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Widow’s Bay 1×04 – La Recensione: mai giudicare un libro dalla copertina

ATTENZIONE! L’articolo contiene SPOILERS del quarto episodio di Widow’s Bay

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Widow’s Bay è una delle migliori serie tv degli ultimi anni. Ci sono voluti quattro episodi per giungere a questa conclusione, ma meglio tardi che mai. Perché salvo disastrosi cambi di rotta, la serie targata Apple TV dimostra chiaramente due cose. La prima è che il catalogo del servizio streaming si conferma uno dei migliori sul mercato. Dove la quantità viene messa al servizio della qualità. Pochi titoli, eccelsi risultati. In secondo luogo, Widow’s Bay è un esemplare di ibrido seriale capace di fondere perfettamente horror e commedia. A entrambi i generi viene dato il giusto spazio, strizzando l’occhio ai più importanti rappresentati che hanno già fatto loro proprio questa ibridazione. Nella recensione al terzo episodio abbiamo citato Sam Raimi.

Stephen King, poi, è un omaggio vivente onnipresente in ogni singolo episodio di Widow’s Bay. In maniera più o meno velata. Nei primi due il riferimento era palesemente quello al racconto The Mist. Stavolta “Beach Reads” percepiamo echi di, niente poco di meno che, Carrie.

Il quarto episodio di Widow’s Bay si svolge più o meno parallelamente al terzo. Stavolta, però, protagonista è Patricia. Interpretata da Kate O’Flynn, Patricia era finora rimasta una figura periferica ma magnetica. Una di quelle presenze che sembrano appartenere completamente all’ecosistema di una serie senza che lo spettatore riesca davvero a decifrarle. Nei primi episodi (qui la nostra recensione) appariva quasi come un elemento folkloristico vivente: strana, sfuggente, inquietante nel modo in cui solo certi personaggi apparentemente fragili riescono a esserlo.


“Beach Reads” le concede finalmente profondità psicologica, e la serie ne beneficia enormemente. Patricia non viene trasformata in una vittima da compatire né in una semplice figura sinistra. La scrittura sceglie una strada molto più interessante. Mostra una donna consumata dal peso delle storie che la città ha costruito attorno a lei. È come se l’isola avesse bisogno di certe persone per continuare a nutrire la propria mitologia. E Patricia è una di quelle persone sacrificate lentamente all’immaginario collettivo.

Kate O’Flynn regge praticamente tutto l’episodio sulle spalle con una performance straordinariamente sottile.

Non forza la stranezza del personaggio, non trasforma Patricia in una caricatura gotica. Al contrario, la interpreta come qualcuno che vive in uno stato costante di ipervigilanza emotiva. Ogni pausa nei dialoghi, ogni sguardo trattenuto, ogni sorriso appena accennato sembra suggerire una persona che ha imparato a convivere con qualcosa di profondamente sbagliato nella propria vita.

Kate O’Flynn interpreta Patricia nella serie tv Widow's Bay
Credits: Apple TV+

A metà tra una protagonista di Shirley Jackson e Carrie White.

Quattro giorni prima del party, Patricia trova un libro nel carrettino delle donazioni alla libreria pubblica: “Your Turn: Out With the Old and in With the You”. Per lei, oggetto di scherno perenne da parte della comunità, sembra quasi un segno del destino. All’interno del libro, Patricia spera davvero di trovare un modo per farsi finalmente accettare dagli altri, soprattutto dalle altre donne che non perdono occasione di schernirla e sminuirla. Complice anche un accadimento traumatico di diversi anni prima. Patricia, infatti, sarebbe l’unica sopravvissuta all’attacco di un serial killer che avrebbe ucciso altre quattro ragazze. La polizia, però, non ha mai trovato i tabulati delle telefonate sospette che lei sostiene di aver ricevuto nei giorni prima gli omicidi e in città nessuno le crede veramente.


Seguendo quindi i consigli del libro, Patricia decide di organizzare una festa e si ossessiona all’idea che tutto debba essere perfetto. Inizia a fare una lista dettagliata di tutto ciò che le serve, coinvolgendo i colleghi che controvoglia decidono di aiutarla. La sera della festa, Moira cerca di parlare con Patricia, preoccupata dagli strani comportamenti della donna. Ovviamente quest’ultima replica in maniera agitata, preoccupata soltanto dal numero di persone che parteciperanno o meno al Sunset Cocktails. I consigli del libro si fanno sempre più categorici, intimandola di servire il punch.

Ed è qui che il party si trasforma repentinamente in un incubo.

Come risvegliatasi da un sogno lucido, Patricia si rende conto con orrore di indossare una corona di corna di cervo e che tutti gli ingredienti usati fino a quel momento non sono altro che animali morti e viscere. Persi in una trance, proprio a causa del punch, gli invitati si dirigono alla spiaggia per gettarsi nell’oceano. Mentre sulla riva troneggia un totem stregonesco in fiamme. Patricia getta il libro nel fuoco, rendendosi conto che quello che ha tra le mani ha tutta l’aria di un Necronomicon degno del film La Casa (anche stavolta torna dunque il rimando a Sam Raimi).


“Beach Reads” richiama soprattutto la solitudine e la malinconia suburbana di certi romanzi di Shirley Jackson. Patricia è una Carrie moderna che vive ai margini della società e non sappiamo nemmeno bene il perché. Non è importante capire se ciò che le sia accaduto in passato sia vero o meno, quanto piuttosto realizzare l’isolamento in cui il resto della comunità ha deciso di condannarla. Allora il paranormale approfitta di questa vulnerabilità utilizzando il libro come strumento per piegare la mente di Patricia. Il mistero soprannaturale continua a esistere sullo sfondo, ma ciò che davvero interessa alla serie è osservare come le persone reagiscono alla paura collettiva. Widow’s Bay è una comunità costruita sul silenzio. Tutti sanno qualcosa, nessuno abbastanza da spezzare davvero il ciclo.

Gli ultimi intensi minuti del quarto episodio di Widow's Bay
Credits: Apple TV+

Patricia è sola, triste e potrebbe persino apparire patetica e stramba. Eppure, contrariamente al Loftis che abbiamo conosciuto finora, non è una pavida.

Per fermare lo stato di trance è disposta a bruciarsi senza pensarci due volte. E si questo significa salvare la vita delle stesse persone che non ci pensano due volte a puntarle di nuovo il dito contro. Anche dopo anni di umiliazione, Patricia rimane una buona. Quindi il parallelismo con Carrie è evidente, ma fino a un certo punto. Perché alla fine, Patricia sceglie di mostrare gentilezza verso chi le ha sempre parlato alle spalle.

Il quarto episodio di Widow’s Bay non offre tutte le risposte che lo spettatore potrebbe desiderare. Anzi, sotto molti aspetti moltiplica le ambiguità. Ma lo fa nel modo corretto. Non per creare artificiosamente suspense, bensì per rafforzare il senso di instabilità emotiva che domina la serie.

L’isola è un guazzabuglio di eventi sovrannaturali che replicano disagi e paranoie totalmente reali. La paura di rimanere da soli, la repulsione al cambiamento, l’angoscia del giudizio altrui, la negazione e i blocchi emotivi. Gli abitanti sanno cosa sta accadendo, percepiscono che convivono con qualcosa di strano, ma preferiscono fare orecchie da mercante. Ed è forse proprio questa compiacenza ad aver risvegliato il male sull’isola. Solo Patricia prende effettivamente posizione contro l’oscurità. Dopo aver capito di essere stata usata da una forza sovrannaturale, reagisce e le si oppone distruggendo il grimorio e ferendosi nel processo.


L’episodio si chiude ricongiungendo la sua storia con quella di Loftis e aprendo così a una nuova direzione per le prossime puntate. Il male esiste. Il sovrannaturale esiste. C’è qualcosa che si nasconde nei boschi e che infesta le acque dell’isola e bisogna fare qualcosa prima che il tempo scada. Widow’s Bay è davvero una delle sorprese seriali più interessanti dell’anno e giunti quasi a metà stagione ne siamo irrimediabilmente rapiti.