Da sempre, la Chevrolet Impala nera è stata più di una semplice macchina, per i Winchester. Piuttosto il loro rifugio sicuro, il testimone silenzioso di mille battaglie, sconfitte, lacrime e vittorie. Per questo “Baby” rappresenta una delle puntate più importanti e sentimentali della longeva serie tv. Lo spettatore diventa l’Impala, assistendo agli eventi attraverso il suo punto di vista. È un’idea geniale che trasforma un’ambientazione apparentemente limitante in un’opportunità per raccontare la storia in modo intimo e innovativo.
La telecamera non esce mai dall’auto, costringendoci a osservare il mondo di Supernatural(disponibile sul catalogo Prime Video) attraverso i parabrezza della Chevrolet. “Baby” incarna, quindi, al 100% la dualità alla quale ci ha abituati la serie tv, fin dalla prima puntata. Non si è mai trattato solo di dare la caccia a mostri, demoni e altre creature, alla fine rimane “a family business”.
Uno degli aspetti migliori dell’episodio della serie tv è il suo equilibrio perfetto tra azione e introspezione.
Mentre l’Impala sfreccia nelle strade notturne, abbiamo l’opportunità di sbirciare nella vita e nella relazione tra i fratelli quando lo scontro si conclude. Uno dei momenti cardine è lo scontro con il mostro all’interno della macchina stessa. La lotta, confinata nell’abitacolo, è claustrofobica e brutale, rendendo la scena incredibilmente intensa. Ancora una volta, l’auto non è solo uno sfondo, ma un personaggio attivo della storia. In un’intervista, Jensen Ackles ha detto che Supernatural senza l’Impala non sarebbe Supernatural. “Baby” è una dichiarazione d’amore a quella macchina e a tutto ciò che rappresenta.
4) The Twilight Zone – 1×22
C’è un silenzio strano in Maple Street. Un attimo prima tutto è normale. Il sole splende, i bambini giocano, i vicini si scambiano sorrisi. Poi, un bagliore nel cielo. Un guasto inspiegabile. E nel giro di pochi minuti, quel quartiere idilliaco si trasforma in un campo di battaglia dove il nemico non è quello che sembra. L’episodio “The Monsters Are Due on Maple Street”, andato in onda il 4 marzo 1960, è uno dei più potenti e migliori dell’intera serie tv.
Si apre con un quartiere americano qualunque, una piccola comunità in cui tutti si conoscono e la vita scorre serena. Ma quando un misterioso blackout colpisce la zone, e le macchine, le luci e le radio smettono di funzionare, la situazione precipita rapidamente.
Il ventiduesimo episodio della prima stagione è una critica feroce alla paranoia collettiva, una metafora del maccartismo e della caccia alle streghe del periodo.
Gli alieni, alla fine, esistono davvero. Non hanno bisogno di attaccare direttamente l’essere umano, però. Basta infatti spegnere qualche lampadina per far sì che i bipedi nudi si distruggano da soli. In una delle scene finali, due extraterrestri osservano Maple Street e commentano con freddezza che non c’è bisogno di armi sofisticate per conquistare un pianeta. Sarà la paura a fare il lavoro sporco. A distanza di decenni, “The Monsters Are Due on Maple Street” resta spaventosamente attuale. Cambiano i contesti, cambiano i “mostri” da temere, ma il meccanismo della paura rimane lo stesso. Il sospetto divide, l’isteria collettiva esplode, e alla fine non serve alcun intervento esterno.
Oggi Maple Street potrebbe essere un social network, un telegiornale, una chat di gruppo impazzita per un’informazione mal interpretata. Il messaggio rimane invariato: i mostri non vengono dallo spazio, sono dentro di noi.