso parte della sua spinta originale, avventurandosi in decisioni di trama talvolta discutibili. Bill Compton ha intrapreso un arco di redenzione e martirio che ha diviso i fan. Sookie Stackhouse ha continuato a dibattersi in un ciclo infinito di indecisione identitaria. Gli unici a uscire indenni sono stati proprio Eric e Pam.

Pam ed Eric nell'episodio finale di True Blood
Credits: HBO Max

Nel finale di serie, li ritroviamo esattamente dove dovrebbero essere: vittoriosi, sfacciatamente ricchi, padroni del proprio destino e ancora legati l’uno all’altra. Che si tratti di vendere la cura per l’Epatite V a caro prezzo o di sedere di nuovo al Fangtasia a guardare con disprezzo la nuova generazione di umani, la loro parabola si chiude in totale coerenza. Non c’è stata tragedia per loro, né una falsa umanizzazione. Sono rimasti vampiri fino al midollo, orgogliosi di esserlo. E, soprattutto, sono rimasti una squadra. In un mare di relazioni tossiche spacciate per sdolcinate storie d’amore, il legame tra Eric e Pam si erge come il rapporto più sano, adulto e incrollabile di True Blood.

Quando i titoli di coda sono calati definitivamente su Bon Temps, ciò che conserviamo con chiarezza è un’immagine nitida, immortale come loro. Eric seduto sul suo trono di pelle, Pam al suo fianco con un bicchiere di True Blood in mano e un’espressione di irriverente disprezzo per il resto del mondo. In mezzo al caos, loro sono rimasti l’unica reale certezza. Ed è per questo che, a distanza di anni, continuiamo a fare il tifo per loro.