Quando il Dottor Cox è uscito di scena, dopo la prima puntata di questo revival di Scrubs, ci siamo rimasti un po’ così. Perchè rivederlo ancora lì, in fondo nemmeno troppo visivamente invecchiato, col suo consueto sarcasmo e la cattiveria che lo ha sempre contraddistinto, al comando di un nuovo gruppo di specializzandi ci aveva fatti sentire al sicuro. Come se nulla potesse davvero cambiare, almeno in Scrubs. Come se almeno quell’universo lì, che un tempo corrispondeva un po’ all’universo dei nostri sogni, potesse rimanere cristallizzato all’infinito. Sì, JD era andato e tornato ma Cox no: era rimasto lì. Imperturbabile, inossidabile, sostanzialmente invincibile. Sarebbe stato sufficiente il finale di puntata per capire che Cox era tutt’altro che inossidabile, imperturbabile e invincibile: Cox era stanco morto, e non vedeva l’ora di passare il testimone a qualcuno che lo meritasse. Qualcuno come il suo amato JD.
Così quando poi la nuova stagione di Scrubs è andata avanti senza di lui, e senza nemmeno un commiato come si deve per il personaggio che è la vera leggenda della serie assieme a John Dorian, ci siamo detti che in fondo poteva anche andare bene così. Cox non ne voleva sapere più, la storia evolveva e reggeva anche senza di lui – sebbene la sua assenza si sentisse eccome, non si può sostituire un personaggio come Perry Cox – e prima o poi il nostro primario preferito sarebbe tornato per fare un saluto, e dispensare qualche consiglio di vita al suo allievo di sempre mascherato con una battuta crudele. Avevamo pensato questo, come era in fondo accaduto già in passato col Dottor Kelso: avevamo pensato a una rassicurante presenza sullo sfondo di un vecchio amico che non ce l’avrebbe comunque mai fatta a salutarci del tutto. Non avremmo mai pensato, invece, a un ritorno che sarebbe stato più emozionante, più ricco di significati, ma anche decisamente più devastante.
Ed è proprio sulla destrutturazione dell’invincibilità di Perry Cox che si impernia questa memorabile puntata di Scrubs. Una puntata che viene a colpirci tutti nel profondo, colpendo il personaggio con la scorza più dura di tutta la serie

Che Perry non fosse mentalmente ed emotivamente invincibile lo avevamo già scoperto, nostro malgrado, durante le memorabili 5×20 “My Lunch” (la puntata che ci ha spezzato in due) e la 5×21 “Il crollo del mio idolo”, dove abbiamo scoperto un Cox fragile, distrutto, pronto ad appoggiarsi al suo figlioccio JD e ad abbandonarsi al suo calore con la tenerezza di un bambino. Ciò che ci era rimasto, però, era l’immagine di un Cox invincibile quantomeno sul piano fisico: alto, prestante, sicuro di sé a 40 anni come a 60, sempre uguale a se stesso. Niente l’avrebbe potuto scalfire. Ma Scrubs decide di prendersi una grossa responsabilità e fare quello che non aveva avuto il coraggio (o la voglia) di fare 15 anni fa: raccontarci la malattia di uno dei protagonisti della serie.
Lo avevo detto in un articolo di qualche anno fa, dal titolo un po’ provocatorio “Perchè in Scrubs avrei fatto morire il Dr. Kelso” (se volete leggerlo, è qui): a Scrubs era mancata la morte eccellente. Non che fosse imprescindibile, perchè parliamo di una serie talmente potente da non aver bisogno di far morire un grosso personaggio per raccogliere tutta la nostra empatia, per farci sprigionare tutta la nostra sensibilità. Ma per una serie illuminata come Scrubs, mettere in scena una morte eccellente è un’occasione narrativa gigantesca. Un’occasione di riflessione, di insegnamento, di spunti incredibili per il pubblico. Ovviamente noi ci auguriamo che Perry Cox sopravviva, perchè vederlo morire sarebbe davvero devastante. Però anche il solo racconto della malattia di un uomo che abbiamo sempre ritenuto indistruttibile sarà per Scrubs un’opportunità evolutiva importante, e per noi un’occasione per mettere alla prova noi stessi. Perchè Cox è davvero come uno di famiglia, è davvero un simbolo granitico nell’immaginario collettivo. E vederlo soffrire, cambiare, lottare per la sua stessa vita, sarà per noi un’immersione emotiva totalizzante.
Chiaramente tutto quello che è successo in questa puntata al di là della scoperta della malattia di Cox passa in secondo piano. In primo piano, ovviamente, c’è il rapporto tra lui e JD, che aggiunge un altro capitolo intenso, terribile e bellissimo a una storia (quella tra loro due) che ci appassiona da oltre 20 anni.
JD reagisce alla scoperta della malattia di Perry esattamente come un figlio reagirebbe alla malattia di un padre a cui vuole tanto bene. Prima rimane sgomento, attonito quando il suo mito crolla letteralmente per terra: tutti vanno lì a soccorrere Cox, mentre JD rimane totalmente immobile. Incredulo. Era impossibile che fosse accaduto quello che aveva appena visto.
Poi c’è stata la parte di reazione, quando ha messo da parte il suo proverbiale e scanzonato aplomb e si è pure incazzato appellando in malomodo il Dr. Park, reo di essere stato il prescelto per seguire Cox nel suo percorso di degenza. JD, da figlio ormai maturo, ha voluto dimostrare a suo padre Cox che ora può farcela,che ora è lui a prendersi cura della famiglia. Adesso è pronto, e non ha più paura.
Così è Cox a potersi finalmente abbandonare alla paura, in un momento da brividi.
“Io ti ho protetto da tutto questo. Ho paura, JD”

Cox si rivolge a JD, ma è come se si rivolgesse a noi. Perchè Scrubs ha affrontato la morte, la malattia, ha affrontato temi spinosissimi. Ma ci ha sempre protetti perché tutto questo non ha mai colpito un personaggio principale, che poi è l’equivalente televisivo di un nostro caro. Ci aspetta un finale da lacrime, e una seconda stagione in cui uno dei temi principali sarà proprio questo: la malattia di un uomo che per noi è stato, e continuerà a essere, un mito.
C’è ancora una frase devastante che Cox dice a JD in questa puntata che è già storia, e che vorrei commentare con voi.
“Pensavi davvero che a noi non potesse accadere?”
Narrativamente quel noi sta per noi medici, infatti Perry aggiunge: “Pensavi che solo perchè curiamo le persone, noi fossimo immuni?”. JD annuisce con la testa, come un bambino a cui hanno appena spiegato che sì, la malattia e la morte non sono delle cose che riguardano solo gli altri. E questo vale anche per tutti noi. Perchè possiamo empatizzare con gli altri, stare vicino agli altri, tentare di alleviarne il dolore. Ma solo quando capita a noi, a noi personalmente o a qualcuno a noi molto vicino, capiamo davvero cosa significa. Scrubs si è messa in testa di raccontarci anche questo. E sarà terribile, ma sarà anche bellissimo.
Vincenzo Galdieri







