Dopo cinque puntate passate a costruire con pazienza una Manhattan fatta di fame, potere e sangue versato per proteggere ciò che resta, The Walking Dead: Dead City 3 sceglie di fermare improvvisamente la macchina per chiedersi chi sarebbero Maggie e Negan se il mondo non fosse mai finito. È una domanda quasi azzardata per una serie che ha fatto della sopravvivenza materiale il proprio motore. E il fatto che lo show abbia deciso di porsela proprio ora, nel momento più delicato del loro rapporto, dice già molto sulle ambizioni di questa terza stagione.
Una puntata completamente diversa dal solito, che mostra per la prima volta un mondo totalmente diverso. Riportando sullo schermo anche un iconico personaggio di The Walking Dead
Credits: AMC
Negan, ancora scosso dalla morte di Fabian, ripensa a una frase pronunciata da Maggie – quella su come avrebbero potuto essere amici in un’altra vita – e da lì l‘episodio scivola in una New York che non ha mai conosciuto l’apocalisse. Non è un sogno. Non è neanche un universo alternativo nel senso fantascientifico del termine. È un what if che la serie si concede il lusso di esplorare per un’ora intera senza sentire il bisogno di giustificarlo con regole o spiegazioni logiche. Come se volesse, per un istante, essere anche qualcos’altro.
E la prima cosa che questa realtà alternativa restituisce è Beth. Rivedere Emily Kinney tornare a interpretare la sorella minore di Maggie, viva, sorridente, impegnata a inseguire un sogno da cantautrice in un locale di Manhattan, è un colpo al cuore che funziona proprio perché non viene sottolineato con enfasi: è semplicemente lì, normale, come se il mondo le avesse concesso quello che nella timeline reale le è stato negato con crudeltà.