Una puntata incredibile di Doctor Who in cui Peter Capaldi sāinterroga sugli strumenti che lāevoluzione ci ha fornito per difenderci o procacciarci il nutrimento, e improvvisamente viene colto da unāintuizione: ĆØ possibile che esistano creature il cui balzo evolutivo consiste nel rendersi invisibili, e che quindi esistono al nostro fianco senza che noi ce ne accorgiamo? Le misteriose ācreatureā a cui il Dottore dĆ la caccia, presenze fantasmatiche che si muovono ai margini dello sguardo, non sono una minaccia concreta, bensƬ una personificazione di terrori ancestrali che tormentano lāindividuo nelle fasi più suggestionabili dellāesistenza (lāinfanzia e la vecchiaia), a cui diamo una raffigurazione percepibile nella forma di spettri, mostri o altre entitĆ che si nascondono sotto il letto durante la notte, momento privilegiato per lāemersione dellāirrazionale. Il nucleo del discorso consiste nel fatto che persino il Dottore, nonostante la sua esperienza secolare e il suo ingegno prodigioso, sia affetto dalle medesime paure, e sia in tal senso riconducibile alla fragilitĆ della natura umana.
C’ĆØ solo una storia, la più antica: la luce contro l’oscuritĆ . Questa la chiusura della prima iconica stagione di True Detective, la conclusione della storia di Rust e Marty. Prima dell’eterno duello tra luce e oscuritĆ , però, c’ĆØ la storia di un nuovo sogno, quello in cui il personaggio di Matthew McConaughey racconta la vicinanza alla morte, il contatto con i suoi cari che se ne sono andati. Una struggente sequela di parole che si concludono in un pianto profondo quanto l’oscuritĆ tangibile raccontata da Rust. Due minuti di parole ininterrotte che concentrano la maestria di Nic Pizzolatto e lo stesso attore nel raccontare con parole, espressioni e recitazione una storia immensa, una storia che ĆØ nient’altro che amore. La parola capolavoro ĆØ troppo spesso utilizzata a sproposito, ma la prima stagione di True Detective ĆØ a tutti gli effetti un masterpiece del piccolo schermo.