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Stuart Fails to Save the Universe 1×06 – Finalmente, Stuart sceglie

Stuart sembra perso nei suoi pensieri, di fronte a un invitante piccolo bonsai, in Stuart Fails to Save the Universe

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Stuart Fails to Save the Universe.

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Il sesto episodio di Stuart Fails to Save the Universe porta all’estremo la direzione intrapresa dalla serie negli ultimi capitoli. Dopo l’ospedale psichiatrico e la tribù indigena, arriva un universo in cui gli esseri umani sono bovini antropomorfi. È probabilmente la puntata più peculiare finora, ma non rappresenta una svolta improvvisa. Stuart Fails to Save the Universe ha ormai scelto questa strada, quella di un multiverso che accumula stranezze senza mai davvero fermarsi.

Neanche questa volta si ride a crepapelle, come capitava in certe scene di The Big Bang Theory. Tuttavia, questo universo ci regala momenti di riflessione davvero interessanti Anche perché sembra proprio, l’universo di cui Stuart ha bisogno. In un cosmo che lo trascina di realtà in realtà, il Cow Universe gli offre finalmente una forma di stabilità. Routine, prevedibilità, una quotidianità che non gli chiede di diventare qualcun altro. È un paradosso efficace. Il mondo più strano di tutti è anche l’unico in cui Stuart riesce a immaginare di restare.
Mentre il multiverso continua a moltiplicare le proprie stranezze, Stuart compie finalmente un piccolo ma significativo passo avanti. Per una volta, non subisce quello che gli accade, ma decide cosa fare. Stuart Fails to Save the Universe non lo trasforma in un eroe, ma gli permette di scegliere.


Un universo fatto per Stuart

Denise e Stuart discutono sull'importanza di salvare gli universi
Credits: HBO Max

Il Cow Universe di Stuart Fails to Save the Universe è costruito su un’idea volutamente assurda. Ci sono esseri umani con quattro stomaci, erba come cibo principale, ruminazione quotidiana e una fisiologia bovina normalizzata. La serie non cerca di spiegare questa logica, la mostra e basta. Eppure, proprio per questo, funziona perfettamente con Stuart.
Lui non ama cambiare, ha paura di ciò che non conosce. E cerca continuamente una situazione in cui sentirsi al sicuro. In questo mondo trova esattamente ciò di cui ha bisogno. La battuta implicita è quasi perfetta. Stuart è una mucca, quindi ovviamente questo è il suo universo ideale.

Anche la scena della proposta di matrimonio mentre mangiano e ruminano va letta in questa chiave. Una situazione assurda ma perfettamente coerente con la coppia. Stuart e Denise non stanno vivendo una parodia della normalità. Quella, per loro, È normalità. Il ristorante che serve erbe speciali, la contraddizione tra vegetali commestibili e cibo gourmet, il dettaglio ironico del sale dell’Himalaya. Sono tutti dettagli che funzionano come colore. Senza pretendere di diventare il centro della scena.

Stuart Fails to Save the Universe dimostra ancora una volta di saper creare mondi molto più interessanti di quanto il poco tempo a disposizione le permetta di esplorare. Questo episodio è un altro esempio lampante. Un’idea forte, visiva e coerente con i personaggi, ma lasciata appena intravedere prima di passare alla prossima realtà.


Attenzione, l’universo finirà tra qualche centinaia di anni

Con il ritorno di Raj, Stuart Fails to Save the Universe introduce finalmente una nuova variabile: l’universo è destinato a finire. La rivelazione non è di quelle epiche, e la reazione di Stuart e Denise piuttosto menefreghista. Se il problema arriverà tra centinaia di anni, perché dovrebbe essere un problema loro? È una risposta profondamente umana e contemporanea, che riflette il modo in cui molte persone affrontano le crisi a lungo termine.
Inevitabilmente, viene da pensare che le non soluzioni adottate oggi avranno conseguenze che riguarderanno coloro che verranno dopo e che non conosciamo. Così, Stuart si trova davanti a una scelta molto semplice. Da una parte non fare nulla, perché il problema non lo riguarderà direttamente. Dall’altra provare comunque a fare qualcosa, anche senza la garanzia di riuscirci.

Qui, dopo episodi in cui è stata messa da parte o sfruttata male, entra in gioco Denise. È importante non leggerla come figura che rivela a Stuart di essere “l’eletto”. Al contrario, gli offre una definizione diversa dell’eroismo. Non serve salvare il mondo perché si è destinati a farlo. Può bastare scegliere di ridurre la sofferenza di qualcun altro. La scelta di Stuart acquista valore proprio perché nessuno lo obbliga a farla.
In Stuart Fails to Save the Universe l’eroismo non nasce da un destino scritto, ma da una decisione volontaria.


Per una volta Stuart sceglie

Questo è l’episodio che stavamo aspettando dall’inizio della serie. Stuart non ha un’epifania improvvisa. L’episodio lo accompagna gradualmente verso una decisione, ed è l’intero arco narrativo a costruire il cambiamento. Non c’è una scena in cui diventa un altro, ma un percorso che lo porta a fare una scelta diversa dal solito.
Stuart non smette di essere pauroso, insicuro o riluttante. Non diventa improvvisamente un eroe. Semplicemente smette di essere passivo. E la differenza è enorme. Fino a questo momento gli eventi gli accadevano. Qui, almeno in parte, è lui a decidere quale direzione prendere. In Stuart Fails to Save the Universe il multiverso continua a trascinarlo di realtà in realtà, ma per la prima volta è Stuart a decidere di andare, invece di scappare.

Questo è il vero passo avanti della puntata. La serie non ha bisogno di trasformarlo in un salvatore per dargli dignità narrativa. Le basta mostralo mentre compie una scelta consapevole, pur con tutte le sue incertezze. Stuart non diventa un eroe. Decide di provarci.
In una serie costruito su mondi assurdi e regole bizzarre, il gesto più significativo resta questo. Un personaggio che, per la prima volta, sceglie attivamente di agire. È un cambiamento piccolo, ma per Stuart Fails to Save the Universe è fondamentale. Perché segna il momento in cui il protagonista smette di essere solo una pedina del multiverso e inizia a prendere in mano, almeno in parte, la propria storia.

Stuart Fails to Save the Universe e il vuoto

La sequenza di Bert e Kripke nel vuoto tra gli universi è probabilmente la parte meno riuscita dell’episodio, ma non va sottovalutata. A prima vista sembra una parentesi separata dalla storia principale. Meno coinvolgente rispetto al Cow Universe e alla vicenda di Stuart e Denise. Eppure ha una funzione narrativa precisa perché stabilisce fisicamente qualcosa che finora era soprattutto implicito.
Il gruppo può separarsi, ma non può davvero procedere separatamente. Bert e Kripke non riescono a raggiungere un altro universo perché è Stuart che deve raggiungerli. Senza Stuart, gli altri non vanno da nessuna parte. La macchina che riconosce Stuart come elemento centrale della situazione rafforza ulteriormente questo concetto.


Non bisogna però trasformare Bert e Kripke in improvvisi personaggi dai toni drammatici perché restano due macchiette sospese nel vuoto. C’è qualcosa di quasi tragico nella loro condizione, ma la serie lo utilizza soprattutto per ribadire la centralità di Stuart. Il vuoto funziona come promemoria. Il multiverso può moltiplicarsi, ma il filo conduttore resta lui.
La sequenza, magari non decolla come il Cow Universe, ma è perfetta per il suo compito narrativo. Visivamente e ritmicamente non sarà il massimo, ma ci ricorda chi è il protagonista. Volente o nolente.

Raj non è più solo un cameo

Raj, come un pazzo predicatore, annuncia la fine dell'universo. Ma perché pensarci troppo, se accadrà tra centinaia di anni?
Credits: HBO Max

Il ritorno di Raj è un colpo di scena, più che un semplice momento di fanservice. È significativo perché, per la prima volta, un personaggio legacy ha una funzione narrativa concreta. Raj non appare per dire “guardate chi è tornato”, ma porta un’informazione che modifica la situazione e soprattutto costringe Stuart a prendere una decisione.

Al tempo stesso, il senso di urgenza rimane volutamente debole. Lo spettatore vive la minaccia più o meno come Stuart e Denise: se il problema è tra centinaia di anni, perché dovremmo preoccuparcene adesso? Questa scelta non è un difetto della sceneggiatura, ma parte del ragionamento dell’episodio. La serie non costruisce un’emergenza artificiale, ma mostra come i personaggi reagiscono a una crisi lontana nel tempo.


Raj smette di essere un semplice richiamo al passato e diventa un elemento attivo della trama. La sua presenza serve a spostare Stuart da una posizione di attesa a una di scelta. Non è un eroe che annuncia la fine dei tempi, ma un messaggero che costringe il protagonista a confrontarsi con una minaccia che, per quanto lontana, non può più essere ignorata.
Faranno così anche gli altri, visti finora? Rivedremo Penny e Zack? E Bernadette e Amy? Come si dice in questi casi: ai posteri l’ardua sentenza.

La serie ha idee. Il problema è che non ha mai abbastanza tempo

E a proposito di sentenze… dal punto di vista strutturale dobbiamo registrare un passo indietro. Di nuovo siamo di fronte a un universo interessante, ma lo vediamo poco. Il mondo dei bovini antropomorfi avrebbe meritato più spazio. Ci sono delle piccole perle, come la consegna a domicilio di cibo giapponese. Ma per lo più, tutto scorre via, senza approfondimento. Vero è che il nocciolo dell’episodio è il cambiamento di Stuart, però qualcosa in più lo avremmo visto volentieri. Magari tagliando qualche secondo alla parte dedicata al vuoto che ha la sua funzione narrativa, ma non riesce a diventare una sequenza davvero memorabile. Anche perché alla porte busa già il nuovo universo della telepatia.

La serie, quindi, continua a procedere attraverso idee molto forti che vengono utilizzate per qualche minuto e poi abbandonate. È un problema che riguarda ormai la struttura stessa di Stuart Fails to Save the Universe, lo abbiamo capito. Ciononostante, continuiamo a sperare in qualcosa di diverso, soprattutto dopo l’episodio con la tribù di indigeni. Non è che manchino le idee, al contrario! La serie ne sforna con generosità. Il problema è che spesso manca il tempo (o forse il coraggio… ?) per vedere cosa potrebbe succedere se una di quelle idee venisse davvero sviluppata.

Stuart è Stuart

Stuart rimane il “fallito” del titolo. Non perché abbia fallito nel salvare qualcosa, ma perché è Stuart. Le sue paure, le sue esitazioni e la sua incapacità di affrontare il cambiamento fanno parte della sua identità. Ma questa volta quelle caratteristiche non gli impediscono completamente dall’agire. Il Cow Universe gli offre la possibilità di non cambiare, di fermarsi in un mondo che non gli chiede di diventare qualcun altro. Denise gli offre un motivo per farlo, non come colei che lo spinge verso un destino eroico, ma come compagna che gli mostra una forma di responsabilità possibile. Il vuoto dimostra che gli altri dipendono da lui, anche quando lui preferirebbe non esserne il centro.

Il sesto episodio non è una rivoluzione per Stuart Fails to Save the Universe. È un passetto. Ma è un passetto nella direzione giusta, perché per la prima volta il multiverso smette per un momento di trascinare Stuart da una realtà all’altra e gli permette di scegliere dove andare. Peccato che, proprio quando la serie trova qualcosa di interessante da raccontare, sembri avere sempre fretta di passare alla prossima idea.