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Tulsa King 4×03 – Tra raccomandazioni paterne e disagi figliali

La Governatrice dell'Oklahoma ha dichiarato guerra al Generale, in Tulsa King 4

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Tulsa King 4.

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La sensazione che tutto vada a rotoli è tipica dello show, lo sappiamo. Ma in questa terza puntata di Tulsa King 4 l’impressione è che questa sia la volta buona. In “Cease & Desist” tutto sembra convergere verso la catastrofe e la finzione che tutto vada bene comincia a dissolversi, aleggiando nell’aria, come un fantasma.
Dwight “The General” Manfredi ha un desiderio semplice. Quello della pensione. Certo, avrebbe voluto spassarsela con Margaret, ma si sa che i desideri, come i sogni, svaniscono all’alba. Vorrebbe anche elaborare questo lutto, ma il mondo non gli concede tregua. Anzi, gira il coltello nella piaga, colpendolo proprio nelle sue poche certezze: i soldi.

Il Generale sta cercando di rigare dritto. Smessi i panni del gangster ha indossato quelli dell’imprenditore, ma l’impressione che ne viene fuori è che questi non gli si addicano. Lui ci prova, si sforza, ma sembra che l’universo narrativa lo voglia punire per questo suo tentativo di rinuncia a se stesso. Ogni volta che Dwight prova a essere qualcun altro, una tempesta si abbatte su di lui.


E mentre noi spettatori lo osserviamo cercare di sopravvivere, ci rendiamo conto che la vera minaccia di questa stagione non è il solito mafioso, con la pistola in mano e il sigaro nell’altra. No, questa volta l’impressione è che Manfredi, cercando di sfuggire a se stesso, cammini su un tappeto steso sotto il quale l’esplosivo è già innescato.

Tutti odiano Tyson

Tyson e Goodie cercano di rimediare agli errori compiuti, facendone altri ancora più grossi
Credits: Paramount+

Sì, ma chi lo ha messo, seppure involontariamente, quell’esplosivo, sotto il tappeto? E perché proprio lui? Tyson (interpretato magistralmente da Jay Will), nella community di Tulsa King 4, è particolarmente detestato. Il suo personaggio viene deriso e insultato praticamente dopo ogni episodio. Molti si chiedono cosa aspetti Dwight a farlo fuori. Tanti altri stanno già elaborando i piani. Ma tutto questo odio, è a torto o a ragione? Noi propendiamo per la seconda ipotesi. E vi spieghiamo anche il perché.

Tyson ha un problema, bello grosso. Che non riguarda il fatto di essere un criminale. Il suo problema è l’incompetenza. Diciamolo pure, squarciamo questo velo di ipocrisia che lo riveste: Tyson è un incapace. Ah, che soddisfazione! Perché Dwight glielo aveva detto chiaramente che la droga non doveva rientrare negli affari di famiglia. Ma lui, niente. E quando il Generale gli dice che deve sistemare le cose lui che fa? Uccide English Dan, certo, ma poi lascia la Luger sul luogo del delitto. Ora, fermiamoci un momento a riflettere. Com’è possibile che lasci un’arma del genere, in giro? Che razza di pensiero c’è, dietro? Nessuno, è chiaro. Tyson è come quegli adolescenti che non vedono più in là del proprio naso.


Certo, Goodie ci mette del suo, lasciandogli usare l’arma. Ma possibile che con tutte quelle che si trovano in giro, proprio un pezzo d’epoca deve dargli? Per altro valutato un sacco di soldi da un antiquario. Che potrebbe benissimo testimoniare, vista la rarità dell’arma. Ecco, in questa puntata viene fuori la miopia disarmante dell’ambiente che circonda Dwight. Lo avevamo sottolineato la scorsa recensione, lo confermiamo in questa. È come se tutti fossero concentrati sul dettaglio sbagliato, così tanto da non vedere l’incendio che divampa a pochi metri.

Tulsa King 4 e l’energia di Dwight

E il Generale, di fronte a tutto questo, che fa? Quello che può. La stretta energica con la quale stringe la mano di Tyson è un tentativo, quasi paterno, di convincere Tyson che la faccenda della droga è una ca***ta. E forse qui c’è una chiave di lettura psicanalitica che potrebbe giustificare la situazione. Perché Tyson, è chiaro, cerca di compiacere Dwight, come un figlio cerca di compiacere il padre. E Dwight, invece di farlo fuori malamente, come richiesto a gran voce dal pubblico, cerca di instradarlo. Proprio come farebbe un padre con il proprio figlio.


Ma, mettendo da parte Freud, la serie qui tocca un nervo scoperto piuttosto doloroso. La stupidità di chi circonda il Generale non è un problema individuale, ma una minaccia sistemica. Tyson, ma non solo, non è solo un ragazzo che combina guai. È il sintomo di un ambiente che non ha imparato le regole del mondo che Dwight sta cercando di costruire. L’iniziativa personale viene ancora scambiata con la libertà di fare quello che gli passa per il cervello. E mentre Dwight cerca di scollarsi di dosso i vecchi panni del mafioso, gli altri continuano a comportarsi come fossero negli anni ’30.

La conseguenza è un bel casino, tanto per cambiare. Ma un casino dl tutto inutile, che obbliga Dwight a sprecare energie per cercare di tappare le falle che diventano sempre più larghe. Perché quando lasci una pistola d’antiquariato sul luogo di un omicidio non commetti solo un errore tattico, ma stai dicendo al mondo che, nonostante tutti gli sforzi, ti stai dando la zappa sui piedi da solo. Aspettando che tutto il mondo arrivi e ti prenda per la gola.

La Governatrice e l’arte della guerra senza pistola

Ma se Tyson è l’esplosivo, chi è che ha acceso la miccia? La risposta ha un nome, un cognome e un tailleur impeccabile: Amanda Clark (Gretchen Mol). La Governatrice del grande stato dell’Oklahoma non è il solito avversario di Dwight. Non ha pistole, non ha scagnozzi, non ha il sigaro nell’altra mano. Ha qualcosa di molto più pericoloso dalla sua: legge e burocrazia.


In questa puntata di Tulsa King 4, Clark colpisce senza pietà il Generale, bloccandogli tutte le sue entrate oneste. Il dispensario di marijuana di Bodhi viene chiuso per una tecnicità sulla vicinanza a una scuola. Il Bred 2 Buck perde le licenze per il gioco e gli alcolici. E la distilleria Montague? Beh, la distilleria Montague viene letteralmente svuotata. Le autorità trovano tracce di piombo nei rivetti delle botti e distruggono scorte di bourbon cinquantennale per un valore di milioni di dollari. Centocinquanta. Liquidati. Come se non fossero mai esistiti.

La Governatrice usa delle scappatoie legali, certo. Tecnicamente, potrebe anche avere ragione. Ma non bisogna fermarsi agli articoli della legge, seppure una svolta interessante. Perché questa è una serie di gangster. E allora quello che è veramente importante è il messaggio che la donna invia. Cioè, che le regole finora usate sono diverse, adesso. E che Dwight non può più combattere con le armi che conosce. Non può mandare Big Foot come avvertimento. Niente botte, niente bombe. Perché il nemico non è un mafioso, ma lo Stato. E lo Stato, si sa, ha i suoi tempi, ma non dimentica.

Tulsa King 4 e la disperazione di Dwight

E qui arriviamo al momento più interessante della terza puntata di Tulsa King 4. Dwight, invece di mandare qualcuno, si presenta di persona a una raccolta fondi della Governatrice. La interrompe, l’accusa apertamente di sabotaggio, lo fa davanti ai suoi colleghi imprenditori (ahahahah…). Una mossa che, a prima vista, sembra audace. Anzi, sembra quasi geniale perché Dwight si presenta come un uomo d’affari legittimo che viene ingiustamente perseguitato.
Ma è una mossa disperata. E Dwight lo sa.


E come lo sa lui, lo sanno tutti gli altri. La minaccia sottintesa, infatti, è il segnale che la maschera del Generale sta cedendo. Dwigth, anziché limitarsi a fare la vittima di un sistema che lo ha preso di mira per il suo passato, dice una frase di troppo. E quella frase ribalta la situazione, dimostrando che Manfredi è ancora il mafioso che si è fatto 25 anni di prigione, del quale tutti dovrebbero avere paura e che nessuno dovrebbe importunare mettendogli i bastoni tra le ruote. Anziché ottenere consenso nel suo nuovo mondo, Dwight rimedia una figuraccia pubblica che dimostra soltanto che non è quello che vuole apparire. E che l’onestà, forse, non gli si addice più di tanto.

Queit Ray e la logica del mafioso

Come se non bastasse, mentre Dwight cerca di gestire la guerra con la Governatrice, arriva la telefonata di Quiet Ray. La scorsa puntata di Tulsa King 4 si erano lasciati male, è vero. Si lasciano sempre male questi due. Ma la telefonata di questa puntata è un capolavoro di arroganza mafiosa. Ray pretende i suoi soldi. Il 25% di profitti che non esistono più, dato che il bourbon è stato distrutto.

Ora, noi non siamo esperti di gangster, ma… come fai a chiedere dei soldi che non ci sono? Non è un filo illogico? Un conto è se Dwight non glieli volesse dare. Un conto è se non li ha. Ma è qui che la serie ci ricorda una verità fondamentale. E cioè, che la logica mafiosa non conosce la logica del mercato. Conosce solo la logica del potere. E Ray, chiedendo l’impossibile, sta mandando un messaggio preciso: tu mi devi comunque pagare, non importa se hai perso tutto. Perché il legame con il passato non si scioglie con un bilancio in rosso.
Dinamiche da mafiosi, certo. Che si sistemeranno nel corso delle prossime puntate. Ma intanto, il tappeto sotto i piedi di Dwight si sta assottigliando sempre di più.

Grazie, papà: Spencer, il ranch e un cavallo parcheggiato male

Spencer e Mitch stanno provando a costruire qualcosa insieme, con un cavallo
Credits: Paramount+

Mentre Dwight cerca di tenere insieme il suo impero, a Tulsa c’è un altro angolo che merita attenzione: il ranch. E qui, lo sappiamo, si apre il capitolo Spencer, interpretata da Scarlet Stallone, che nella quarta stagione sta conquistando uno spazio narrativo sempre più ampio. E le cose cominciano a muoversi: Mitch, archiviata la frode assicurativa, si innamora di un purosangue parcheggiato malamente in un box. Il cavallo ha due anni e nessuno che lo faccia correre. Mitch ci vede un’occasione, il proprietario un modo per non perderci del tutto. I due si accordano da bravi gentiluomini, senza minacce o sparatorie. Solo una stretta di mano.


Un’iniziativa che non puzza di disperazione. Mitch non sta tappando una falla, sta scommettendo. Su di sé, in primis. Che per uno che vive di espedienti è un bel passo avanti.

In attesa dell’esplosione

Anche la terza puntata di Tulsa King 4 ci è piaciuta. Forse un po’ meno rispetto alle prime due, perché ha dimostrato di essere ancora un episodio preparatorio. Non è necessariamente un difetto, anche perché la morte di Margaret e il blocco delle attività di Dwight sono mattoni sui quali si sta costruendo la crisi della stagione. Siamo quasi a metà stagione, e la tensione non chiede di essere risolta subito, ma solo di essere accumulata.

Certo, ci sono dei dettagli che vengono liquidati con una certa fretta, lasciandoci perplessi. Come la questione della frode assicurativa di Mitch. O la morte di English Dan (tutto qui, per la faccenda della droga?). Ma sapendo che al timone c’è un uomo come Terence Winter, ci sentiamo di poter aspettare ancora un po’. Tulsa King 4 sta apparecchiando una resa dei conti alquanto interessante. Purché che non si limiti a far saltare il banco, ma sappia anche raccontarci come ci siamo arrivati. Perché, a questo punto, di esplosivi sotto il tappeto ne abbiamo già abbastanza. Vorremmo solo vedere qualcuno accendere la miccia.