5) Mildred Pierce

Ambientata durante la Grande Depressione americana, Mildred Pierce racconta la storia di una donna costretta a reinventarsi economicamente dopo l’abbandono del marito, trasformando la propria abilità nel preparare torte in un piccolo impero di ristoranti di successo, mentre allo stesso tempo affronta un rapporto tossico e ossessivo con la propria figlia maggiore, Veda. Quello che rende questa miniserie straordinaria è proprio la capacità di costruire un ritratto materno complesso e mai idealizzato, mostrando come l’amore incondizionato di Mildred verso Veda si trasformi progressivamente in una forma di autodistruzione, un bisogno patologico di approvazione da parte di una figlia sempre più crudele e manipolatrice, capace di sfruttare ogni sacrificio materno come semplice gradino verso i propri obiettivi personali.
Il contesto storico viene qui curato in ogni minimo particolare sia dal punto di vista visivo che sociale mettendo in luce anche le rigide convenzioni sociali che imponevano alle donne divorziate un giudizio morale severo, indipendentemente dalle circostanze che avevano portato alla fine del matrimonio. La miniserie evita sapientemente ogni scorciatoia melodrammatica facile, preferendo una narrazione capace di far emergere gradualmente la complessità morale di entrambe le protagoniste, senza mai offrire allo spettatore la comodità di poter semplicemente condannare l’una o compatire l’altra. Un racconto drammatico e storico aspetta qui in Italia pazientemente la sua occasione, ma questa continua a sfuggire. Ed è un peccato. Perché Mildred Pierce merita ogni possibilità.







