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May December – La Recensione: lei è ovunque io guardi

“She’s everywehere I look”

-Gracie

Per arrivare dritto al cuore del suo film, il regista Todd Haynes opta per una tipica espressione americana, “May December” appunto, che indica il grande divario di età tra i due innamorati protagonisti. Eppure, guardando più attentamente i mille sottotesti della pellicola, ci rendiamo conto di come la distanza sia piuttosto quella incolmabile tra Gracie ed Elizabeth. In un gioco di specchi continuo le due donne si confrontano e confondono, fino a che i bordi delle loro individualità diventano sempre più sottili. Il cinema che parla di cinema, quello fittizio dell’attrice Elizabeth. Che a sua volta parla di persone vere e di vita reale. Un cinema che è anche trasposizione di fatti di cronaca realmente accaduti. Maschere su maschere, quindi, di inventato e reale che si sovrappongono l’una sull’altra in una danza sensuale e ipnotica.

ATTENZIONE! La recensione contiene spoiler del nuovo film May December diretto da Todd Haynes.

Per poter comprendere a pieno May December, un film che rimane volutamente ambiguo, non possiamo quindi non aggrapparci a delle ancore. Queste ci permettono di sprofondare attraverso uno strato dopo l’altro fino ad arrivare al nucleo del racconto. Il primo strato è indubbiamente quello dell’attinenza al reale. La maschera raffigurante il mondo vero e con esso Mary Kay Letourneau. Nel 1997, l’insegnante Mary Kate Letourneau viene accusata di stupro su minori e condannata a diversi mesi di reclusione. La notizia, ovviamente, diventa di dominio pubblico salendo alla ribalta di numerosi giornali scandalistici. A questo fatto di cronaca, dunque, Haynes si avvicina senza mai prendere posizione sull’accaduto ma piuttosto ricercandone le possibili cause psicologiche.

Nella pellicola (al cinema dal 21 marzo e tra i film sicuramente da tenere d’occhio), il regista rimane fedele al proprio stile e al proprio linguaggio. Le donne sono, ancora una volta, le muse per eccellenza (come nel caso di Carol che potete vedere sul catalogo Infinity qui), alle quali vengono affidate le verità profonde dell’essere umano. Non c’è alcuna critica nel suo approccio alla storia ma solo l’interesse nei confronti di un evento divisivo e scioccante.

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Julianne Moore e Natalie Portman

GRACIE

La Gracie di May December rappresenta la seconda maschera. Sorriso tirato, labbra rosate e capelli biondi. Julianne Moore ci mostra una donna allo stesso tempo fragile e sicura, labile e stoica, legata alla colpa del passato e proiettata nel presente. Metafora di quel caso di cronaca che scosse una nazione intera, la vicenda di Gracie rimane ancora una ferita aperta all’interno della sua comunità e della sua famiglia. La prima scena che la riguarda è un tipico momento di vita familiare americana in cui tutti i membri sono riuniti attorno al barbecue. Una quiete che non viene interrotta nemmeno da Elizabeth e della scatola che raccolto sul portico. Quel dono pieno di escrementi fa ormai anche lui parte del rito tribale del clan Atherton-Yoo.

Un nido apparentemente sicuro e felice, di cui si intravedono man mano le crepe. Gracie è l’oggetto dello scandalo. Su di lei è stata riversata tutta l’attenzione e l’odio dei media. Una donna di 36 anni, madre e moglie, scoperta ad avere una relazione sessuale con un ragazzino di 13 anni. Sul suo petto la lettera scarlatta brilla più cremisi che mai.

A Savannah, Gracie è protetta e coccolata. Come lo è stata per tutta la sua vita. Lo ammette lei stessa mentre prepara l’ennesima torta che non verrà mangiata da nessuno. Gli uomini hanno giocato un ruolo determinante. Durante l’infanzia con il padre che le ha insegnato a cacciare a quattro anni, e poi durante l’adolescenza con i fratelli maggiori che l’hanno protetta forse in maniera troppo possessiva. Della madre, Gracie non parla mai limitandosi a sottolinearne la bellezza.

May December è un melodramma che ha tanto della tragicommedia greca ma anche del cinema dell’assurdo di Ingmar Bergman, con una particolare strizzata d’occhio a un film nello specifico.

Ma se Gracie è l’attrice protagonista della sua stessa vita, le altre maschere sulla scena non riescono più a reggere la pantomima. Né i figli avuti con Joe, sulle cui spalle grava una colpa silenziosa, né tantomeno i figli del primo matrimonio, lasciati indietro a leccarsi ferite dello spirito per cui non esiste una cura. Lo stesso Joe comincia sempre più a dubitare del copione che gli è stato assegnato, ponendosi scomode domande alle quali Gracie, ovviamente, non risponde.

ELIZABETH

Elizabeth è la terza maschera di May December, nonché l’inaspettato che entra prepotentemente in scena. Occhi da cerbiatta, sicurezza nel portamento e una fisicità sensuale. L’attrice venuta da fuori a scrutare, indagare e vivisezionare la vita degli Atherton-Yoo. Simbolo stesso della sensualità femminile, Elizabeth ha la duplice funzione di testimone della verità e diavolo tentatore che mette in dubbio la vita serena della coppia. Il suo arrivo giunge previsto ma non atteso. Viene considerata un animale esotico da tenere a debita distanza ma dal quale, entrambi gli innamorati si sentono in qualche modo attirati.

La curiosità scientifica di Elizabeth, devota del “vero”, si trasforma ben presto in un’ossessione che la spinge quasi a immedesimarsi completamente nel personaggio. Confondendolo con la persona. Natalie Portman è impressionante e inquietante donando a Elizabeth tantissima complessità emotiva e ambiguità. La sua ricerca del “vero”, come spesso ci tiene a precisare, di fatto non porterà a nulla. Nel finale non si raggiunge alcun tipo di chiusura. Il progetto di Elizabeth è solo una vacua reinterpretazione della realtà. Più drammatica, più eccessiva. Proprio perché, alla fine, rimane sempre un film. Nello sguardo di consapevolezza su cui si chiude, invece, il film May December leggiamo lo smarrimento di Elizabeth. L’attrice ha fallito. Non è riuscita a cogliere il vero. Non è riuscita a riportare sulla pellicola una storia drammaticamente umana.

La vera storia dei Atherton-Yoo rimane impenetrabile e lei questo lo sa. Persino nel dialogo finale con Gracie, Elizabeth si rende conto di non essere mai stata lei ad avere il controllo. La complessa psiche di Gracie è invisibile gli occhi e troppo contorta e perversa per potervisi avvicinare senza conseguenze. Dall’incontro con Gracie, l’attrice non ne esce indenne

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Julianne Moore e Charles Melton

Nel film May December c’è moltissimo di quel Persona, capolavoro sperimentale del regista Ingmar Bergman.

Persino nella pellicola del 1966, le protagoniste assolute sono due donne i cui riflessi si incrociano e confondono. Una si chiama anch’essa Elisabeth e fa l’attrice. Ma è lei la Gracie di Persona (che condivide con gli 8 film che trovate qui una intro da brividi), il cui trauma sconosciuto e mutismo diventano oggetto di morboso interesse per l’infermiera Alma. Nell’isolamento più assoluto in cui si ritrovano, nasce un legame profondo fino al sovrapporsi quasi totale delle due personalità. Nel caso del film May December c’è una terza figura che impedisce l’annullamento di una donna sull’altra: Joe.

JOE

In questa tragicommedia spietata, l’unico barlume di verità rimane Joe. Una maschera si ma spezzata. Affascinante e ancora giovanissimo, Joe è rimasto psicologicamente a un’età adolescenziale. Senza mai aver vissuto gradualmente le tappe della crescita, Joe si ritrova adesso a essere un padre di 30 anni con i figli in partenza per il college. Sono scene assurde quelle che lo coinvolgono. Dalla chat con una amica del gruppo di Facebook appassionata di farfalle, alla canna sul tetto insieme al figlio. Fino a quell’amplesso rapido e imbarazzante con Elizabeth, durante e dopo il quale Joe dimostra tutta la proprio ingenuità nei confronti del mondo degli adulti. Charles Melton (che ricorda sempre con affetto Riverdale) si cimenta qui in un ruolo diverso mettendosi alla prova e rivelandosi una piacevole scoperta in questa stagione di premi (qui potete trovare tutti i vincitori ai Golden Globe 2024).

Anche Joe , come le sue farfalle, ha vissuto gran parte della propria esistenza imprigionato dentro una crisalide. L’amore nei confronti di Gracie diventa un mantra necessario per convincersi delle scelte fatte. Ma quando le prime domande iniziano davvero a sorgere, ecco che l’idillio rischia di crollare come un castello di carte. La verità sarebbe troppo traumatica da accettare ma ormai il dubbio si è insinuato. La pellicola, però, passa oltre. Joe comincia a mettere in discussione il passato alludendo a ricordi che aveva seppellito da tempo. C’è una verità terribile che rischia di esplodere e la maschera di Joe cade. Ma lo spettacolo deve continuare. La voce di Joe viene zittita, non rimane spazio per la sua verità. La verità di Gracie lo dipinge come il seduttore, quella di Elizabeth come l’amante desiderabile.

Così cala il sipario su questa tragicommedia chiamata May December. I nostri attori tornano dietro le quinte in attesa di ritornare sulla scena. Ancora una volta. Ancora con lo stesso copione in mano.