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Buona anche la seconda (e non era minimamente scontato) – La Recensione di The Four Seasons 2, ora su Netflix

The Four Seasons 2

Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler della seconda stagione di The Four Seasons

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Tutti, alla morte di Nick (Steve Carrell), alla fine della prima stagione, avevamo pensato che The Four Seasons non potesse avere una continuazione. Non degna della miniserie accurata che era, almeno. La qualità più palese della serie scritta da Tina Fey, ispirata al film omonimo del 1981, era proprio l’arguta narrazione ironica e malinconica che risiedeva, in gran parte, nel personaggio di Steve Carrell. Il rischio, perciò, con la seconda stagione, era quello di ripetersi e di aggiungere ben poco alla storia e ai personaggi che avevamo imparato ad adorare.

Invece, la seconda stagione di The Four Seasons è riuscita a mantenere un ritmo credibile e a rimanere molto coerente con se stessa.

L’espediente è sempre lo stesso: Kate e Jack, Claude e Danny (Colman Domingo), Anne e (questa volta) Ginny, si ritrovano per celebrare qualcosa, in base alla stagione. Il ringraziamento, le vacanze estive, il Natale, la commemorazione di Nick. Nonostante il punto di partenza sia il medesimo della prima stagione, The Four Seasons 2 crea nuove storie, intreccia nuove perplessità a nuove consapevolezze. Portando avanti quel bellissimo tema che rischia di sembrare scontato ma che The Four Seasons riesce a mantenere sempre sul pezzo: l’amicizia.


I vecchi amici, nella seconda stagione di The Four Seasons, cercano di maturare e di portare le loro vite a livelli diversi, se non più alti. L’aspirazione sempre essere quella di superare a tutti i costi un lutto fin troppo sentito, per viversi la vita al meglio finché si è in tempo. Nell’affrontare questo tema la serie riesce perfettamente a cogliere la fallacia di un ragionamento del genere. Danny, per esempio, fa di tutto per rimanere giovane a rischio di fingere di voler diventare padre. Anche quando sa benissimo che non è la cosa giusta per la sua persona e per la sua vita sentimentale. Jack, che non riesce a trovare una valvola di sfogo fisica che gli permetta di elaborare il lutto dell’amico Nick, porta agli estremi una rabbia mal celata per molti anni. E rischia di rovinare il rapporto con la moglie che, dal canto suo fa di tutto per non esternare emozioni. La stessa Anne, costretta a convivere con l’amante incinta del defunto marito, cercherà a tutti i costi di rinnovarsi. E, in fondo, ce la farà solo quando riuscirà davvero ad aprirsi a prospettive diverse, tipo accogliere Ginny in casa sua.

Nella seconda stagione di The Four Seasons i protagonisti cercano di crescere ma in fondo i loro problemi si ripresentano solo in una veste diversa.

Una vesta che permette di reinterpretare continuamente la loro amicizia. Come già successo nella prima stagione, anche in The Four Seasons 2 le dinamiche tra gli amici di vecchia data sono complesse e spesso molto malinconiche. Condite da una marea di ricordi e rimpianti pronti a riaffiorare in qualsiasi momento. Proprio come succede in un qualsiasi gruppo di amici che si conosce da troppo tempo. Ma la capacità di The Four Seasons, ancora più palese nella seconda stagione, è quella di sapere coniugare la malinconia ad un senso di appartenenza fortissimo. Nella seconda stagione c’è senza dubbio un legame più sfacciato tra i personaggi, più scontato e più complice.

Dalla prima stagione sappiamo che la loro è un’amicizia con degli alti e dei bassi, come tutte in fondo. Ma grazie alla seconda stagione capiamo veramente come tutto questo ha veramente poca importanza quando si conosce così a fondo una persona.

Non esistono più i convenevoli, le tensioni tra amiche, le bugie a fin di bene. È tutto molto più alla luce del sole, anche se complicato. La prematura dipartita di uno di loro, spinge gli amici di The Four Seasons ad essere più schietti fra di loro, nelle loro vite di coppia, nell’approccio col mondo.


Per quanto tutti cerchino di maturare e di migliorarsi, ciò che matura davvero e che migliora sul serio è proprio il loro stesso rapporto. Che gade di un’anzianità di base ma che ha bisogno di essere curato e coltivato. E curarlo significa anche prendere coscienza del fatto che può cambiare. Nella forma e nei metodi. Kate e Danny, e la loro discussione nella 2×07, sono l’esempio di come non può esistere un’amicizia sempre uguale a se stessa. Le persone cambiano e di conseguenza cambiano necessariamente anche i rapporti tra loro. Il che non significa che debbano dissolversi, anzi. Maturare, in questo senso, è proprio capire quando mollare la presa e lasciare che le cose cambino. Jack, che ha da sempre avuto un ruolo di paciere della situazione, arriva finalmente alla consapevolezza che non deve vincere nessuna medaglia. Che la maratona che sta tentando di fare è solo una maratona, non per forza deve essere una corsa contro tutti e tutto. E poi Anne e Ginny, costrette insieme inizialmente e poi portate a scegliersi a vicenda. Due donne che non avrebbero mai potuto essere vicine, unite dal cambiamento più grande in assoluto.

The Four Seasons 2
credits: Netflix

The Four Seasons centra il punto, anche nella seconda stagione (regalandoci anche una piccola apparizione finale da non perdere).

C’è da dire che per far sì che riesca a mantenere un buon ritmo narrativo, The Four Seasons utilizza un paio di ottimi espedienti che tengono alto l’interesse. Sicuramente la dinamica per cui esistono solo i protagonisti, il resto del mondo è solo uno sfondo. Proprio come anche nella prima stagione, in The Four Seasons 2 il mondo lavorativo dei personaggi, la vita sociale al di fuori del gruppo e tutte quelle dinamiche quotidiane che non riguardano loro, sono escluse dalla narrazione. Come se per i personaggi la realtà esistesse solo in funzione del loro stare insieme. Si fa qualche accenno vago al mondo circostante e a volte subentrano dei personaggi secondari a ricordarci che esiste una vita fuori dal gruppo.


Ma si esaurisce tutto qui e il coinvolgimento dello spettatore rimane sempre perfettamente allineato con quello dei personaggi.

Anche noi che vediamo le loro vite andare avanti, ci sentiamo parte di quella storia. Il secondo espediente è quello della rivelazione scandita: non ci sono grandi plot twist solo alla fine. Le cose accadono in ogni puntate, anche piuttosto spesso. In questo modo, The Four Seasons incuriosisce ogni volta. Spinge ogni volta a vedere l’episodio successivo.

La seconda stagione di The Four Seasons rischiava di essere ripetitiva, di non essere più coerente dopo la morte di uno dei personaggi principali. E soprattutto rischiava di essere inutile, di non aggiungere niente alla storia che conoscevamo già. Invece, ed è forse la cosa più caparbia che riesce a fare, racconta qualcosa in più. Ci riporta nel mondo degli stessi amici che conosciamo ormai molto bene, ma con un occhio molto diverso e sorprendentemente più audace. Perché nella seconda stagione di The Four Seasons i protagonisti sono costretti a fare i conti con la morte, con la loro stessa vita, con la capacità di godere di tutto ciò che hanno. E, di conseguenza, sono costretti a riflettere e a cambiare. In tutto, tranne che nella loro stessa amicizia. Non conta se siano a Jersey Shore o a Trento (le ultime due puntate sono girate e ambientate in Italia).

The Four Seasons 2
credits: Netflix

L’importante è sempre la necessità di stare insieme, la tensione quasi animalesca di riunirsi in branco.

Perfino col Covid, come accade nella puntata flashback in cui rivediamo anche Nick. Secondo The Four Seasons, la seconda stagione specialmente, non sono gli amici ad esistere nel mondo ma il mondo girare grazie a questo tipo di legame. Forte, indissolubile, fallace e imperfetto. Ma necessario.