The OA: rimarremo col dubbio, per sempre

Nonostante l’originalità iniziale e la positiva accoglienza da parte del pubblico, The OA è stata ufficialmente cancellata da Netflix, lasciando la storia con un finale aperto e inconcludente.

La notizia della cancellazione da parte di Netflix è arrivata spiazzando i fan della serie, che non se la sarebbero mai aspettata. Di certo, non l’hanno mandata a dire e hanno fatto sentire il loro disappunto tra colpi di Tweet e petizioni. La serie, si sa, ha avuto un’esistenza tutt’altro che facile, ma grazie all’originalità dello script, totalmente fuori dagli schemi, era riuscita a crearsi il suo spazio all’interno della vasta piattaforma di streaming emergendo comunque come un prodotto molto valido.

La prima stagione

The OA

La prima stagione (clicca qui per saperne di più) inizia in medias res, con Prairie che si getta da un ponte. La ragazza sopravvive e viene portata in ospedale, dove si scopre che era stata dichiarata scomparsa ben sette anni prima ma che, soprattutto, ha recuperato la vista. Ora si fa chiamare OA (in italiano PA) e, nonostante faccia allusione al fatto di essere stata tenuta prigioniera insieme ad altri, non racconta nulla di questa vicenda ai genitori. Tornata a casa però, inizia a reclutare diverse persone a cui racconta la sua storia in una casa in costruzione.

Quindi il gruppo è completo: Steve il bullo del quartiere, French il brillante studente con problemi familiari e dipendente da sostanze, Jesse con la passione per la Marijuana e la cui madre si è suicidata poco prima, Buck ragazzo transessuale e la signora Broderick-Allen, insegnante del liceo locale profondamente insoddisfatta (detta BBA).

Prairie (OA) inizia dunque a raccontare la sua storia: sarebbe nata in Russia, figlia di un ricco e potente oligarca. Sopravvissuta a un attentato ai figli dei potenti, Nina (nome che aveva in Russia) vive un’esperienza ai confini della morte e incontra un angelo che le sottrae la vista rimandandola alla vita. Prairie viene mandata in orfanotrofio e poi adottata, ma i sogni sul suo vero padre la ossessionano, in particolare quello in cui lo incontra sotto la Statua della Libertà. Recatasi li convinta di trovarlo, al suo posto incontra Hap, uno scienziato che promette di aiutarla con le sue esperienze pre-morte.

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L’uomo la rapisce e la chiude in una cantina con altre persone. In un tentativo di fuga viene colpita alla testa e rincontra l’angelo che le ridona la vista. Eludendo il tentativo di Hap di addormentarli con il gas, i prigionieri si sottopongono agli esperimenti coscienti e scoprono che lo scienziato li porta sul punto di morire affoganti per studiare le loro esperienze pre-morte. Quando un loro compagno muore, Prairie e Homer lo riportano alla vita grazie a 5 movimenti, che eseguiti contemporaneamente da 5 persone possono aprire una nuova dimensione.

Prairie viene poi abbandonata sul ciglio della strada e si reca verso casa per trovare 5 persone che la aiutino a salvare i suoi compagni di prigionia, soprattutto Homer. Il gruppo però non crede a OA (che scopriamo voler dire Original Angel/Primo Angelo), si ricrederanno però nel momento in cui nella mensa della scuola fa irruzione un ragazzo armato. I cinque fanno i movimenti distraendo il terrorista che spara a Prairie ma salva gli altri, nel finale OA comunica a Steve che ce l’hanno fatta, hanno aperto il varco.

Nella seconda stagione la trama di The OA si fa più fitta

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La seconda stagione di The OA non ci ha sicuramente chiarito le idee. La serie segue ancora le vicende di OA e il suo (pienamente riuscito) ingresso in una nuova dimensione, con una vita completamente diversa. Ora si chiama Nina, ed è una ereditiera russa, ma ugualmente prigioniera di Hap che è riuscito a passare alla nuova dimensione insieme a Scott, Rachel, Renata e Homer, che però non ricorda nulla dell’altra vita (la nuova coscienza è infatti rimasta intrappolata nella coscienza della nuova dimensione). Nella nuova stagione di The OA entra in gioco un nuovo personaggio, Karim Washington (Kingsley Ben-Adir), detective privato incaricato di ritrovare una ragazza scomparsa. Il suo percorso e quello di Nina si incrociano, insieme indagano sul mistero della sparizione della ragazza (Michelle) e sulla scoperta di una casa a Nob Hill legata alla scomparsa di diversi ragazzi.

Nel frattempo, nella prima dimensione, i personaggi conosciuti nella prima stagione e BBA continuano a indagare sulle incredibili vicende che lei ha raccontato loro, partendo per un viaggio che li porterà lontani da casa.

The OA e le troppe, strane e confusionarie informazioni

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Durante la seconda stagione, The OA ci ha tempestati di informazioni: scopriamo che esistono diverse realtà alternative, ed esiste un modo per viaggiare fra esse (movimenti e luoghi sensibili, come il rosone della casa di OA), chi viaggia attraverso le dimensioni può farlo solo nel corpo della sua versione alternativa, se la versione è deceduta, il viaggiatore muore a sua volta. Inoltre, il viaggiatore lascia dietro di sé un corpo debilitato, bisognoso di cure immediate (pensiamo a Elodie che chiama i soccorsi prima di saltare e poi è pienamente in salute nella stessa realtà che aveva lasciato).

Tramite i fiori che nascono dai corpi di chi ha compiuto un viaggio sovrannaturale nella “casa”, è possibile predeterminare la realtà nella quale si vuole saltare, anche se un forte legame con una persona può fungere da ancora in una dimensione precedente, come per Prairie ad inizio stagione quando raggiunge Homer. Scopriamo inoltre che è possibile condividere la mente tra le varie dimensioni ma una può prevalere sull’altra (tipo Prairie su Nina o il Dr. Roberts su Homer).

Come appena detto, le informazioni che ci vengono fornite nella seconda stagione sono tantissime, facciamo fatica a starci dietro e talvolta siamo davvero confusi. Se questo non bastasse, la cancellazione della serie ha lasciato molti dubbi a noi spettatori.

Il finale e gli interrogativi

Nel finale della seconda stagione di The OA, Hap ha imparato da Elodie che è possibile meccanizzare i 5 movimenti (visti nella prima stagione) tramite degli appositi macchinari, che li imitano e li ripetono perfettamente. L’uomo infatti ha in mente un piano preciso: trasportare Prairie/Nina/OA in una realtà dove la donna è innamorata di lui, per vivere “felici e contenti”.

Nello stesso istante però, nella prima realtà che ci è stata mostrata, BBA, Steve e gli altri stanno anch’essi compiendo i movimenti, nel tentativo di evitare il viaggio forzato di Prairie (si trovano nello stesso luogo ma in un’altra dimensione).

Quel che accade da qui in poi ha dell’incredibile: i movimenti del marchingegno e quelli dei ragazzi e BBA si scontrano, e OA si trova a fluttuare bloccata tra il punto di incontro delle due dimensioni. Ed è qui che entra in gioco Karim che, trovandosi proprio nel punto di “collisione”, ovvero dietro il rosone nella casa di Nina, lo apre, rompendo lo stallo e facendo precipitare Prairie nella realtà dove Hap la attende.

Karim non può attraversare l’apertura del rosone in quanto non esiste una sua controparte in quella realtà, ma ritrova finalmente la Michelle della sua realtà. Capiamo infatti che la ragazza era precedentemente saltata nel corpo del suo interprete Ian Alexander. L’esito è meno positivo per Prairie, il suo incubo è infatti appena iniziato, non inaspettato visto che era stato oggetto di diversi sogni premonitori, che davano l’arrivo di Karim come provvidenziale.

Il colpo di scena

Il finale è determinato dalla speciale connotazione della realtà nella quale Hap, Prairie e più avanti Steve sono arrivati: ovvero la nostra realtà. I protagonisti sono gli stessi attori che stanno girando lo show che noi stiamo vedendo, ascoltiamo infatti l’attore Jason Isaacs (Hap), dire di chiamarsi proprio così, davvero spiazzante. I due (Isaacs e la Marling) in questa sede sembrerebbero sposati, mentre nella realtà non è così (si tratta dunque di un’altra versione ancora?).

The OA sollecita le nostri menti al pensiero che qualsiasi serie tv possa essere in realtà l’espressione di un mondo parallelo, un Multiverso. All’opposto però, l’epilogo della stagione solleva una questione che si riallaccia al finale della prima: potrebbe essere che il trauma cranico ricevuto da Britt Marling/Prairie/OA (creatrice della serie) sia alla base di tutto ciò che abbiamo visto finora?

Infatti, durante la produzione di The OA, Marling si ferisce, e si reca in ospedale insieme al marito, scena che fa da specchio alla fine della prima stagione: la protagonista potrebbe aver inventato tutto perché preda di un trauma cranico e quindi incapace di distinguere la realtà dalla finzione (ovvero la serie a cui lavora).

Ancora una volta, proprio come successo nella prima stagione di The OA, siamo costretti a domandarci se Prairie/Nina/Brit sia reale. Ma a differenza della prima stagione, in cui potevamo in qualche modo sperare in una risposta, in questo caso forse non l’avremo mai.

Oltre i confini del tempo e dello spazio

Vedere The OA 2 non si può limitare al semplice atto di guardare una serie, è una vera e propria esperienza. Durante la serie, non possiamo permetterci distrazioni. Proprio come in altre produzioni (Twin Peaks e Dark per esempio), non possiamo aspettarci un racconto per persone razionali. La fede, il mistero, l’irreale e l’inverosimile sono alla base di The OA. La voglia di scoprire la realtà (che di fatto non esiste), ci fa seguire le puntate tutte d’un fiato. Il modo migliore per guardarla è abbandonarsi, lasciarsi travolgere dagli eventi, “avere fede”.

La seconda stagione ci ha dato tante spiegazioni e bombardato con altrettanti nuovi eventi e interrogativi, ai quali purtroppo non avremo mai risposta. Si sa, le cancellazioni con finali aperti sono sempre le più difficili da superare. Questa volta resteremo col dubbio, per sempre.

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Scritto da Maria Virginia Destefano

Potrei scrivere la solita bibliografia, nome, età, luogo. Ma temo che queste informazioni siano riduttive e alquanto superflue in confronto al mondo che c'è dentro la mia testa. Amo scrivere, amo leggere, se guardate un film o una serie tv con me aspettatevi ogni tipo di commento e di osservazione, la mia visione non sarà mai passiva. La regia è il mio sogno, le luci, le inquadrature. Il piano sequenza è un'arma a doppio taglio, è un'arte, ma come tale non tutti la sanno sfruttare. C'è chi non ha hobby, io ne ho troppi e la scrittura e il videomaking fanno parte di questi.

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