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La parabola di Joe Goldberg ci ha portati sin da subito dentro i meandri della mente distorta di uno stalker e assassino, un uomo costantemente ossessionato dal controllo e convinto di agire sempre per una giusta causa.Tuttavia, mantenere alta l’asticella per un thriller di questo tipo non è mai facile. Già a partire dalla seconda stagione, seppur rimasta sempre godibile per il grande pubblico, la serie ha iniziato a mostrare i primi scricchiolii, un indebolimento che si è fatto evidente con una terza stagione fin troppo ripetitiva nelle sue dinamiche suburbane e una quarta che aveva completamente cambiato strada, trasformandosi in qualcosa che rischiava di snaturare l’essenza stessa dello show.
Il vero miracolo è avvenuto però con la quinta e ultima stagione. Qui, a differenza di molti altri show arrivati al capolinea col fiato corto, tutto è andato incredibilmente per il verso giusto. Non si è trattato solo di un grande guizzo finale, ma di un’intera stagione conclusiva solidissima, lucida e coerente, capace di riprendere in mano le fila del discorso con una maturità narrativa spiazzante. E poi, certo, c’è quell’ultimissimo episodio: un epilogo cinico, disturbante e privo di qualsiasi morale consolatoria, in cui Joe torna a New York, ricco, protetto dal potere e totalmente ripulito agli occhi dei media, ma interiormente più oscuro che mai. Un finale perfetto e un’ultima stagione impeccabile, capaci di riscattare definitivamente tutti i passaggi a vuoto e le ripetitività degli anni precedenti.






