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Che Moffat e Gatiss abbiano deciso dall’inizio che Redbeard (presentato inizialmente come il cane di Sherlock quando era bambino) avesse un significato più profondo è difficile a dirsi. Ciò che possiamo dedurre dagli indizi sparsi nella Serie è che non è si è trattata di una scelta affrettata.
Ad esempio, se leggiamo i punti deboli di Sherlock attraverso lo sguardo di Charles Augustus Magnussen vediamo per lo più elementi comprensibili: John Watson, Irene Adler, Moriarty, consumo di oppiacei. Anche il riferimento ai “Mastini di Baskerville” possiamo capirlo, come caso e come esperienza in sé. Ma Redbeard? Davvero il presunto abbattimento del cane può essere stato così significativo per Sherlock da accompagnarlo, più di qualunque altro momento di crescita, fino all’età adulta?
E perché Mycroft, il cui cinismo e insensibilità sono talmente gonfiati da risultare quasi adorabili, dovrebbe rabbuirsi tanto pensando all‘infanzia di Sherlock? (Lo vediamo, ad esempio, quando discute del fratello con John in “A Scandal in Belgravia“).
Il comportamento di Sherlock in “The Hounds of Baskerville” è ugualmente sospetto per certi versi.
Ed è sicuramente molto sospetto il fatto che Mycroft abbia almeno una pagina del suo misterioso taccuino dedicato a Redbeard (lo intravediamo nello speciale “The Abominable Bride”).
BONUS: Abbiamo nominato Charles Augustus Magnussen…Vi dicono nulla le iniziali? Pare che certamente abbiano detto molto a Mary. Guardate la sua reazione quando Sherlock legge un biglietto di auguri da parte di un certo CAM. O dovrebbe essere C.A.M.?