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Heroes and Villains: la linea sottile tra eroi ed antieroi

“You are not a villain. You are my mom”

Ho voluto iniziare con una citazione da Once Upon a Time perché può introdurre perfettamente il tema di questo articolo. Chi è molto appassionato di serie televisive (ma il discorso può essere benissimo allargato a cinema, letteratura e talvolta anche ai videogames ) si sarà reso conto di come, soprattutto nei tempi più recenti, sia sempre più difficile collocare i personaggi in categorie specifiche. Non ci sono più separazioni nette tra buoni e cattivi, tra eroi e villains.

Le personalità dei singoli è ben più complessa ed ecco perché il giovane Henry fa presente a Regina di non essere (semplicemente) un “villains” ma anche di essere sua madre. L’istinto materno, l’amore verso un figlio sono caratteristiche e sentimenti innati che in questo caso specifico sono più che utili al personaggio per crescere e per avere la possibilità di essere giudicato sotto una luce diversa.

Il tema della distinzione tra “buoni” e “cattivi” in Once Upon A time è singolare. Non solo i protagonisti ci vengono presentati in modo differente da come li ricordavamo nelle fiabe, ma spesso scopriamo in loro un “lato oscuro” o viceversa, come scrivevo in precedenza, gli antagonisti dimostrano di avere sentimenti forti e puri. Originale, infatti, il finale della quarta stagione in cui veniamo catapultati in un mondo nel quale i ruoli sono invertiti: I cattivi sono diventati buoni e quindi rivestono i panni degli eroi e i buoni sono i villains. Quello che colpisce di più è che alcuni di questi cambiamenti risultano calzanti. Decisamente credibili Hook e la precedentemente citata Regina, poiché nel mondo reale hanno già iniziato il loro percorso di redenzione. Ma ancora più interessante è la trasformazione della protagonista della serie, Emma, in “The Dark One”, un’essenza più terribile e pericolosa.

Once Upon a Time è servito da introduzione, per parlare di distinzione tra eroi e villains in senso più classico, ma è interessante pensare che è un argomento ben presente in serie televisive di generi totalmente diversi.

Come non citare Walter White, protagonista di Breaking Bad, diventato “antagonista” morale fin dall’inizio della serie. Il genio e le grandi capacità di Walter (e l’aiuto del più improbabile assistente) hanno reso Breaking Bad un cult in cui gli spettatori sono ben consapevoli di star “tifando” per qualcuno che nel mondo reale non sarebbe un esempio da seguire. Ecco quindi entrare in gioco l’elemento “finzione” e tutto può essere in qualche modo giustificato.

Un esempio simile, questa volta però ispirato ad una triste realtà, potrebbe essere quello di Gomorra La Serie (e dell’ottimo Romanzo Criminale) in cui i protagonisti sono tutti membri della criminalità organizzata e dove c’è addirittura un antagonista (Salvatore Conte) tra quelli che sono già antagonisti della società (la realtà a volte potrebbe essere più complicata della finzione).

Ovviamente non è finita. A seconda delle situazioni e del mondo in cui si svolge la storia di cui siamo appassionati, i personaggi sono costretti a comportarsi e ad agire in determinati modi.

In un universo come quello di Game of Thrones, in cui la violenza è all’ordine del giorno, non è difficile trovare personaggi di ogni età compiere atti brutali ed omicidi. Allo stesso tempo, guardiamo alcuni degli antagonisti e scopriamo che sono personaggi complessi ed interessanti, con umanissime debolezze (come Cersei e Jaime Lannister).

L’istinto di sopravvivenza, poi, grande tema di serie quale The Walking Dead, trasforma i protagonisti in anti-eroi a tutti gli effetti. Personaggi come Rick Grimes o Carol Peletier hanno ormai oltrepassato il limite di ciò che potremmo considerare “moralmente” giusto e non si fanno scrupoli nell’eliminare ciò che minaccia la sicurezza del loro gruppo, anche se questo significhi uccidere a sangue freddo una ragazzina perché soffre di disagi mentali e non può essere aiutata.

Potremmo continuare a fare esempi per tutto il giorno. Ognuno di noi starà pensando a tanti altri personaggi e ad altrettante storie. Se è così allora la mia tesi è giusta. Il fascino di un personaggio non sta più nell’appartenere ad una categoria specifica, ma a quella di avere un alto tasso di sfumature che tra l’altro rappresentano la natura dell’essere umano stesso. Ognuno di noi si affezionerà a chi riterrà più adatto alla storia che segue, o nel quale si rispecchia di più.

Nelle storie di finzione tutto è sempre portato al limite, all’esasperazione, talvolta toccando il surreale e ci piace perché rappresenta un momento di svago per noi ma che inconsciamente potrebbe raffigurare il nostro mondo, altrettanto caotico e complesso.

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