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Un altro lunedì è passato. Un’altra prima serata – che poi dovrebbe essere illegale chiamare prima serata una programmazione che comincia alle 22, io sono una persona stanca – mi ha portato dritta su Canale 5 davanti agli episodi 3 e 4 della settima stagione de I Cesaroni (qui, se ve la siete persa, la nostra recensione degli episodi). Io ve lo dico: ci sto prendendo gusto. Quella sensazione da “devo correre davanti alla tv perché se mi perdessi anche solo un minuto potrei piangere” non la provavo da un po’, e mi mancava. Niente registrazioni, ma solo la voglia di essere qui e ora con i personaggi di una serie che non è la mia preferita, ma è certamente ancora casa, a prescindere dal tempo che passa.
Dopo l’inizio della scorsa settimana, il ritorno a 12 anni dall’ultima volta, in cui il pensiero principale era cercare di capire che fine avessero fatto i personaggi de I Cesaroni e come fossero cambiati negli anni di nostra assenza dalle loro vite (sì, lo so che è tutto finto, ma fatemelo credere), il secondo appuntamento con la serie ci regala un bel po’ di azione extra. Ormai non è più solo contorno, aggiornamento, comprensione di dove ci troviamo e come ci siamo arrivati. Il terzo e il quarto episodio ci fanno entrare nella ciccia vera, quella in cui ogni personaggio (o quasi) agisce con degli obiettivi e dei voleri. E chi sono io per non pormi, dall’alto della mia posizione da spettatrice, su un piedistallo per giudicarli tutti? Eccoci qui, facciamolo: benvenuti a questa nuova tranche di pagelle.
Giulio: 7,5

Dare un voto a Giulio Cesaroni mi sembra quasi una mancanza di rispetto. Lui, l’essenza stessa della serie, in alcuni momenti mi sembra non giudicabile, come se dare una valutazione a lui significasse togliergli l’aura di santità che il suo ruolo centrale gli conferisce. È come se mi chiedessero di valutare le performance del Piccolo coro dell’Antoniano: anche nel caso in cui ogni singolo bambino stonasse, come potrei mai mettere loro un 2?
La verità è che Giulio resta sempre Giulio. Come nonno è sicuramente più tenero e benevolo di quanto sia stato come padre: dà consigli a Marco per affrontare la paternità, e sembrano anche tutti piuttosto validi. Ma è come proprietario della Bottiglieria che negli ultimi due episodi de I Cesaroni , Giulio dà il meglio di sé. Anzi, praticamente tutto se stesso. E dimostra di essere sempre una bella persona anche quando sbaglia: quando fa mandare un controllo antidroga ad Arif, quando prova a fregare il proprietario del negozio di cucine e il suo Metodo Cesaroni come al solito gli si ritorce contro.
Alla fine, comunque, il buono in lui prevale sempre, come quando decide di ospitare nella sua stanza nonno Carlo. Riesce a trasformare ogni potenziale nemico in un amico, come era stato un tempo con Barilon. E forse di una persona come lui nelle nostre vite avremmo bisogno un po’ tutti.
Marco: 8

Non so voi, ma a me questo Marco in versione padre di famiglia onestamente piace. E mi piace ancora di più quando prende il coraggio a due mani e finalmente si decide a essere per sua figlia un genitore e non più un amico da prendere in giro. È vero, del suo percorso genitoriale sappiamo effettivamente troppo poco. Essere una figura presente per Marta dall’altra parte del globo non deve essere stata una missione semplice. E, infatti, pare che troppo presente non lo sia poi stato. Ma ci sta provando, ci mette la buona volontà, vuole recuperare.
È pur vero che effettivamente si arrabbia con lei l’unica volta in cui non aveva fatto niente di male, dopo averne combinate davvero di ogni. Quel che conta, però, è il tentativo di rimediare, di ricostruire un rapporto. Lo fa con un campeggio che va male in ogni suo aspetto, un’idea che sarebbe piaciuta alla piccola Marta di 4 anni ma non alla Marta adolescente di 15, quella con cui deve avere a che fare oggi. Eppure secondo me in questo un primo passo è stato fatto, e quindi non può che meritare un voto più che buono. Finalmente ha capito che Una mamma per amica può andare bene a Stars Hollow, ma alla Garbatella funziona di più il Metodo Cesaroni.
Rudi: non si è presentato all’esame (di nuovo)

Non so come dirlo, stento a crederci anch’io: anche in questi due episodi di Rudi Cesaroni vediamo poco più di niente. Con una presenza sullo schermo di circa 5 minuti totali e un numero di battute non dissimile da quello dei casuali avventori della Bottiglieria, di Rudi continuiamo a non sapere e capire nulla. Ma ce l’ha una vita sociale? Degli amici? Degli interessi? Dov’è finito Budino? Tutto tace, e onestamente io comincio ad arrabbiarmi sul serio.
Lo vediamo fare colazione, l’unico momento in cui sembra davvero avere un senso nel contesto familiare e in cui ci regala un’espressione davvero felice. Lo vediamo a lavoro, unica persona capace di capire quando c’è qualcosa che bolle in pentola tra i banchi di scuola. E poi poco più. In nessuno di questi casi il suo ruolo diventa cruciale per la risoluzione di una delle trame. Io me lo ricordo quando Rudi era il vero combinaguai di casa, quando chiamava Alice Sardina solo per infastidirla. Quando era il primo a essere minacciato con lo scopettino. La trama de I Cesaroni 7 non sta rendendo giustizia a questo personaggio. E allora io un altro Non si è presentato all’esame glielo do, ma questa è l’ultima volta. Se continuate così sarò costretta a dare uno 0 non a lui in quanto lui, ma alla scrittura del personaggio assolutamente sì.
Mimmo: 8,5

Ma a Mimmo che gli vuoi dire? Come si fa a trovare un difetto a questo angelo sceso direttamente dal cielo? Gli ultimi episodi lo vedono alle prese con quello che, più che un lavoro, è praticamente una missione. Mimmo non è solo l’insegnante di sostegno di Olmo: vuole aiutarlo a gestire le sue difficoltà ben oltre le aule del suo liceo di Roma. Ci mette tutto se stesso, un mix tra intuito e studio, e per adesso sembra anche riuscire nel suo intento.
Il caso vuole poi che, sulla scia del lavoro, trovi anche l’amore. L’interesse nei confronti di Ines lo abbiamo visto arrivare fin dal momento in cui, nel primo episodio, si sono scontrati con una tempistica sospetta degna di The Lady. Ora però, oltre a essere nelle nostre sagaci menti, l’interesse viene anche palesato. Un paio di complimenti giusti al momento giusto, il modo in cui la guarda, quei messaggi abbozzati e cancellati mentre lei è offline e lui non sa come attaccare bottone. Come si fa a non amare Mimmo Cesaroni? Non si può, rasenta la perfezione. Unica pecca, se proprio devo trovargliela, sono tutti quei puntini sospensivi nei messaggi. Mimmo: hai sì e no trent’anni, ho capito che sei sempre in giacca e pantaloni ma fai un po’ meno il boomer. Però ti voglio bene lo stesso…
Marta: 4,5

Marta è un’adolescente, e gli adolescenti tendono a essere persone problematiche. Soprattutto quando crescono con una madre descritta come un tantino oppressiva. Negli episodi 7×03 e 7×04 de I Cesaroni, Marta comincia il suo lento percorso di riqualificazione e risalita dal 3 che le ho gentilmente dato la scorsa settimana (qui potete recuperare le pagelle dell’inizio di stagione). Si fa accompagnare da Olmo all’orto botanico solo per far ingelosire un ragazzo che non è interessato a lei (-1 punto). Poi però si fa perdonare, mettendosi dalla sua parte durante la festa improvvisata nel suddetto orto e tenendogli compagnia durante la fioritura della sua pianta preferita (+3 punti). Ancora, fa di tutto per sabotare il campeggio organizzato da Marco (-1 punto) ma poi finalmente si apre con lui dicendogli ciò che davvero pensa e ciò che davvero la fa soffrire, anche se con un pelo di cattiveria di troppo (+0,5 punti).
Il risultato finale di questo calcolo matematico è un 4,5, ben un punto e mezzo in più rispetto alla scorsa settimana. Qui c’è del margine di miglioramento, anche se ancora non rasentiamo la sufficienza. Ah, quasi dimenticavo, in tutto ciò c’è una nota positiva: Marta ha smesso di mandare audio in inglese alle sue amiche americane e ha cominciato a organizzare piani malefici via chat con i suoi nuovi amici italiani. Meglio di niente.
Adriano: 9

Date a questo bambino un premio per la capacità di allontanarsi e avvicinarsi, scomparire e ricomparire nel bosco proprio al momento giusto, vale a dire in tempo per dare l’opportunità a sua madre e a Walter di parlare e riavvicinarsi. La sua presenza non cambia particolarmente le carte in tavola, ma dà quella punta di serenità, dolcezza e buon umore di cui anche I Cesaroni, tra un dramma sentimentale e uno familiare, hanno sempre bisogno. Sa tutto quello che succede in casa – compreso il fatto che il suo nonno numero 2 ci viva di nascosto -, lo racconta in video eppure ha anche la grande capacità di farsi i fatti suoi e non fare le classiche scene da bambino che con le sue confessioni sfila la matassa di strani segreti indicibili. E, soprattutto, è molto più saggio di sua sorella maggiore. Morale della favola: non si può non amarlo.
Virginia: 8

A me Virginia sembra onestamente piena di buone intenzioni. È una lavoratrice appassionata, che ci tiene a fare in modo che tutto vada per il verso giusto. Una compagna innamorata, pronta a partire per il campeggio da un momento all’altro solo per stare vicino a Marco e sostenerlo mentre affronta i suoi problemi con Marta. Una buona amica, perché alla fine per Walter, al di là dei miei timori della scorsa settimana, è questo che è stata. È anche una figlia delusa, ma su questo ci lavoreremo sicuramente nelle prossime puntate. Virginia sembra rasentare la perfezione: non ce n’è una che mi faccia dire che ha sbagliato. Eppure, forse, è proprio questo il problema: la perfezione non esiste. E I Cesaroni mi hanno abituato all’idea che chiunque lo sembri, prima o poi si rivela per ciò che è: una persona, in quanto tale con vizi e virtù.
Per adesso, comunque, non posso che sciogliere la riserva della scorsa settimana su di lei e darle un bell’8 pieno. Ma, mia cara Virginia, non mi freghi: sappi che sono sempre sull’attenti.
Carlo: 6,5

Guardate un po’ se mi devo ritrovare a dare la sufficienza a un personaggio che è palesemente stato parecchio problematico in passato. Il “problema” però – se così vogliamo chiamarlo – è che io questo passato non l’ho visto e che lui in questi due episodi ha fatto tutto giusto. Carlo si è dimostrato un buon amico per Livia e una persona pronta a impegnarsi nel suo nuovo lavoro in Bottiglieria. Questo, a parte i momenti in cui tutti coloro che vi lavorano preferiscono mollare la baracca all’ubriaco del quartiere pur di andare in giro a portare il Metodo Cesaroni e il Metodo Livia in un negozio di cucine. A parte la facilità con cui si prende lunghe pause lavorative, non c’è molto che io possa recriminare a Carlo.
Abbiamo scoperto cosa combinava con il povero Arif, e per fortuna non è niente di male. Si mette subito in gioco per sostenere un’amica in difficoltà (anche se da ex criminale incallito quale sei, non puoi non controllarmi la presenza di telecamere, dai Carlo), a costo di fare una nuova capatina in galera. E, nell’arco di una trama in cui il suo ruolo deve in qualche modo “riempire il buco” (passatemi il termine, perché sappiamo tutti che sono insostituibili) lasciato da Cesare ed Ezio nella vita di Giulio, Carlo sta facendo ciò che deve, e funziona. Che dire: benvenuto in famiglia!
Arif: 10

Mio personaggio preferito senza ombra di dubbio. Gli viene concesso più o meno lo stesso minutaggio di Rudi, con la differenza che lui almeno ha delle battute che ci facciano comprendere la sua personalità. Arif è stato frodato da Carlo eppure continua a fidarsi di lui, a volergli bene. È un uomo che nelle difficoltà mantiene la positività. Questo, per lo meno finché Giulio e Livia non gli fanno beccare una segnalazione per spaccio di droga (che non fa). Una cosa – va detto – molto razzista da parte loro. Morale della favola: Carlo diventa parte della famiglia Cesaroni, mentre di Arif e del suo kebab si perdono le tracce. Speriamo che stia bene, speriamo che Carlo prima o poi lo aiuti di nuovo e per davvero. E speriamo che Giulio e Livia facciano la loro parte per rimediare a un errore un po’ becero.
Livia: 5-

So che non dovrebbe essere così, so che il personaggio di Livia è scritto per essere carino e prepararci a quando le dinamiche sentimentali tra gli adulti de I Cesaroni saranno pronte per sbocciare, ma io con Livia ho un problema. Sarà per quella sua fastidiosa tendenza a inserire espressioni inglesi a caso mentre parla, o per l’attitudine un po’ So tutto io che la caratterizza in ogni sua scelta (soprattutto quando ci sono i soldi di mezzo), o forse per una combo di entrambi i fattori, ma io non riesco proprio a farmela stare davvero simpatica.
Decide che chiamare la polizia per aiutare Carlo è la cosa giusta da fare, e nel momento in cui col senno di poi si rende conto che così non era, non mi sembra si ponga troppi problemi o si faccia in quattro per rimediare. Va dritta per la sua strada, non si mette troppo in discussione. E anche nel suo momento di empowerment, quello in cui finalmente riesce ad affrontare Lucio dopo anni, io non sono riuscita a empatizzare con lei quanto avrei dovuto. Mi spiace: anche stavolta rimandata.
Walter: 4

Negli ultimi due episodi de I Cesaroni Walter resta un amico che non vorrei, di quelli a cui non affiderei neanche la piantina di basilico durante la settimana di vacanza ad agosto. Cosa fa nello specifico per attirarsi le mie ire? Continua a essere innamorato della quasi moglie del suo migliore amico, cosa che credo possa bastare. D’altro canto però mi tocca anche ammettere che si impegna per farsela passare. Va a lavorare nella cucina di un ristorante cinese per staccarsi da Virginia (tra l’altro, quanto è facile cambiare lavoro nella Roma dipinta dalla serie?!), finge di non saper cucinare. Usa anche la voce di sua madre per impersonare la fittizia fiamma di una sera, ma questa è un’altra storia che mi ha lasciato un bel po’ di pelle d’oca.
Fatto sta comunque che qualcosa, anche in lui, ha cominciato a smuoversi. E dopo essersi aperto con Virginia nel bel mezzo dei boschi abruzzesi, sembra capire che il suo – più che un amore nei suoi confronti – è un rimpianto per le scelte non fatte, per il tempo perso. È un sentimento di nostalgia per i tempi andati e di paura di non essere dove e come avrebbe voluto. E allora, anche se continua a non essere sufficiente, io come faccio a non aumentargli un po’ il voto? Anche perché ricordiamo che, come detto nelle pagelle precedenti, in adolescenza un po’ innamorata di Walter Masetti io lo ero. E poi quello sguardo nell’abbraccio l’ho visto: non era quello di un uomo innamorato, ma quello di un uomo consapevole. Spero che non deluda la mia fiducia.
Stefania: 6

Questa settimana con Stefania ho un po’ un problema. E onestamente non mi aspettavo di averlo. Quanto alla sua vita personale, tutto va come deve andare. Con l’arrivo di Livia e Carlo nella sua vita e in quella di Giulio, si sta creando un quartetto che effettivamente funziona, anche se devo ancora capirne di più delle dinamiche sentimentali che ci sono in gioco, ma questa è un’altra storia. Con un entro-spacco-esco-ciao non di poco conto fa ubriacare Livia per scoprire cosa le sia successo, e non la giudica. Pare che l’unica persona su cui abbia un giudizio negativo, ormai, sia Ezio.
Ed è qui che mi ricollego a ciò che di lei mi sta creando problemi. Il modo in cui Stefania gestisce la sua vita familiare è davvero al limite dell’accettabile. Prima di tutto, continua a dirne di Ezio di cotte e di crude, e io in quanto nostalgica della loro relazione un po’ ci resto male. Ma soprattutto, lungi dall’aiutare Walter ad affrontare i suoi problemi sentimentali in modo maturo da quarantenne che è, diventa il carico da 11 che lo fa sembrare un bambino nel corpo di un adulto. Gli consiglia di agire da totale incompetente, si presta a fare una strana vocina per far credere a Marco di essere una donna con cui Walter è stato a letto. Ma dai, sei sua madre. Ok volerlo aiutare, ma ogni tanto bisogna darsi una regolata. Per lei dunque stavolta la sufficienza basta e avanza.
Olmo: 9

Mentre tutti gli altri compagni di classe di cui non ricordo il nome diventano ogni puntata più fastidiosi, Olmo continua a essere senza se e senza ma lo studente più piacevole dell’intero istituto. I rapporti umani, la comprensione dell’ironia, i suoi stessi sentimenti: a causa della sua neurodivergenza gli aspetti relazionali della vita per lui sono delle vere e proprie sfide da affrontare. Eppure, grazie anche all’aiuto di Mimmo, non si tira indietro. Si mette in contatto con i propri sentimenti, scrive una poesia bellissima per sua madre. E si avvicina sempre di più al momento in cui, prima o poi, si renderà conto di provare qualcosa per Marta. Eh già, lo sappiamo che la strada è questa. Ma pur essendo un personaggio disegnato ad hoc per aiutare Marta a ritrovare la propria serenità, Olmo a me interessa più per quello che è: un personaggio con il proprio percorso.
Ines: 6+

Vi dirò, su questa sufficienza sono stata indecisa fino all’ultimo. Il fatto è che Ines mi sembra un’altalena: in alcuni momenti continua a essere simpatica come il ghiaccio nella cola alla spina che la fa diventare acqua in 3 minuti; in altri caccia una tenerezza che sarebbe davvero cattivo non prendere in considerazione. Deve fare avanti e indietro per accompagnare Olmo ovunque, fa ben tre lavori per stare dietro alle spese, cresce un figlio neurodivergente avuto quando era molto giovane, e lo fa totalmente da sola: a una forza della natura così possiamo perdonare l’antipatia. E quindi lo facciamo: le perdoniamo gli sbrocchi con Mimmo, tutte le volte in cui non crede nei suoi metodi per poi ricredersi quando vede che funzionano. In realtà in lui crede, e soprattutto crede in Olmo: ha solo paura. E la paura è una delle cose più umane che ci siano.
Come sintesi di tutto questo le avrei dato 6, ma le do 6+ perché scrive a Mimmo prima che lui scriva a lei. You go girl, vatti a prendere quello che è tuo di diritto. Eccolo, il primo semino di un amore che sboccia.
La Bottiglieria: 10

La Bottiglieria è la vera protagonista delle ultime due puntate de I Cesaroni. È colei che smuove buona parte delle dinamiche, è il motore del cambiamento dei personaggi. È ciò che ci ricorda che, volente o nolente, dobbiamo andare avanti. Non abbiamo molte scelte: il tempo passa, le cose cambiano, e noi dobbiamo adattarci anche quando non ci va giù. Anche quando per noi era tutto perfetto com’era prima. Andare avanti non significa rinnegare ciò che è stato e le persone che hanno fatto parte del nostro passato: significa evolvere portando con noi i ricordi di chi e di cosa ci ha fatto stare bene. E da questi ripartire per dare vita a qualcosa di nuovo. Con una bella cucina nuova di pacca, la Bottiglieria è pronta a ripartire, con tante cose nuove e un pezzettino di Cesare sempre lì a vegliare su di lei.







