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5 elementi chiave che hanno fatto di Squid Game un successo mondiale

  • Luca Fenu 
squid game

In questo articolo proveremo ad analizzare lucidamente il perché dell’estrema fama raggiunta da Squid Game. Si, perché non basta sintetizzare il tutto dando la “colpa” al rumore mediatico che questa serie ha avuto e al passaparola generale, in quanto questi aspetti sono da vedere più come conseguenze del successo e non come cause, nonostante molti continuino ad insistere sul contrario. C’è un motivo se Squid Game ha avuto così tanto successo rispetto ad altri prodotti simili, o comunque in generale rispetto ad altre serie pensate per essere grandi successi. Anzi, c’è più di un motivo. E in questo articolo abbiamo provato, razionalmente, ad elencare quelli che si possono definire elementi chiave.

1) La trama

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Partiamo dalla base. La trama di Squid Game è stata ampiamente analizzata a tutto tondo, e per quanto ci sia da ammettere che non si tratti di un qualcosa di mai visto prima, con vari richiami ed analogie a prodotti (soprattutto asiatici) del passato, quella che ci viene presentata è una narrazione solida ed efficace, che lascia una serie di punti interrogativi apertissimi che verranno sicuramente approfonditi in un seguito della serie. La trama di Squid Game è piuttosto completa, dispone di protagonisti ben caratterizzati che entrano facilmente in empatia con il pubblico nel momento in cui vengono presentati nell’intimità. I giochi appartenenti al mondo dell’infanzia sono stati resi survival in modo impeccabile, suscitando ansia e drammaticità al punto giusto. Il progetto Squid Game è stato un cantiere aperto per molti anni, ed è stato limato nei minimi dettagli. E’ verissimo che il rischio di rovinare il prodotto con un seguito sia molto alto, ma come d’altronde è sempre stato per tantissime serie tv e film che abbiano esordito con il botto e che per cavalcare l’onda del guadagno si siano dilungati eccessivamente. Tutto sommato comunque non ci si può lamentare più di tanto della resa narrativa di questa serie. Ovviamente si tratta di un discorso estremamente soggettivo, perché un’opera può piacere o non piacere, ma se analizzata senza alcun tipo di pregiudizio dato dalla fastidiosa fama che ha raggiunto, Squid Game appare per ciò che è: una serie tv ben fatta, ben scritta e soprattutto ben resa sia nella recitazione che in tutti gli altri aspetti tecnici (dalla fotografia al montaggio sonoro ecc.); se poi la (presumibilmente certa) futura seconda stagione tenderà a rovinare tutto sarà un vero peccato, ma siamo sicuri che ci ritroveremo qui con il solito “era meglio il primo”.

2) La vendibilità (sotto tutti i punti di vista)

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Le tute sgargianti dei pink soldiers ci fanno subito venire in mente un altro genere di tute rosse altrettanto famose, quelle dei protagonisti de La Casa di Carta. E per quanto oramai siano più i detrattori che gli amanti della serie spagnola, va riconosciuto che in quanto a vendite ci siano pochi, pochissimi eguali. Quante volte capita di vedere action figures, maschere, travestimenti e ogni tipo di gadget e oggettistica riferita alla serie spagnola? Tantissime. Ed è quello che accadrà anche con Squid Game. Anzi, in realtà sta già accadendo, se si pensa banalmente al vertiginoso rialzo delle vendite delle Slip On bianche indossate dai concorrenti, fenomeno che rappresenta di fatto una sorta di punta dell’iceberg dei possibilmente sconfinati introiti che giungeranno alla produzione sudcoreana dalle vendite del merchandising. Quest’ultimo è di fatto un punto essenziale. Più una serie è vendibile in termini di merchandising e meno fatica farà a diffondersi sul mercato globale. Dalle tute numerate dei concorrenti fino a quelle degli inquietanti soldati, passando per i vari giochi, tanto semplici da ricreare quanto da vendere sotto altre forme, come quelle di un gioco da tavolo (per fare un banalissimo esempio). Ma anche le lussuose maschere dei VIP, per quanto questi siano meschini, sono gadget facilmente rivendibili come oggetti da collezione per i veri fanatici. Tutto in Squid Game appare facilmente mercificabile, ed è sicuramente un elemento chiave dell’incredibile successo avuto dalla serie, perché, molto banalmente, più una cosa è sotto gli occhi di tutti e più tende a suscitare curiosità e interesse. Sul fatto che poi sia da rendere vietata ai minori non ci sono dubbi, ma una fetta importante del merch è diretta a ben altre generazioni.

3) L’empatia delle tematiche

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Tra le varie critiche mosse alla trama in sé ci sono alcuni punti molto delicati, come il ruolo della donna e quello delle minoranze etniche. Per quanto Kang Sae-byeok sia arrivata tra gli ultimi tre partecipanti alla gara, la pressoché totale assenza di altri elementi femminili di spicco tra le varie categorie, come i soldati (anche se questa non è una certezza assoluta) e soprattutto i VIP, ha suscitato critiche nei confronti di una società che appare come estremamente sessista e gerarchicamente patriarcale. Stesso discorso fatto per il ruolo di Abdul Ali, unico concorrente non sudcoreano (insieme alla stessa Sae-byeok in realtà, che proviene dalla Corea del Nord) che effettivamente è colui che affronta il destino più infimo e triste, venendo tradito dal proprio compagno di squadra. La critica mossa è legata al lato profondamente razzista del paese che viene mostrato nella serie. E per quanto si possa essere d’accordo con entrambi i punti di vista, va considerato il fatto che ambe due possano essere a loro volta due chiavi di lettura della stessa società capitalista che viene criticata in toto in Squid Game. Una visione così cruda e meschina di una società tanto classista da dover obbligare le persone a partecipare ad un gioco mortale pur di avere una seconda chance (tanto per parafrasare il Frontman), non deve far stupire del ruolo proposto delle donne e degli extracomunitari, che fanno parte dell’ampio bagaglio critico che la stessa serie punta a colpire. In Squid Game ci sono poi moltissime tematiche che non fanno fatica a coinvolgere emotivamente il pubblico. Il rapporto tra Seong Gi-hun e sua figlia, quello con l’anziana e malata madre, e le varie sotto trame dei concorrenti fanno emergere un lato fortemente drammatico delle vite dei personaggi, che aiuta lo spettatore ad immedesimarsi nella storia e a fare il tifo per loro, nonostante si tratti di reietti che per la maggiore si sono trovati in tali condizioni per loro stessa volontà o per le proprie abitudini tossiche. 

4) La spettacolarizzazione della violenza

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Anche qui potremmo cadere sul banale, ma se c’è qualcosa che vende e continuerà sempre a vendere è la violenza. Il dramma. E quella di Squid Game è una violenza cruda e soprattutto totalmente gratuita. Non riesci a scalfire bene una formina su del caramello? Muori. Basta questo come riassunto della brutalità di questa serie. Una brutalità che è caratterizzante del genere nel cinema asiatico in generale e che ritroviamo in molti altri titoli, tra i quali gli stessi che hanno ispirato Squid Game. Una violenza così inaudita che attira lo spettatore in una trappola data dall’affezionarsi troppo ad un personaggio che di lì a poco farà una fine tremenda lasciando un grande vuoto, per il quale non c’è nemmeno il tempo di riprendersi che la stessa sorte tocca a qualcun altro. Poi anche in questo caso dipende dai generi, non ce n’è uno che vince su tutti in termini di vendite, ma nel caso di Squid Game ciò che stupisce è proprio questo aspetto, nel senso che chi guarda resta tramortito e contestualmente attratto dall’apprendere che basta sbagliare un sola mossa in uno, due, tre stella per essere fatti fuori, come fanno gli stessi concorrenti dopo la prima eliminazione. E poi la metafora dei VIP, che di per sé sono i finti spettatori della carneficina che rispecchiano il peggio del capitalismo occidentale e che però in un certo senso si vanno a sostituire ai reali spettatori della serie tv, con i quali hanno in comune sia la passione per la violenza che quella per la competizione, vogliono anche loro sapere come va a finire e chi trionferà sugli altri. 

5) La mega produzione

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E infine l’aspetto produttivo. Squid Game è senz’altro un prodotto notevolmente costoso. Basterebbe il numero di attori presenti nel cast tra concorrenti e soldati per trarre qualche somma, ma a questo si deve aggiungere anche l’accuratissimo e variopinto set, dalle labirintiche scale a tutti i campi da gioco implicati e quasi tutti minuziosamente dettagliati, frutto di un enorme lavoro in fase di setting, che rappresenta un’altra grossa parte delle spese. Non per forza una grossa produzione è sinonimo di successo, ma nella maggior parte dei casi, quando si punta con decisione sull’elemento estetico, il risultato non può che essere positivo. E soprattutto va considerato che si tratta di una produzione originale di una OTT, che tendenzialmente dispone di un capitale economico ben più elevato rispetto a quello di una rete televisiva, cosa che potenzialmente presuppone un preciso calcolo dei rischi e che soprattutto fa la felicità di regista e autori. Nel panorama internazionale ci sono tantissimi esempi di super produzioni dall’enorme seguito, basti pensare a The Crown o sempre a La Casa di Carta, alle quali Squid Game fa seguito, senza ombra di dubbio.

Sebbene l’eccesso di fama non sia di certo una cosa simpatica, perché sembra che non esista altro al di fuori dell’oggetto in quesitone, il momentum di Squid Game pare destinato a durare ancora per un bel po’ di tempo, quindi bisogna armarsi di pazienza e soprattutto di razionalità, perché si tratta di una cosa inevitabile, data dal fatto che ci troviamo di fronte ad un fenomeno mediatico senza precedenti.

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