ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Tulsa King 4.
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Dwight cerca qualcosa da fare. Gli altri, purtroppo, l’hanno già trovato. E conoscendo la squadra, non è necessariamente una buona notizia. Nella seconda puntata di Tulsa King 4, il Generale si tiene occupato mentre intorno a lui c’è chi combina casini, chi prova a uscirne e chi si complica la giornata persino andando a mangiare. Per Dwight, però, gli affari sono soprattutto un modo per non pensare alla morte di Margaret. Perché una truffa si può smascherare e qualcuno da minacciare si trova sempre. Con il dolore è diverso. Non basta convocarlo in ufficio e spiegargli chi comanda.
Eravamo rimasti con l’annuncio dell’aereo precipitato, e molti interrogativi. Questa puntata ci convince e ci soddisfa perché riesce a creare il giusto equilibrio tra chi continua a riversarsi sul mondo e chi comincia a guardarsi dentro. Introspezione ed estroversione, senza trasformare tutto in una seduta collettiva o nell’ennesima gara a chi la combina più grossa. Anche se Tyson avrebbe qualcosa da dire. Nella recensione della première chiedevamo spazio per far crescere i personaggi, non soltanto per aggiungere problemi alla lista di Dwight. Qui una prima risposta arriva soprattutto da Bodhi che ha meno iniziativa criminale degli altri, per fortuna, ma una capacità di capire dove guardare che continua a fare la differenza.
Le conseguenze erano comprese nel prezzo, Tyson

A proposito di chi continua a riversarsi sul mondo, Tyson non riesce proprio a stare fermo. Dopo aver rubato la droga, decide di venderla senza preoccuparsi troppo di che cosa ci sia dentro. Del resto, lo avevamo già notato che del mestiere del boss ha assimilato la parte appariscente mentre sulla valutazione delle conseguenze dovrebbe applicarsi di più.
Siamo tutti d’accordo che le pillole non le ha prodotte lui, ci mancherebbe. Ma metterla in circolazione senza farla controllare è una sua iniziativa. Certo, chi potrebbe mai pensare che della droga rubata possa essere tagliata con qualcosa di pericoloso? Non certo Tyson, questo è fuor di dubbio. Il problema è che fra non voler provocare un disastro e prendere tutte le precauzioni per evitarlo passa una differenza. Lui, per non sbagliare, evita direttamente le precauzioni.
Così, nella seconda puntata di Tulsa King 4, il conto comincia ad allungarsi. Non bastavano i proprietari della merce, presumibilmente poco disponibili a considerare il furto una ragazzata. Adesso ci sono anche la polizia e le immagini che lo rendono riconoscibile. Voleva farsi un nome. Ecco, magari non intendeva proprio in questo modo.
La sua ostinazione continua a divertirci e irritarci insieme. Resta il dubbio se, prima o poi, questi errori serviranno a farlo cambiare oppure diventeranno il modo più comodo per aggiungere altri problemi alla storia, che ne ha già tanti. Perché fargli sbattere il naso senza che impari niente può diventare un’abitudine anche per chi scrive il personaggio. In ogni caso, buon per Tyson che Dwight, momentaneamente, ha altro a cui pensare.
Quale strada hai imboccato, Spencer?
Per fortuna, Spencer sembra aver capito che non è obbligatorio aspettare l’arrivo della polizia per chiedersi se stia facendo una cavolata. Lo spaccio, in coppia con Tyson, non fa per lei e decide di tirarsene fuori. Una conclusione piuttosto ragionevole che, in questa squadra un po’ squinternata, la distingue per meriti che sembrano eccezionali.
Occuparsi del ranch che Margaret ha lasciato a Dwight potrebbe essere l’occasione giusta per scoprirlo. È una responsabilità diversa, qualcosa da gestire senza dover necessariamente rubare merce a qualcuno e scappare sparando dal retro. In Tulsa King 4, scegliere di sottrarsi alle iniziative del gruppo può essere un segnale di crescita tanto quanto imparare a cavarsela al suo interno. Anche perché, se l’alternativa è seguire Tyson…
Resta da capire che cosa voglia farne la serie. Il ranch sarà l’inizio di un percorso oppure un comodo parcheggio, con tanti saluti e appuntamento alla prossima emergenza? Nella scorsa recensione parlavamo di parecchia carne al fuoco e del rischio che le complicazioni finissero per togliere spazio ai personaggi. Non serve quindi aggiungere un’altra sottotrama ingombrante. Serve, semmai, che questa scelta lasci un segno. Che Spencer acquisti autonomia, cambi il proprio rapporto con gli altri, trovi qualcosa che non dipenda dall’ultima brillante idea di Tyson. Altrimenti avremo soltanto cambiato il suo indirizzo. E sarebbe un peccato.
Tulsa King 4 e i loschi tipi mediterranei
Un indirizzo da farci lasciare è certamente quello del locale dove Goodie e Vince vanno a mangiare. A voi la scelta se andarci o evitarlo, però. I due mafiosi volevano solo riempirsi la pancia, sorseggiando una bottiglia di “50“. Già la richiesta di prenotazione in un posto che, al confronto, la celeberrima trattoria “da Gigi il Troione” sembra uno stellato, avrebbe dovuto farci venire qualche dubbio. Ma evidentemente, quando c’è da bere una bottiglia che vale una fortuna, anche l’istinto di sopravvivenza può aspettare il proprio turno. Così, i due entrano e si ritrovano nel bel mezzo di una riunione di suprematisti bianchi.
Il momento in cui vengono identificati come “loschi tipi mediterranei” è una delle cose più divertenti di questa puntata di Tulsa King 4. Gli altri commensali, intenti a elogiare la razza protestante, dovrebbero riconoscere meglio quelli con cui è meglio non attaccare briga. Goodie e Vince, del resto, non intendono aprire un dibattito. Rapinano tutti e se ne vanno. Una conclusione perfettamente assurda, eppure perfettamente coerente con i due. Entrati per riempirsi la pancia, hanno anche riempito la borsa. Il pranzo, tutto sommato, ha preso una piega interessante.
Questa è una di quelle scene che ci fanno apprezzare Tulsa King, anche per la naturalezza con cui trova spazio in una puntata segnata dalla morte di Margaret. Prima ridiamo. Poi ci accorgiamo del contrasto. Da una parte Dwight che cerca di non farsi travolgere dal dolore. Dall’altra tutti gli altri che continuano a vivere. Mangiano, fanno battute, prendono decisioni discutibili. Il fatto che gli vogliano bene non li obbliga a soffrire in ogni momento insieme a lui. La vita intorno a un lutto non si mette in pausa. Non ha nemmeno i buon gusto di evitare una rapina fra una costina e l’altra!
Barolo o Tavernello: questo è il dilemma
La vita va avanti. E se tu freghi da una parte, dall’altra qualcun altro prova a fregare te. Bodhi ha capito che il Barolo non è Barolo e accompagna Dwight a chiedere spiegazioni a Leonardo. Ne viene fuori un altro siparietto riuscito, soprattutto perché il Generale, davanti alla truffa, non si limita a pretendere soddisfazione. Comincia a valutare le possibilità. È una reazione che conosciamo già. Dwight osserva, fa le sue valutazioni e trova il modo di guadagnarci. L’etica commerciale di Leonardo lascia a desiderare, certo. Ma perché sfondargli il cranio, come dice il Generale? A questo punto meglio capire cosa si possa fare con quello che è stato messo in piedi. E su questo Dwight è il migliore.
Anche in questa situazione Tulsa King 4 trova il modo di tenere insieme commedia e dolore, senza dover passare bruscamente dall’una all’altro. Perché occuparsi di Leonardo è un affare, ma può essere anche un diversivo. Dwight ha qualcuno davanti, qualcosa da discutere e una situazione sulla quale esercitare il proprio controllo. Tutte cose che la morte di Margaret, invece, gli nega. Non significa che ogni sua iniziativa nasconda un tentativo di fuga. Significa che continuare a fare quello che sa fare gli permette, almeno per un po’, di non affrontare quello che non sa come gestire.
Anche per questo la distinzione fra introspezione ed estroversione funziona. Dwight partecipa a entrambi i movimenti. Fuori sa ancora trattare, decidere e imporsi. Dentro è un’altra faccenda. La bottiglia sull’aereo rimane un dettaglio difficile da ignorare, ma per ora non offre la risposta che potrebbe dargli almeno una direzione in cui riversare la rabbia.
Bodhi, però, non si accorge soltanto che qualcosa non torna nel vino. Si accorge anche di come sta Dwight. E decide di affrontarlo.
Con tutto il rispetto, Dwight, non sai un ca**o della vita di Bodhi

Lo avevamo detto: Bodhi è l’unico che ascolta il Dwight di Tulsa King 4. Qui fa un ulteriore passo in avanti, con rischi non da poco. Per questo ci piace così tanto, Bodhi. Perché è attento, sa porsi delle domande e cerca di conservare un’etica personale anche quando le circostanze renderebbero più comodo dimenticarsene. I compromessi ci sono, ci mancherebbe. Ma rimane riconoscibile la distanza fra quello che accetta di fare e quello che ritiene giusto.
E questa capacità di osservazione lo porta ad affrontare Dwight sul terreno che il Generale evita. Quando gli fa notare che non sa niente della sua vita passata, mette in discussione qualcosa che nel loro rapporto sembrava quasi scontato. Dwight conosce le sue capacità, il modo in cui può essergli utile. Non per questo conosce l’uomo.
Il racconto della morte della moglie e della figlia cambia così il peso della conversazione. Bodhi non sta offrendo un consiglio generico a una persona in lutto. Sa che cosa significhi reprimere il dolore, trasformarlo in rabbia e continuare a vivere senza averlo davvero affrontato. Non parla perché abbia trovato una soluzione da consegnare a Dwight. Parla perché riconosce quello che gli sta accadendo.
Il momento è forte, quasi catartico, perché mette i due uomini sullo stesso piano per la prima volta. Niente gerarchie, solo umanità. Il dialogo ha profondità e conferma uno dei rapporti più interessanti dell’intera serie. Perché Dwight trova qualcuno che gli dice chiaramente cosa stia evitando, senza sfidarlo né compiacerlo.
Se proprio volessimo spaccare il capello, la rivelazione di Bodhi sposta inevitabilmente la nostra empatia su di lui, mentre la puntata ci sta chiedendo di stare accanto a Dwight. Il dolore del Generale, per un momento, passa in secondo piano. Ma rende la scena davvero interessante.
Non tutto quello che conta fa avanzare gli affari
“Blind Rooster“, titolo di questo episodio di Tulsa King 4, può lasciare la sensazione che la storia sia andata avanti poco. Diverse questioni restano in sospeso, altre vengono appena impostate e per le risposte bisognerà aspettare. Ma va bene così. Non tutte le puntate devono aggiungere un problema o risolverne uno, soprattutto quando di problemi ne abbiamo già abbastanza. Questa sceglie di dare spazio ai personaggi e alle loro relazioni, senza diventare noiosa. Gli affari avanzano poco, e non è nemmeno detto, ma non sono l’unica cosa che conta.
A funzionare è proprio l’equilibrio fra la vita che continua e Dwight che non sa ancora come riprenderla. Gli altri mangiano, ridono e combinano casini. Il suo dolore rimane, senza impedire alla puntata di essere anche divertente. Per il futuro c’è sempre tempo. Adesso fermiamoci un momento sulle conseguenze di una perdita, che è già qualcosa che vale la pena raccontare.






